La crisi Venezuelana: il mondo chiede elezioni subito

Germania, Francia e Spagna, e in pratica quasi tutto il resto della UE, fanno sapere che se il presidente venezuelano Maduro non indirà libere elezioni entro otto giorni,  si provvederà a riconoscere Juan Guaidò – l’auto proclamato nuovo presidente del Paese – come leader.

In tutto questo, becchiamoci la solita figura barbina dell’Italia grazie al governo giallo-verde e, più specificamente,  grazie al Movimento 5stelle che si ostina ad sostenere il dittatore Maduro.

Fa un po’ tristezza che in Italia ci siano importanti uomini politici che non si rendono conto di quello che Maduro ha fatto alla sua nazione. Ereditata già in pessime condizioni  economiche da Hugo Chávez – che pure qualche nota di merito se l’era guadagnata se non altro per una visione onestamente utopica dello Stato che aveva affermato senza però un progetto economico nemmeno vago che fosse – Maduro è diventato quel che si potrebbe definire il prototipo del dittatore alla Charlie Chaplin, stupido, cattivo, ridicolo, pericoloso. Uno che starebbe meglio su un palco di avanspettacolo popolare che non a Palazzo Miraflores, sede del governo venezuelano. Capace solo di ingrassare le proprie tasche e quelle dei suoi sodali, Maduro in una manciata di anni ha portato il Venezuela alla povertà assoluta e alla guerra civile.

Con la sua politica – se tale si può definire il mero esercizio del potere a proprio uso e consumo – ha completamente distrutto la classe medie, quella produttiva, e trasformato il Venezuela in uno dei paesi più pericolosi al mondo, dove si rischia la vita anche semplicemente uscendo di casa con la propria auto, visto l’abnorme tasso di reati, anche di sangue.  A “vigilare” su tutto, si fa per dire, l’esercito ancora in buona parte asservito al dittatore, che si comporta più come la classica milizia sudamericana di antica e triste memoria, che come moderne e democratiche forze armate.

Ecco così che al mondo solo in pochi ancora supportano Maduro, e tra essi una parte del nostro governo, capitanata dal Che Guevara dei poveri, meglio noto come Alessandro Di Battista. Fuori dal parlamento lui per questioni interne dei grillini legate ai mandati legislativi e appena tornato dalle sue vacanze andine in pieno furore da “diari della motocicletta”, il nostro dimostra tutti i limiti della classe dirigente dei   5s che davvero con poco sforzo avrebbero potuto fare di meglio quando scelsero le figure di punta.

E fa piangere il cuore vedere uno dei paesi più ricchi di petrolio al mondo, che fino a una trentina di anni fa era una sorta di Svizzera dell’America Latina, dove spesso andavano a riparare miliardari e belle donne per vivere alla grande senza troppa pubblicità, ridotta peggio del Nicaragua all’epoca della rivoluzione sandinista: macerie e gente affamata, bambini con un tasso di mortalità spaventosa, malattie scomparse tornate a fare vittime e via di questo passo.

La speranza è ora che la pressione mondiale unita alla volontà popolare, porti Maduro a lasciare la poltrona, tanto si può essere certi che in qualche banca compiacente ha già assicurato il futuro per sé e per tutti i suoi , e che il dittatore trovi asilo in qualcuno di quelle nazioni che ancora gli danno appoggio, tipo la Bolivia, o Cuba e, dispiace dirlo, anche la Russia di Putin.  Poi, nel caso che davvero il dittatore arrivasse a miti consigli, e decidesse per un buen retiro ci permettiamo di indicargli Di Battista come figura di rilievo da assumere nl suo staff: sarebbe un gran colpo di fortuna per tutti se Alessandro se ne tornasse in America Latina a mescolare la quinoa.

 

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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