La Cina ha inscenato la conquista di Taiwan: superbia o sete di espansione?

Nella giornata di ieri, Pechino avrebbe dato l'ordine di simulare il colpo di stato che, nel caso in cui dovesse verificarsi con successo, annullerebbe l'indipendenza di Taiwan. È ormai chiaro che le mire della RPC siano dirette unicamente verso “l'unificazione”, nonostante il Governo del Presidente Lai voglia opporsi con tutte le proprie forze verso un disegno in grado di esportare il controllo sociale anche sulla libera isola taiwanese. 

Le ragioni strategiche delle azioni dirette su richiesta dell'oligarchia di Xi Jin Ping, sembrano improntate ad un controllo maggiore sullo spazio nautico: l'acquisizione dell'isola e della superficie marittima, permetterebbe alla Cina di tiranneggiare anche sul versante economico.

Un articolo pubblicato su  Il Giornale a Gennaio 2024, contiene alcune plausibili informazioni sugli scenari che potrebbero in qualche modo verificarsi dopo l'invasione cinese: ciò che spaventa di più è il costo di una simile guerra, che costerebbe 10 trilioni di dollari sia alla Cina, sia agli Stati Uniti d'America, i quali potrebbero normalmente intervenire per tutelare i propri interessi ed in generale ance quelli degli alleati occidentali.

Taipei sicuramente non potrà fronteggiare da sola tutti gli sforzi bellici dovuti all'invasione, anche considerando gli effetti del confronto armato sull'. Certamente i motivi della guerra rappresentano motivi commerciali, d'altro canto l'artiglio del dragone riuscirebbe ad accaparrarsi l'ennesimo “porto sicuro” per favorire i suoi export a livello globale. Non bisogna però evitare di considerare anche un'altra lettura degli eventi, la quale concerne proprio il parallelismo con alcuni paesi facenti parte dei BRICS: sia l'Iran che la Russia, detengono uno spirito fortemente aggressivo, non è dunque difficile considerare l'ipotesi inerente la volontà di emergere ulteriormente, affossando così le economie europee e nordamericane, considerate ora un bersaglio da colpire in pieno.

Nell'era ufficiale della “Guerra Ibrida”, sembra che la mescolanza di “Hard Power” e “Soft Power”, attentamente studiati dal politologo statunitense Joseph Nye, abbiano in realtà favorito l'ascesa di queste superpotenze dell'anti-materia nell'epoca della globalizzazione. Fonte di inestimabile valore è proprio la Propaganda, capace di convincere un'intera popolazione a seguire ordini piuttosto opinabili per “denazificare” un territorio (vd. Putin) oppure di unificare la Patria (vd. La Cina di Xi Jin Ping).

Tralasciando per un secondo le varie disquisizioni su conflitti armati e comunicazione abbinata, sarebbe opportuno riflettere se gli stratagemmi adottati dalla Cina – Russia in testa dopo l'invasione dell'Ucraina – rappresentino uno stratagemma per evitare che l'intera Nazione si concentri su problemi interni, che la Repubblica Popolare cinese è riuscita a nascondere fino a questo momento. Di solito si tratta quasi sempre delle difficoltà legate al mantenimento dei pieni poteri, d'altronde è risaputo che talvolta basti il soffio di una semplice verità per fare crollare un castello di carte: in questo caso si spiegherebbero le innumerevoli censure storiche utilizzate dalla Repubblica popolare in questione per evitare nuove rivolte dopo quella di Tienanmen.

L'Asia, nonostante la caduta del Muro di Berlino è rimasta ancorata ai retaggi comunisti che la contraddistinguono ancora oggi per essere un continente piuttosto fuori dalla norma, basti pensare all'esempio nordcoreano. Evidentemente, l'isolazionismo del ventesimo secolo ha favorito la conservazione di un sistema politico, che però potrebbe non essere immune anche alla ciclicità della storia.

Taipei è una minaccia per la Cina, forse in quanto lampante esempio di leggi e costumi che non appartengono propriamente a quelli dello Stato di terracotta: con buone probabilità, anche i fattori sociali sono uno dei motivi per cui alla Repubblica Popolare cinese converrebbe cancellare definitivamente un'istanza in grado di scombussolarne i piani, semplicemente esistendo e mostrando che un altro sistema politico sia del tutto reale oltre che possibile.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
0 0 votes
Vota l'articolo
Subscribe
Notificami

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
13,699FollowersFollow

Leggi anche

Articoli correlati

0
Would love your thoughts, please comment.x