Jean_Claude Juncker e i 10.000 agenti di frontiera

Tra un grappin e un fiasco de vin, come si dice, Jean Claude Juncker fa sentire la sua voce con un annuncio che svela i nuovi piani di Bruxelles riguardo ai , richiedenti asilo o anche no.  Nei progetti futuri della UE ci sarebbero circa 10000 nuovi agenti da dispiegare in tutto il bacino del Mediterraneo, unendoli alle attuali forze composte da 1600 uomini dislocati in Spagna, Grecia e Italia. In più si prevede uno stanziamento di fondi per l’acquisto e la manutenzione di aerei, barche e droni che pattuglino tutte le rotte d’ingresso dall’Africa e dal Medio Oriente.

Sarebbe questa secondo Juncker la risposta migliore da dare in tempi brevi alla crisi dei , soprattutto ora che l’Italia ha chiuso i propri porti e i cosiddetti “popolusti” stanno prendendo sempre più piede in tutta Europa, a dimostrazione che le scriteriate politiche di accoglienza incondizionata portate avanti fino ad ora hanno avuto un impatto negativo sulla maggior parte delle persone, compresi i storici che vivono ormai da anni nei paesi europei e che sono perfettamente integrati.  Quello che però Jucker non spiega è quali sarebbero le attribuzioni di questi agenti, e cosa dovrebbero fare aerei, navi e droni una volta individuati in rotta di avvicinamento all’Europa, che poi è l’unica vera questione.

Piuttosto che rispondere a questa domanda, e continuando a parlare dei nuovi progetti, il presidente della Commissione europea ha auspicato un’Europa più determinata, pronta a diventare una forza coesa per “imporre il suo punto di vista su un mondo instabile, con maggior forza e cooperazione militare e un minor numero di veti nazionali sulla politica estera”. In pratica, Jucker è tornato al suo vecchio cavallo di battaglia dell’esercito europeo esortando la UE ad assumere un ruolo da superpotenza. Questo tipo di modifiche porterebbe Bruxelles a poter forzare la mano ai singoli membri intesi come nazioni che si opponessero per esempio alle sanzioni contro la Russia.

“Ogni volta che l’Europa parla con voce univoca”, ha detto Juncker, “ci accorgiamo di poter imporre le nostre posizioni agli altri”. Poi, sempre continuando il suo annuale discorso sullo stato dell’Unione, ha aggiunto: “Dobbiamo dimostrare che l’Europa è in grado di superare le differenze tra nord e sud, est e ovest”. Ma non solo: “La  situazione geopolitica”, ha continuato il Commissario europeo, “fa in modo che sia arrivato il momento per l’Europa di affermare la sua sovranità. Se l’Europa dovesse unire tutta la potenza politica, economica e militare delle sue nazioni, il suo ruolo nel mondo potrebbe essere rafforzato”, ha poi concluso, dimostrando che anche nei vertici più alti della UE, scoprire l’acqua calda può essere un obiettivo.

In pratica, a voler bene analizzare tutto il discorso di Juncker, si evince la volontà del Commissario e di quelli per i quali parla, di ottenere un’Europa più forte non per il bene dei popoli ma per permettere agli alti burocrati come lui di potersi imporre sui vari governi nazionali. Chissà cosa ne penseranno in Germania di queste bellicose intenzioni lì dove la costituzione nazionale è sempre preminente sulle eventuali leggi europee qualora siano in contrasto con  gli interessi tedeschi.

Ma Juncker sembra immemore riguardo a tutto ciò, e dice: “E tempo di porre fine allo spiacevole spettacolo di un’Europa divisa, dove ogni decisione può essere ostacolata dai veti nazionali”. Giusto, in linea di principio, ma allora sarebbe stata necessaria un’Europa dei popoli e non un’Europa dei banchieri, a trazione tedesca e, in parte, francese, dove gli interessi di alcuni sono stati decisamente favoriti rispetto a quelli di tutti gli altri.

Alla fine, dopo tante parole, non ci resta che incoraggiare Juncker a tornare a fare quel che gli riesce meglio: una bella bevuta in allegria.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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