Italia, la strada per la sovranita’ alimentare, energetica e industriale

Il recente pacchetto di 200 miliardi di aiuti deciso dalla Germania unilateralmente ha fatto molto discutere, considerato quasi una pietra tombale sulla coesione dell’Unione Europea. Anche europeisti doc come Gramellini e Calenda hanno pubblicamente espresso il loro stupore e disappunto. Per chi osserva la politica con gli occhi del realismo, però, tutto ciò risulta abbastanza puerile.

L’UE e gli scenari globali sono sempre rimasti, anche nei periodi di minor tensione internazionale, una vera e propria arena in cui ci si scontra con le armi delle guerre commerciali, della concorrenza sleale, degli attacchi cibernetici e dello spionaggio. Non è un caso che più di 30 anni fa, a pochi passi da Maastricht, Gaetano Rasi scrisse: “Credo si debba uscire dall’ingenua suggestione che inizierà un confronto fra le singole imprese europee e le singole utilità individuali in un ambito territorialmente indifferenziato, quale quello della Comunità economica europea.

In realtà il confronto continuerà ad essere almeno per alcuni lustri, fra sistemi economici nazionali. Senza l’efficienza e la funzionalità dei quali nessun progresso sarà possibile per l’elevazione paritaria europea, di popolazioni e territori, di imprese e di uomini. Diversamente si realizzerebbe l’Europa degli squilibri interni e quindi un’entità economicamente conflittuale, socialmente ingiusta e politicamente debole”. Ammonimento caduto nel vuoto. L’Italia si è “cullata” in uno Stato sempre più debole e in un’economia dissanguata da privatizzazione e delocalizzazioni pensando che tutto ciò avrebbe facilitato l’ingresso nella globalizzazione e nei consessi internazionali. Errore pagato caro: oggi abbiamo perso posizioni e indipendenza sul piano energetico, strategico e delle telecomunicazioni, restando in balia dei grandi produttori e delle potenze in ascesa. E le bollette aumentano e mettono in ginocchio famiglie e imprese.

Ricostruire la Nazione, prostrata dalla pandemia e dall’attuale crisi degli approvvigionamenti, sarà durissimo ma offre allo stesso tempo tante opportunità. In primis, sul piano agroalimentare sarà utile lanciare con decisione il tema della  “sovranità alimentare”, cavallo di battaglia del libro “Tradizione Ecologica” (Eclettica, 2021), coniugando la promozione delle eccellenze all’aumento della produttività e dell’autonomia agricola persa nel tempo. Nel recente intervento alla Coldiretti, Giorgia ha giustamente portato avanti questa battaglia notando che “ci avevano detto che la globalizzazione e il mercato senza regole ci avrebbero portato bene, non è andata così, ci siamo indeboliti e le ricchezze si sono concentrate in poche mani”.

La stessa linea guida deve essere perseguita su altri scenari, a partire da quello industriale: il vero e proprio ritorno di una politica industriale di ampio respiro, che coinvolga i “campioni” nazionali quali Eni, Enel, Terna in un disegno di proficua collaborazione pubblico-privato. In Brianza, ad esempio, l’italo-francese STMicroelectronics è al per diventare polo europeo dei semiconduttori puntando all’indipendenza tecnologica tricolore.  In questo quadro, il Pnrr può e deve essere rivisto in ragione dell’emergenza innescata dal conflitto ucraino, cominciando sin dal primo giorno del nuovo governo una battaglia per le innovazioni che allo sviluppo delle rinnovabili affianchi quello del nucleare di nuova generazione.

Anche la politica estera, da ultimo, dovrà riuscire nel titanico sforzo di accompagnare questi obiettivi. Nella nostra storia, un esempio quale quello di Enrico Mattei (che da presidente Eni pronunciò una frase di grande attualità in questi momenti di speculazione: “non voglio essere ricco in un paese povero”) può e deve dirci ancora molto, nell’idea di un’Italia forte e modello sociale per altri popoli. Furono gli anni del “neoatlantismo” in cui la penisola, pur rimanendo salda nella fedeltà atlantica, si permise critiche e spazi di manovra importanti. Un altro protagonista di quella stagione fu Amintore Fanfani, fautore di politiche “neovolontariste”, keynesiane e partecipative, che costruì larga parte del “miracolo economico”. La proiezione mediterranea rimase per lui, come sarà poi per Moro e Craxi, una stella polare: “Sia come storico, sia come capo del governo, non posso dimenticare che l’Italia era doppiamente grande quando era consapevole della sua funzione di ponte tra l’Europa e i Paesi del Mediterraneo. L’Italia ha ritrovato oggi questa consapevolezza in un’atmosfera di libertà e di pace”, disse Fanfani nel 1958. Sono queste le principali linee guida da perseguire per l’Italia, dimostrando di poter e saper stare in ambito Ue e Nato con la giusta attenzione all’interesse nazionale, all’autonomia e alla dignità.

Francesco Carlesi
Francesco Carlesi
Presidente dell'Istituto "Stato e Partecipazione".

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