La battaglia tra Wikileaks, Assange e il Potere: per non dimenticare

La di Wikileaks e di Julian Assange è stata, in questi anni, la del rapporto fra il potere dei governi e dei soggetti internazionali da un lato, del segreto come strumento di difesa di questo potere dall’altro e le libertà e i dei cittadini in ultima analisi. Battitore libero, pirata o, per alcuni, pericoloso criminale, Julian Assange ha negli ultimi anni messo a disposizione della pubblica opinione, dei giornali e del dibattito mondiale oltre 10 milioni di documenti riservati, prevalentemente provenienti dagli archivi delle varie agenzie di intelligence americane. La loro diffusione, oltre ad asssicurare che al fondatore di Wikileaks venissero recapitati una certa quantità di avvisi di garanzia per procedimenti giudiziari e richieste di estradizione, ha gettato una luce prima impensabile su vicende prima ignote alle persone .

Le notizie sui metodi di detenzione nella baia di Guantanamo, il disvelamento in anteprima degli accordi commerciali che il governo stava negoziando, le informazioni riservate sottratte a cancellerie occidentiali hanno reso Assange una delle personalità più visibili dei nostri anni, oltre a portarlo nel rifugio forzato presso l’ambasciata inglese dell’Ecuador dalla quale è stato costretto ad uscire solo in tempi recentissimi per affrontare la inglese. Fra le tante rivelazioni di Wikileaks che in questi giorni sono tornati al centro delle cronache, vale la pena ricordare quanto riportato in uno dei tanti documenti parte degli archivi “Cablegate”, pubblicazioni diffuse a partire dal 2012. Nel 2016, nell’ambito del pacchetto “Carter III”, Wikileaks ha evidenziato come la mano oscura della diplomazia occidentale abbia giocato un ruolo cruciale nella costruzione dell’attuale scenario mediorientale.

“Se dovessimo identificare l’anno zero dell’attuale era globale, sarebbe di certo il 1979”, scrivevano gli analisti di Wikileaks riportati dal Daily Express. Nello scenario geopolitico della Fredda, i servizi segreti degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, evitando uno scontro diretto fra le due superpotenze, si impegnarono parallelamente in una serie di guerre su vari scenari internazionali: erano le famose “guerre per procura”, fra cui il conflitto in Afghanistan del 1979 è una delle più note. “La decisione della CIA”, ha scritto Wikileaks, “di finanziare pesantemente l’armamento delle forze dei combattenti Mujahideen in Afghanistan per combattere l’Unione Sovietica ha portato alla creazione del gruppo terroristico Al-Qaeda”. Il che avrebbe condotto, nel lungo periodo, a porre le basi per i sanguinari attacchi dell’11 settembre 2001. In quegli anni, continua Wikileaks, “la rivoluzione iraniana, la rivolta saudita e gli accordi di Camp David fra Egitto e hanno condotto non solo all’attuale dinamica di potere regionale, ma hanno anche cambiato in maniera decisiva la relazione fra l’Islam militante e il mondo”. E’ quella che passò alla come “Operazione Ciclone”.

Ogni dei rapporti di forza, come è evidente, va infatti sostenuto e finanziato: e sarebbe stato allora anche grazie alla posizione tenuta dagli Stati Uniti nei confronti dell’Arabia Saudita a permettere l’affermazione delle correnti radicali Wahabite nella penisola arabica. E’ una che va così ad inserirsi nella complicata, eppure necessaria analisi del recente passato del teatro mediorientale, indispensabile per comprendere pienamente cosa sia accaduto nel mondo islamico: fredda, rapporto fra occidente e paesi arabi e , primavere arabe. Tutti eventi collegati fra loro e che le rivelazioni di Wikileaks, per quanto controverse e criticabili, ci aiutano a porre nella loro reale e corretta dinamica.

Souad Sbai
Souad Sbai
Giornalista, scrittrice, Presidente del Centro Studi "Averroè"
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