La controffensiva dei Conservatori alla deriva sovietica dell’UE

Il vincolo esterno per la sinistra italiana, si sa, è storicamente un fatto culturale, politico, sentimentale e – come è stato confermato qualche giorno nel salotto televisivo di Lilli Gruber – anche strutturale. Con una linea immaginaria ma concreta nell’azione politica e una direttrice che va (sic transit gloria mundi) da Palmiro Togliatti a Nicola Zingaretti, ossia dall’Unione Sovietica all’Unione “sovietica” europea, il deep State post-comunista ha trovato e trova sempre una buona scusa per rivendicare la sovranità altrui dentro i nostri confini nazionali.

L’ultimo “saggio” di questa condotta lo ha evidenziato, senza alcun senso del pudore, proprio la tessera numero uno del Pd, l’ingegner Carlo De Benedetti a Otto e mezzo. L’ex editore del gruppo l’Espresso, adesso del quotidiano Domani, è stato tranchant davanti all’ipotesi che l’implosione del governo Conte si traduca in una vittoria alle urne del centrodestra: «Non credo a questo scenario». Ma non certo per merito del tributo elettorale dei cittadini nei confronti di Pd, 5 Stelle e fantomatico partito di Conte. In realtà, ha chiarito De Benedetti, «non si tiene conto di quale è la funzione dell’Europa. L’Europa non lo permetterà mai, in un modo o nell’altro, e so che questo verrà anche criticato». Non solo. Per il finanziere, «Salvini sa di non essere accettato in Europa», e il giorno in cui dovesse accadere «i rubinetti si chiudono, perché non si può essere anti-europeo e poi chiedere i soldi all’Europa. Ci vuole una linea coerente nella politica internazionale. Lei vede un signore come Biden andare a baciare Salvini dopo aver fatto fuori Trump? Mi fa ridere. Per cui io questo pericolo che tutti vedete, e che riconoso, in base ai polls, sta nei numeri, io non lo vedo».

Insomma, al diavolo i parametri oggettivi che hanno qualificato la somma del Recovery fund per l’Italia (altro che “merito” di Conte: l’Italia è prima beneficiaria perché nazione economicamente più fragile fra le “grandi”), al diavolo i fondi Sure, la sospensione del patto di Stabilità e tutte le riforme che l’Ue è stata costretta ad adottare solo quando anche Germania e Francia sono state sommerse dal Covid.

Tutto, secondo la versione del patron del Pd, è da addebitare alla congiunzione astrale fra governo europeista italiano e commissione Ursula. Se dovessero vincere democraticamente i sovranisti, ossia il centrodestra oggi rappresentato da Lega e Fratelli d’Italia? Secondo la sua tesi il Belpaese non avrebbe più “diritto” a ciò che gli spetta di diritto, in quanto patrimonio sborsato dalle tasse degli italiani (dato che l’Italia è contributore netto dell’Europa). Solo uno sproloquio di un battitore “potente” ma senza responsabilità attiva di governo? Non esattamente, dato che da mesi il segretario del Pd Zingaretti, seguito in coro dal presidente dell’Europarlamento Sassoli e dal commissario europeo Gentiloni, continua a ripetere lo stesso concetto: l’Ue sostiene l’Italia (si fa per dire) grazie all’identità di questo esecutivo, nato per impedire alla maggioranza degli italiani di esprimere democraticamente un governo opposto e contrario.

Una posizione semplicemente insostenibile e indifendibile in uno stato di diritto. Altro che Ungheria e Polonia. «Questa è democrazia?», si è chiesta non a caso a Porta a Porta. Secondo la leader di Fratelli d’Italia «questa cosa che c’è la democrazia finché governa il Pd», minoranza nel Paese, fa scopa «con l’idea rilanciata nel celebre editoriale di Eugenio Scalfari: democrazia non può che essere oligarchia…». La prova provata è che il golpe bianco del 2011, quando il governo Berlusconi, l’ultimo diretta espressione delle volontà popolare è stato gettato dalla finestra, «adesso viene rivendicato apertamente», ha commentato preoccupata ancora Meloni.

Alla luce di una procedura così inquietante e infame ideata dall’Ulivo “europeo” e perpetrata sulle spalle della democrazia con diretta collaborazione del maggior partito del centrosinistra, assume ancora più valore allora il lavoro di composizione di un’Europa “differente”, più aderente al mandato popolare e alla composizione delle specificità nazionali che proprio il gruppo Ecr ha iniziato in un tour che coinvolgerà tutte le capitali europee. La controffensiva dei partiti identitari e sovranisti, checché ne dica la narrazione mainstream, è già da anni su scala continentale e sta lavorando per offrire quel modello confederale con cui armonizzare l’idea di sempre con le necessità vere dei suoi popoli.

E qui il “vincolo” non sarà più un parametro burocratico o un quadro di indirizzi di derivazione calvinista, ma la comune appartenza a una visione radicata nei millenni e che ha trovato nella Roma classica il suo impianto politico prima e poi l’idem sentire religioso. Ecco perché la funzione dell’Ue è bloccare questa “rinascita” proprio in Italia: perché è nato tutto qui. E il terreno continua a essere fertilissimo…

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