mercoledì, Agosto 12, 2020

In Venezuela sarebbero sparite otto tonnellate d’oro

Le strade di Caracas invase da manifestazioni contro e pro Maduro
Invase dalla folla dei sostenitori del presidente ad interim, Juan Guaidó, e del dittatore Nicolas Maduro, le strade di Caracas sono rimaste completamente bloccate per tutta la giornata di sabato. La marcia “antiperialista” di Maduro si è concentrata nell’Avenida Bolivar mentre i sostenitori di Guaidó si sono dati appuntamento verso la fine di Victoria Avenue.
Le proteste si innescano sul più grande blackout nella storia recente del Venezuela. La capitale Caracas, e almeno 20 Stati, sono da circa 40 ore senza luce, anche se oggi per poche ore in alcuni quartieri l’elettricità è tornata per poi andare via di nuovo. Le autorità sanitarie venezuelane fanno sapere che sono almeno 13 le persone decedute negli ospedali della Capitale per colpa della mancanza di elettricità che ha bloccato respiratori artificiali e le culle termiche per i neonati prematuri. Completamente ferma dall’inizio del blackout anche la metropolitana di Caracas che trasporta mediamente 2 milioni di persone al giorno. Anche oggi folle di lavoratori hanno dovuto camminare per chilometri pur di poter rientrare a casa dopo l’orario in fabbrica o in ufficio.
Intanto Maduro continua a cercare di sostenere la sua posizione accusando di tutti i mali l’imperialismo americano. Anche il blackout in atto, secondo il dittatore, sarebbe opera di sabotatori inviati dagli USA. Per l’opposizione di Guaidó, invece il blackout è da accollare alla mancata programmazione e al menefreghismo del governo Maduro, e prima ancora anche a quello di Chavez, che per decenni hanno evitato qualsiasi miglioramento delle infrastrutture del Paese, che col trascorrere degli anni si sono logorate fino al punto di diventare molto spesso obsolete quando non proprio inutilizzabili. Del resto, sempre secondo Guaidó, il blocco delle centrali elettriche è la classica rottura a valanga – salta una centrale primaria e il sovraccarico si riversa sulle altre che, a loro volta, non resistono – che rischia davvero di travolgere tutte le altre infrastrutture collegate, e che potrebbe rappresentare una vera paralisi per Caracas, risolvibile con modi e termini per ora non quantificabili, e proprio per questo ancora più preoccupanti .
In questo caos che sembra irrisolvibile almeno finché Maduro si ostinerà a detenere un potere senza lasciare al popolo la possibilità di esprimersi in libere elezioni, dal caveau del Paese sembra siano sparite 8 tonnellate d’oro. Secondo indiscrezioni che pare provengano dal deputato dell’opposizione Angel Alvarado, con dei furgoni privi di contrassegni, personale governativo avrebbe ritirato l’ingente quantità di materiale prezioso senza specificare a cosa servisse. Non sarebbe nemmeno la prima volta che questo accade, e pare che l’oro sarà poi venduto sui mercati per finanziare Maduro e le sue iniziative. Nel 2018, come riportato dall’agenzia Reuters, furono inviate in Turchia ben 22 tonnellate d’oro mentre altrettante veniva ritirate dalla riserva aurea della Banca Centrale di Caracas, anche quella volta si tentò di far passare tutta l’operazione sotto silenzio. A questo punto, se quanto riportato corrisponde alla realtà, la riserva aurea del Venezuela ammonterebbe a 140 tonnellate d’oro, la più bassa registrata negli ultimi 75 anni, e in ogni caso esigua, considerando la quantità di denaro spropositata incassata dai governi chavisti negli ultimi 20 anni e derivante dalle vendite del petrolio.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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