La Bellanova regolarizza i clandestini. Il punto di vista degli agricoltori.

Mentre la Bellanova versava lacrime di commozione per la sanatoria di 600 mila clandestini,  noi siamo entrati nelle aziende, nelle serre calde e umide che vedono crescere zucchine e pomodori, nelle cooperative che incassettano e che distribuiscono ed abbiamo parlato con gli agricoltori … che di questo provvedimento non sanno che farsene.

Le campagne dell’agro pontino distribuiscono tonnellate di frutta e verdura in Italia e in Europa, una delle più grandi realtà agricole del territorio nazionale , lavorano la terra anche un cospicuo numero di immigrati regolari, prevalentemente Sinthi, che ormai da anni sono pienamente integrati nelle comunità in cui vivono. Abbiamo chiesto loro se reputano utile la sanatoria, se le scene di raccolti andati al macero per mancanza di manodopera che ci aveva mostrato la stampa fossero reali e quali siano i bisogni reali dell’agricoltura.

Ne è nato un reportage molto bello pubblicato da Il Giornale, per mano di due bravissime giornaliste, Elena Barlozzari e Alessandra Benignetti, che con grande professionalità sono riuscite a cogliere la sensibilità della categoria. Uomini e donne allo stremo delle forze, indebitati con tutti, fornitori, banche, Stato. Chiedono liquidità, deburocratizzazione e una politica agricola seria.

Roberto ci ha detto: “non ci manca la manodopera, ma io non ho come pagarla!”. Sua moglie trattiene la rabbia mentre ci descrive quello che ha provato nel vedere il pianto della Bellanova: “se viene con noi nelle serre si mette a piangere davvero”. Lamentano gli eccessivi costi di produzione, che spesso superano il prezzo di vendita: “è vero che ho buttato quintali di fragole, ma non perché mi mancassero gli operai, perché mi costava di più raccogliere che vendere”.

E così ovunque, da Antonello, titolare di una grossa cooperativa di Sabaudia, un operaio straniero, regolare, da anni in Italia, si chiede perché si debbano regolarizzare i clandestini, ci sono tanti di loro a spasso, “a cosa pensa il governo”. E in fila, a chiedere lavoro, una donna italiana, separata, che prima si arrangiava con lavoretti saltuari e ora non può più fare neanche quelli, perché “la gente oggi le pulizie se le fa da sola”. Vuole lavorare Franca perché non sa come dare da mangiare ai suoi figli.

Storie di disperazione e sofferenza, che lasciano un groppo alla gola. Salgono sì le lacrime, ma sono lacrime di rabbia, perché un Ministro che da quando si è seduta sulla poltrona, vantando di essere parte del mondo agricolo, all’agricoltura non ha dato nulla di nulla. Sono anni che Fratelli d’Italia chiede la valorizzazione del mondo agricolo, l‘imposizione del prezzo minimo di vendita, che consentirebbe di non mandare al macero quintali di frutta e verdura, la regolamentazione dei mercati, del costo del lavoro, questo sì eccessivo. Invece lei piange perché regolarizza i clandestini, che molto probabilmente non vedranno mai una serra in vita loro, che saranno destinati a ben altri circuiti, che faranno la fortuna di sfruttatori e criminalità, che potranno contare su nuova forza lavoro. Perché una cosa è certa, all’agricoltura 600 mila clandestini regolarizzati non servono.

Ma l’ideologia di questa sinistra non ha ritegno e specula sulle sofferenze altrui pur di far passare un provvedimento che ridonda da anni nei programmi del PD (realizzati stavolta da Italia Viva), il pallino c’è sempre stato, i tentativi di forzare sulle politiche migratorie è una costante e questa volta il pretesto utilizzato è uno dei più vili: la pandemia che avrebbe privato i campi della forza lavoro. Peccato che questa costruzione non regge, nonostante i piagnistei in tv, perché stavolta gli italiani le lacrime le stanno versando davvero, tutte le sere, di fronte ai conti che non tornano, alle bollette da pagare e ad un futuro che mostra solo la certezza di un fallimento senza via d’uscita.

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