La Casa Bianca ammette accordo con i social per censurare i post considerati disinformazione.

Facebook è un privato e fa quello che vuole. Quante volte abbiamo sentito o letto questa frase in una qualsiasi discussione che verteva sul ban di qualche utente o la censura applicata su un contenuto?

Peccato che questo punto di vista molto liberista-fighetto tenga conto solo dell’azienda e della sua “libertà” di agire come meglio crede e non del cittadino in quanto utente e consumatore che qualche libertà, come quella di espressione che dovrebbe essere garantita dalla Costituzione, se la vede negata in maniera molto sostanziosa.

Ma quanto venuto alla luce di recente, grazie alle candide ammissioni di Jen Psaki, portavoce del democratico Biden alla Casa Bianca, rende l’affermazione di inizio articolo qualcosa di veramente ridicolo.

Facebook è un privato è cancella i post che gli segnala l’amministrazione USA è la frase giusta.

La Psaki infatti, in un recente incontro con la stampa ha ammesso che funzionari della Casa Bianca stanno informando Facebook dei post che presumibilmente diffondono disinformazione sul COVID-19.

“Siamo in contatto regolare con le piattaforme dei social media e tali impegni avvengono in genere attraverso i membri del nostro staff senior e anche i membri del nostro team COVID-19″, ha dichiarato la Psaki.

Vale la pena ricordare che il concetto di censurare preventivamente la disinformazione si avvicina molto all’annullamento di qualsiasi possibilità di dibattito. Facebook, va sottolineato, è stata una delle numerose piattaforme di social media che hanno tentato di sopprimere la discussione sulla teoria secondo cui il COVID-19 ha avuto origine in un laboratorio di Wuhan. 

Da allora sono state scoperte prove e rilasciate testimonianze che suggeriscono che la teoria potrebbe avere più di qualche fondamento. Come la notizia che dei ricercatori sono stati ricoverati prima dell periodo in cui si ritiene che il COVID-19 abbia iniziato a circolare in Cina, secondo un rapporto dell’intelligence statunitense ottenuto dal Wall Street Journal. 

Facebook ha censurato una storia del New York Post nel febbraio 2020 che ha definito l’ipotesi della fuga di laboratorio “una possibilità” dichiarando quel post “Informazioni false”, ma sullo stesso argomento ha censurato anche noi e altre testate e personaggi pubblici, almeno fino al passo indietro di qualche settimana fa.

Twitter ha bloccato il New York Post a ottobre dopo cheha pubblicato un rapporto sulle e-mail che presumibilmente mostravano che Hunter Biden e suo padre, l’allora presidente eletto Joe Biden, hanno incontrato un dirigente della società di gas ucraina Burisma nel 2015 .  

Sia Facebook che Twitter hanno anche ripetutamente censurato i tweet e i post dell’ex presidente Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2020 salvo poi bannarlo per sempre dalle loro piattaforme.

Twitter, che citava “il rischio di un ulteriore incitamento alla violenza” da parte di Trump ha permesso al leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, di utilizzare la piattaforma per incitare alla violenza, anche quando ha esortato Hamas a lanciare razzi in Israele durante l’ultimo conflitto a Gaza.

Forse la collusione dichiarata tra Facebook e i funzionari dell’amministrazione dem americana non avrà particolari risvolti legali, ma da oggi in poi sarà molto meno credibile per le big tech nascondersi dietro la scusa del “siamo un’azienda privata…”.

Ulderico de Laurentiishttp://www.uldericodelaurentiis.it
Direttore Responsabile de "La Voce del Patriota".

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