In difesa del Museo della Civiltà Romana.

Parlare di musei e di cultura in generale, in un periodo come quello attuale, può sembrare un atto che non tiene conto di quelle che dovrebbero essere priorità, come la salute e l’economia. In realtà non è proprio così per tutta una serie di ragioni, prima fra tutte il fatto che difendere le proprie radici tradizionali (e dunque culturali) e ciò in cui esse si manifestano dal punto di vista artistico e formativo, consente di costruire una solida base anche spirituale da cui ripartire.

Ecco dunque il motivo per cui vale la pena concentrare l’attenzione sulla situazione di una struttura che, nel cuore del quartiere capitolino dell’Eur, risulta da tanto (troppo) tempo praticamente abbandonata a sé stessa. Parliamo del Museo della Civiltà Romana, chiuso nel gennaio 2014 per “riqualificazione dell’edificio e per l’adeguamento alle normative” ed ancora privo, a quanto si sa, di chiari e definiti progetti di riapertura, ovviamente Covid permettendo.

Le ultime notizie sull’importantissimo complesso inaugurato nel 1955, che racconta della civiltà romana antica dalle origini al VI secolo d.C., parlano di una ripresa della possibilità di visita quantomeno del Planetario entro il 2021 (durante la Commissione Cultura capitolina del 9 dicembre scorso si è infatti parlato della imminente partenza del cantiere, che dovrebbe durare 4 mesi e portare, dopo il collaudo, alla riconsegna al pubblico della citata sala). Nulla ancora, invece, per quanto riguarda il Plastico di Roma Antica dell’architetto Italo Gismondi e per il resto del Museo, per la cui ristrutturazione completa sembra servano oltre 10 milioni di euro.

Dal Campidoglio hanno fatto sapere che, per quanto riguarda la Sala del Plastico, si attende la risposta della Soprintendenza di Stato sul progetto inviato. Poi occorrerà stanziare i fondi (circa un milione e 200 mila euro) inserendoli nel prossimo bilancio di previsione.

E i cittadini che ne pensano? Già molto attivi fin dai tempi della chiusura del Museo (in più di 7000 avevano firmato una petizione on line per la riapertura e oltre 5000 sono riuniti nel gruppo social Riapriamo il Museo della Civiltà romana), oggi chiedono di accorciare i tempi e, con particolare riferimento alla Sala del Plastico, si dicono “sconcertati dal fatto che l’amministrazione non abbia fatto quanto in suo potere per inserire la richiesta di stanziamento nella variazione di bilancio del 2020” (così, ai media locali, Maurizio Sciarra, presidente del comitato ad hoc riunito nel già citato gruppo faceboook). Situazione incerta dunque, che si fa ancora più nebulosa dopo il recentissimo ritiro del sindaco Raggi delle deleghe alla Crescita culturale e Sviluppo economico, Turismo e Lavoro (la notizia è di questi giorni) per “visione politica diversa sul futuro della Capitale”.

Giustamente deluso, in proposito, il commento di uno dei responsabili di Riapriamo il Museo della Civiltà romana. “Eravamo in attesa della presentazione del maxi-emendamento dell’Assessore alla Cultura capitolina per l’inserimento dei fondi per la Sala del Plastico nel bilancio di previsionale 2021-23. E adesso?”. Già. E adesso?

Adesso occorre non rassegnarsi alla burocrazia e attendere – si spera non troppo a lungo – che chi sostituirà Virginia Raggi alla guida di Roma dopo le ormai prossime elezioni (questo l’augurio  per i cittadini della Capitale e non solo) dia le risposte concrete che la sotto moltissimi aspetti inadeguata amministrazione pentastellata non è stata in grado di dare. Risposte che consentiranno, per quanto riguarda la cultura, di non abbandonare nell’oblio il Museo della civiltà romana, che è indiscutibilmente un patrimonio preziosissimo di Roma e dell’intera umanità.

 

Cristina Di Giorgi
Cristina Di Giorgi
Cristina Di Giorgi, due volte laureata presso l'università La Sapienza di Roma (in giurisprudenza e in scienze politiche), è giornalista pubblicista e scrittrice. Collabora con diverse testate e case editrici.
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