La Commissione pubblica il piano europeo contro l’antisemitismo. Integralismo islamico non pervenuto.

Il 5 ottobre scorso la commissione UE ha pubblicato il piano europeo contro l’antisemitismo, che stabilisce le linee guida e le azioni chiave da porre in essere sia dalle istituzioni europee che dagli stati membri per i prossimi dieci anni. In disparte l’evidente genericità del testo, che dà evidenza di un approccio vago e che sembra disegnare meri intenti programmatici, ciò che lascia più che perplessi è la timidezza con cui viene affrontato, recte non affrontato, uno dei nodi fondamentali nel contrasto all’antisemitismo: l’integralismo islamico.

Il documento inizia parlando della reviviscenza del sentimento antisemita in Europa, che peraltro ha condotto parte della popolazione ebraica ad abbandonare lo spazio europeo, in ragione di una minor percezione di sicurezza. Ebbene, sulla base di questa premessa, a mero titolo esemplificativo, si portano una serie di attentati che hanno negli ultimi anni funestato la comunità ebraica europea, come gli attentati alla scuola ebraica di Tolosa, quello del museo ebraico di Bruxelles, per passare a quello dell’Hyper Casher di Parigi e della Sinagoga di Halle in Germania.

Ed è già dall’incipit che si avverte prepotente la timidezza con cui la Commissione affronta il tema dell’integralismo islamico, perché in nessuno dei casi citati fa mai menzione delle mani che hanno mosso questi attentati, quasi nella totalità posti in essere in nome del fondamentalismo islamico.

Ed infatti, corre l’obbligo di rammentare che nell’attentato alla scuola ebraica Ozar Hjatorah a Tolosa, morirono 3 bambini ed un rabbino e fu opera di Mohamed Merah, che si definiva un Mujaheddin; nell’attentato al museo ebraico a Bruxelles nel 2014, morirono 4 persone e fu condannato per il fatto Mehdi Nemmouche, jihadista francese; nell’attentato del 2015 all’Hyper Casher di Parigi, morirono 4 persone ebree, sempre per mano del terrorismo islamico; infine nell’attentato di Halle, alla Sinagoga, fu riconosciuta la matrice antisemita nell’estremismo xenofobo dell’estrema destra tedesca. In nessun passaggio in cui si rammentano le stragi viene fatta menzione dell’islamismo.

Tuttavia, cosa ancor più sconcertante è che nelle 26 pagine di documento, il jihadismo è menzionato solo in due marginali passaggi: una volta in premessa, tra i fattori determinanti l’antisemitismo, accanto agli estremismi di destra e di sinistra, e nella parte in cui parla delle azioni da implementare contro il terrorismo per migliorare lo spazio di sicurezza nei luoghi fisici in cui abitualmente svolgono le loro attività di culto gli ebrei. Senza tuttavia fornirne un quadro realistico e verosimile, e senza ancor peggio dare strumenti adeguati al suo contrasto.

Un protocollo d’azione assai scarno, molto sbilanciato sulle opere di sensibilizzazione culturale, che per carità sono meritorie, ma che poco risolvono in termini pratici, di fronte alle bombe ed ai coltelli branditi dai veri nemici della cultura giudaico cristiana.

Ebbene, nel documento della Commissione l’integralismo islamico sembra l’uomo invisibile.

Ed è da questo che occorre ripartire, dal guardare in faccia il vero nemico, truce, infido perché spesso mascherato nelle forme e ormai insinuato nella società grazie alla creazione di sacche separatiste, in cui la cultura fondamentalista prolifera indisturbata. E se le istituzioni europee non riterranno di difendere le vere radici d’Europa non vi sarà spazio per commemorazioni o per opere di sensibilizzazione, perché crolleremo, sotto il peso dell’indifferenza, schiacciati dall’avanzata di quell’ politico che guadagna terreno a colpi di jihad.

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