La Brexit della May non convince: pesante sconfitta in Parlamento

Theresa May ha incassato la più pesante sconfitta di qualsiasi primo ministro britannico nell’era democratica dopo che i parlamentari hanno respinto il suo accordo sulla Brexit con una clamorosa maggioranza di 230 voti.
Jeremy Corbyn ha già preparato, con l’appoggio di tutti gli altri leader dell’opposizione, la mozione di sfiducia al governo May che verrà presentata oggi, mercoledì, e parlando con i giornalisti ha definito la sconfitta del primo ministro “catastrofica”, e che il parlamento ha emesso un verdetto che non si può fraintendere nei confronti di una politica balbettante che fin dall’inizio della trattativa per la Brexit aveva mostrato tutti i suoi limiti.
Dal canto suo, la May ha risposto che se il suo governo dovesse sopravvivere al voto di fiducia – come appare probabile dopo che il Partito democratico Unionista ha lasciato capire che non le sottrarrà l’appoggio -, subito dopo avrebbe lanciato una serie di riunioni interpartitiche con i parlamentari senior per cercare di capire bene cosa non ha funzionato e correggerlo per trovare poi il sostegno della “propria casa”. Intanto, non hanno potuto nascondere la propria soddisfazione i conservatori sostenitori della Brexit che si sono uniti in questo voto ai partiti di opposizione per dimostrare tutta la loro avversione agli accordi UE presi dalla May e giudicati da loro assolutamente contrari al bene della Gran Bretagna. “La volontà della signora May”, hanno detto, “di ritardare il voto dopo Natale nella speranza di attaccare qualche altro illuso al suo carrozzone, ha fallito come era prevedibile. Ora, ne prenda atto e si faccia da parte”.
Questo ottavo e decisivo giorno di dibattito sulla Brexit era stato iniziato da Theresa May con un ultimo appello ai colleghi perché la sostenessero, avvertendoli che sarebbe stato un gravissimo errore rompere la promessa fatta al popolo britannico di chiudere con successo la Brexit. “Questo sarà per molti di noi il voto più significativo della propria carriera politica”, ha esordito la May. “Dopo tutto il dibattito, i disaccordi, le divisioni, è giunto il momento per tutti di prendere una decisione che definirà il nostro Paese per i decenni a venire”, ha poi tuonato per dare alla frase tutta l’importanza del momento. “Insieme possiamo mostrare al popolo di cui siamo al servizio che la sua voce è stata ascoltata e che la fiducia non è stata malriposta”, ha poi concluso la premier britannica.
Come sia poi andata abbiamo visto, ma già all’inizio della giornata le previsioni erano praticamente tutte contro la May anche dopo aver analizzato le varie previsioni sul voto. Certo, malgrado il pessimismo, non si poteva prevedere una sconfitta tanto pesante per la premier. Ora, la possibilità che da qui a martedì la May possa far cambiare il corso degli eventi, appare molto più complessa di una “missione impossibile”.
A parlare poco prima del voto, era stato il leader laburista Jeremy Corbyn che invece, dopo il voto è corso a piantare qualche chiodo nella bara della May, come quando ha detto che “il primo ministro ha trattato la Brexit come una questione interna al partito Conservatore, piuttosto che una questione che vedesse in primo piano anche il bene dell’intero paese”. Per poi aggiungere: “su questa questione, personalmente, ho assistito a uno dei processi più caotici che mi sia capitato di vivere in 35 anni di parlamento. Ne sono ancora sconvolto.”
Dal canto suo, il procuratore generale Geoffrey Cox aveva precedentemente avvertito i suoi colleghi che se non avessero accettato l’accordo il rischio sarebbe stato quello di condannare la Gran Bretagna al caos di una Brexit senza accordo.
Che comunque tutta questa storia non fosse nata sotto una stella felice, era stato chiaro fin dall’inizio. Durante il periodo turbolento da quando è diventata il primo ministro in seguito allo shock del referendum del 2016, la May ha combattuto per fondere gli equilibri del suo partito alla Brexit. Nonostante ciò, ha affrontato una serie di dimissioni, tra cui due segretari della Brexit – David Davis e Dominic Raab – in disaccordo sui dettagli del piano.
Voci sulla grave situazione in Gran Bretagna, sono arrivate anche dalla UE. Un portavoce di Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo, ha dichiarato: “Deploriamo l’esito del voto e sollecitiamo il governo britannico a chiarire le sue intenzioni riguardo ai prossimi passi il prima possibile”. Per ora restiamo tutti nella suspense e nel dubbio per ciò che potrebbe accadere.
Una curiosità: in Gran Bretagna le sconfitte governative di oltre 100 voti sono estremamente rare; le uniche registrate nel secolo scorso si sono verificati durante la minoranza del governo laburista del 1924. Nel dopoguerra, le uniche sconfitte governative su scala simile sono state di 89 nel 1979 e 86 nel 1978. La sconfitta della May è perciò senz’altro un record.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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