È un must del Pd la ciclica riproposizione dello ius soli, mantra buono per tutte le stagioni, anche se non appassiona gli elettori e indispettisce gli alleati.
È infatti un tema che sta diventando scomodo anche i termini di tenuta dell’alleanza e questo fa pensare che lo si stia utilizzando solo per precostituirsi l’alibi del verosimile e prossimo naufragio dell’esecutivo.

Non occorre ricordare ancora una volta le chiarissime posizioni di Fratelli d’Italia su questa questione e ribadire il deciso no a qualunque automatismo nell’acquisizione della cittadinanza.

Ma cos’è la cittadinanza? In punto di diritto è un vincolo che lega una persona ad una comunità nazionale ed a cui conseguono diritti e doveri. I diritti sono prevalentemente diritti politici, quali quelli dell’elettorato attivo e passivo, e una serie di diritti sociali. I doveri, questi sconosciuti. Faticherete a trovare un elencazione dei doveri di un cittadino italiano, addirittura sulla pagina web del ministero dell’interno dedicata alla cittadinanza e rubricata “diritti e doveri” non ve n’è invece traccia. Ma è bene rileggere la Costituzione, soprattutto là dove dice che è “dovere sacro del cittadino difendere la patria” o dove afferma e impone il “dovere di fedeltà” alla Repubblica.

Questi doveri sono il corollario di un principio più generale e quasi intimo se vogliamo: il senso di appartenenza, che si declina nell’amore per la propria terra. Si è fedeli, leali e si difende solo se si ama. E dunque si vuole volare alto, oltre le mistificazioni ipocrite della sinistra e immaginare una Nazione che pretenda di farsi amare.

Ricordo le immagini di mio padre sorridente che, già con due figlie piccole, festeggiava la concessione della cittadinanza. Dietro una barba orientale, con gli occhi nerissimi e profondi, sorrideva in giardino sotto un carrubo, tenendo mia madre per mano. Aveva fortemente desiderato essere italiano e l’Italia gli aveva detto sì. Negli anni quel sorriso l’ho ritrovato sempre quando parlava dell’Italia che lo aveva accolto come un figlio. Un sorriso delicato, di gratitudine e di rispetto. Il sorriso di chi difende ciò che ama, con lealtà.
Pur consapevole del fatto che il materialismo sinistrorso non possa per sua natura tenere in considerazione la dimensione emozionale, mi piacerebbe mostralo oggi a tutti quelli che berciano di ius soli quel sorriso. Forse sarebbe una spinta a non farne una battaglia di logoramento e indurrebbe a considerare, prima dei pruriti ideologici, i bisogni degli italiani, per nascita o acquisti, che hanno diritto a sentirsi parte di un popolo che, nella ricchezza delle diversità, trova la propria matrice comune nell’amore per la patria.