La Cina è sempre più vicina ad aggredire Taiwan: ecco l’attuale scenario

La situazione nel continente asiatico si dirige verso una pericolosa escalation: ultimamente la Cina vorrebbe imporre alcune sanzioni nei confronti di aziende per la difesa americane, accusate di “coercizione economica” nei confronti delle imprese belliche della Repubblica Popolare Cinese, denunciate da Washington per aver venduto armi alla Russia. A quanto Pare, Pechino starebbe imputando a sua volta un altro reato nei confronti degli USA, ossia quello di aver venduto armi a Taiwan per la difesa e di aver imposto “sanzioni illegali” verso “entità cinesi”, secondo quanto stabilito dal Ministero degli cinese. Di certo non si può dire che la Cina agisca alla luce del sole, vista la grande repressione delle politiche interne e la forte ostilità nei confronti dell'isola indipendente di Taiwan. Le reciproche incriminazioni lasciano pensare che uno scontro di natura economica – perché la guerra è anche – tra il gigante asiatico e l'Occidente sia del tutto possibile.

Ieri, dopo le esercitazioni della Cina nelle vicine acque taiwanesi, il Governo di Taipei avrebbe risposto dispiegando le proprie forze difensive con lo scopo di proteggere “la libertà, la democrazia e la sovranità”. Le istigazioni del gigante asiatico assomigliano sempre di più al modus operandi della Corea del Nord, non a caso i due regimi sono piuttosto similari, sebbene il secondo abbia preferito una linea decisamente isolazionista. La risposta di Taiwan, già da ieri è stata piuttosto chiara: non c'è spazio per un'invasione.

Sempre nella giornata di ieri, il Regime cinese avrebbe poi annunciato un avviso ad ampio raggio, attestando che chiunque voglia appoggiare Taiwan, resterà con “La testa rotta ed il sangue che scorre”. Il Ministero degli Esteri, Wang Webin ha descritto le azioni cinesi come un “serio avvertimento”. Lo stesso Ministro, ha rifiutato oggi le accuse rivolte alla Cina da parte del suo omologo britannico, Grant Shapps, che la vorrebbero impegnata a fornire armi letali alla Russia: a quanto pare questo non è soltanto un pensiero diffuso negli USA.

Ora sembra proprio che l'obiettivo di unificazione del Governo comunista celeste, sia entrato a far parte dei piani futuri: prima si pensava che queste fossero analisi molto vaghe e che gli eredi dell'Impero celeste volessero semplicemente spaventare o mettere in guardia gli “inquilini”, ma attualmente la tensione sembra volgere verso un epilogo piuttosto tragico. Servirà uno sforzo diplomatico non indifferente per colmare le attuali divergenze tra Cina e Taiwan, considerando che ora in gioco ci sono anche gli Stati Uniti d'America.

Il Presidente taiwanese Lai sarebbe considerato dalla Cina come un “pericoloso separatista”, una mossa che ovviamente si concilia perfettamente con il genere di propaganda a cui Pechino sta abituando i suoi alleati ed anche gli spettatori del suo modo di agire sui versanti politici e militari. 

Dalle dichiarazioni nazionali cinesi sembra quasi che sia stata Taiwan ad iniziare il conflitto, considerando la voglia del Governo pechinese di punirne le azioni indipendenti, uno stucchevole ed ipocrita carosello a cui l'informazione libera è ormai abituata da molto tempo a questa parte. Nel frattempo, proprio ieri sono stati registrati dall'isola taiwanese ben 49 aerei cinesi da guerra nello spazio di Taiwan, oltre a 15 navi ed altre 16 unità della “Guardia costiera”.

Oggi, invece, sembra che altre 4 navi cinesi siano entrate nelle acque di dominio taiwanese, mentre il Premier Lai è stato nuovamente citato dal Ministero della difesa cinese come la causa di una possibile “guerra”, visto il suo atteggiamento contrario all'unificazione con la Repubblica Popolare cinese.

Sembra che i rapporti tra Cina e Taiwan stiano per sgretolarsi, ma non sappiamo se il conflitto orientale inizierà tra poco tempo: sarebbe azzardato fare previsioni in un'epoca così incerta, anche se i conflitti sembrano ormai l'unica soluzione per dirimere una diatriba tra due o più stati.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.

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