Intelligente ironia contro cattiveria e bugie

Normalmente si gareggia per vincere e a nessuno piace perdere, ma le sinistre italiane, quelle politiche, dal PD al M5S, ormai divenuto a pieno titolo “una” sinistra, e quelle giornalistico-televisive, vivono malissimo le sconfitte e non riescono mai, anche nel corso di diversi anni, a metabolizzare il fatto di essere state superate, a livello elettorale, dalla destra o dal centrodestra. Se poi, la loro condizione minoritaria nel Paese si conferma per più elezioni, lucidità ed equilibrio vanno proprio a farsi benedire, come si dice. La destra ha sempre lottato per affermarsi e non è mai stata vittima della sindrome del vinto perenne, anche quando racimolava circa il 4 per cento dei voti, ma in tutte le competizioni, quelle andate male e quelle vincenti, ha nutrito il massimo rispetto per le scelte degli italiani. La sinistra, invece, in totale contrasto con quanto predicato storicamente in merito alle sedicenti lotte per i lavoratori e i ceti sociali medio-bassi, disprezza di fatto il popolo quando esso vota altrove e trasforma l'avversario politico in nemico da abbattere con tutti i mezzi possibili.

Partono, quindi, i cannoneggiamenti con menzogne di ogni tipo, alle quali non credono nemmeno gli autori, riguardanti quanto si propone di fare o fa l'altra parte, giunta a governare la Nazione. Bugie e inutili terrorismi mediatici come quelli del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, ripresi da giornali, emittenti e talk show amici. All'inizio, l'Italia guidata da Giorgia doveva sprofondare nel caos economico e sociale e nell'isolamento internazionale, ma è capitato l'esatto contrario. Il Governo vorrebbe crearsi una televisione unica di regime, manco la Meloni fosse Putin e Lukashenko messi assieme, eppure, notiamo una emittente privata, LA7, tutta in assetto di guerra contro la maggioranza di centrodestra, e una pluralità di voci sia in Rai che a Mediaset. Le sinistre accusano la premier di voler asservire a sé l'informazione quando loro, per decenni, hanno occupato tutto l'occupabile presso la TV di Stato e non solo, generando una cappa di conformismo opprimente ed asfissiante. Chi provava a sostenere tesi diverse dalla vulgata mainstream veniva attaccato in modo sgradevole o messo in difficoltà dai conduttori, invece morbidi con altri ospiti. Nella migliore delle ipotesi, riceveva sorrisetti di sufficienza da coloro i quali si sono sempre sentiti gli unici depositari della verità.

Premierato e Autonomia, così ripete ogni giorno, come un disco rotto, Elly Schlein, metteranno all'asta il e spaccheranno l'Italia. Tutto è migliorabile e criticabile, ma una seria e legittima di opposizione impone anzitutto di evitare sterili allarmismi propagandistici circa una riforma che non è un golpe con i carri armati, e obbliga piuttosto alla indicazione costruttiva di alternative. Lamentano, Schlein e Giuseppe Conte, che rifiuti il confronto, ma PD e M5S sono i primi a fare ostruzionismo in Parlamento, dopo aver bocciato sul nascere le riforme delineate dal Governo. Oltre alle frottole sistematiche, l'avversario-nemico viene demonizzato o deriso e comunque va incontro a cattiverie ad personam e volgarità gratuite. Silvio Berlusconi era troppo ricco, accusabile quindi di innumerevoli mascalzonate, mentre la premier Meloni è troppo povera e di umili origini, pertanto, visto che la interessata si vanta pure delle sue radici popolari, ella diventa la carciofara, la pesciarola, la “burina” della Garbatella. La sinistra, peraltro, è un oceano di contraddizioni tali da provocare più di un mal di testa. A volte, Giorgia Meloni è, appunto, una che sfoggia in eccesso la propria semplicità e non rispetta sempre il bon ton istituzionale. Qui, emerge tutto lo snobismo di post comunisti e radical-chic, che sono immancabilmente il contrario di ciò che hanno sempre detto di essere, cioè, altezzosi e distanti dalla gente comune.

In altri momenti, il Presidente del Consiglio è una figura politica che strizza l'occhio soltanto ai ricchi. Così vuole fare credere Elly Schlein, ma la segretaria dem ha forse più frequentazioni altolocate rispetto alla premier, (non è una colpa, beninteso). Fra una incoerenza e l'altra, c'è solo il pregiudizio di fondo, atavico, delle sinistre verso chi si rivela imbattibile sul piano della lotta elettorale e democratica. La popolana e, per gli snob rossi e rosé, sempliciotta Meloni riesce a fare meglio di PD e compagni in Italia e nel mondo, mantenendo costante la propria popolarità, che sarà riconfermata alle vicine Europee e Amministrative, perciò diventa anche “stronza”, come ha avuto modo di dire il raffinato Governatore della Campania Vincenzo De Luca, per il quale, inoltre, tutto il Governo sarebbe animato da imbecilli e dementi. De Luca è scurrile e volgare di per sé, ma la sua sgradevolezza non è affatto un caso isolato a sinistra perché in quella parte alberga il rancore diffuso e l'odio personale, più che politico. La differenza che passa fra il ras campano e gli altri della sua parrocchia è solo quella che il primo non si sforza nemmeno di celare la propria cattiveria, mentre il resto della compagnia nasconde i sentimenti malsani dietro un muro di ipocrisia politicamente corretta.

Di fronte a tutto questo, Giorgia Meloni reagisce con il sorriso e l'ironia intelligente, che sono probabilmente le armi migliori da usare contro degli avversari così tanto in malafede. La rubrica “Gli appunti di Giorgia”, che si svolge attraverso diffusi nei social, è stata ribattezzata TeleMeloni, con la premier che ha assunto volutamente una postura da mezzobusto televisivo, per prendere in giro, come meritano, coloro i quali sostengono che il Governo voglia assoggettare a sé l'informazione, e per rincuorare che non esiste altra TeleMeloni al di fuori di quello spazio social che si concede la numero uno di Palazzo Chigi. Il videomessaggio dedicato ai telespettatori di LA7, utilizzando lo spazio autogestito a fini elettorali che la rete di Urbano Cairo deve consentire, è stato altresì geniale e spiazzante. Di fatto, Giorgia Meloni si è rivolta sia ai fruitori dei servizi offerti dall'emittente che ad alcuni dipendenti di Cairo, i conduttori, insomma, dei talk show di LA7 e i giornalisti a libro paga della rete. Ai primi, è stato un po' come se avesse detto: “Comunico con voi in modo diretto perché molti programmi di approfondimento politico di questo canale non garantiscono un confronto sereno e corretto”. Ai secondi, ha ricordato che i destini della Nazione non vengano determinati dai salotti televisivi, non da Tagada' o da Piazzapulita, bensì dagli elettori. Corrado Formigli ha avuto una reazione piuttosto scomposta, denunciando come il Presidente del Consiglio abbia insultato almeno metà dell'Italia. Con tutto il rispetto, non ci pare che Formigli e Piazzapulita rappresentino metà del Paese, ma ognuno, per carità, si loda come meglio crede. Infine, è avvenuto a Caivano il fantastico “Sono quella stronza della Meloni, come sta?”, rivolto a Vincenzo De Luca dalla premier, al suo arrivo nel comune campano per l'inaugurazione del nuovo centro sportivo. Giorgia Meloni e il Governo, insieme al sacerdote locale Don Patriciello, deriso e insultato anch'egli dal solito De Luca, si sono spesi molto per la rinascita di questo centro della città metropolitana di Napoli, fino a poco tempo fa ostaggio della criminalità e del degrado. Il saluto della premier al Governatore De Luca è stato fantastico perché in tale modo è stato umiliato un individuo che ha fatto della tracotanza il suo segno distintivo, senza però rispondere ad un insulto con un altro insulto e scendere al medesimo livello del personaggio in questione. L'espressione imbarazzata ed impietrita di Vincenzo De Luca, normalmente spavaldo in altre occasioni, è stata più significativa di mille parole. I maestrini di sinistra, che pretendono di insegnarci a vivere, hanno comunque provveduto a redarguire, non l'autore dell'insulto, mai censurato dal PD, ma la destinataria dell'insulto, perché un Presidente del Consiglio non può reagire così. Neppure il Presidente di una Regione importante come la Campania dovrebbe permettersi di dare della stronza alla premier e spiegare come a Roma vi siano governanti imbecilli e pazzi. Ciò che conta è la sintonia con gli italiani e dinanzi a determinate controparti risulta davvero sano procedere con un sorriso e risparmiarsi il mal di fegato.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.
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