La differenza tra noi e i francesi

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La differenza tra noi e i francesi in due parole? Loro sono un popolo, noi no. Sarà che l’unità d’Italia è troppo recente, sarà che abbiamo un animo intossicato da duemila anni di divisioni, di stranieri a scorrazzare su e giù per la penisola, di piccoli Stati sempre uno contro l’altro, di signorotti a governare ognuno a modo suo, che adesso non ci raccapezziamo più né ci riconosciamo uniti e solidali. Prima tra noi italiani, tanto perché di solidarietà non si fa altro che parlare, e poi se avanza anche chi italiano non è.
Il Risorgimento è servito solo a darci un’unità territoriale e una lingua, ma non coesione, la consapevolezza delle radici comuni. Malgrado il sangue di tanti eroi versato sulla bandiera tricolore, per un sogno e un ideale di Patria. Ma la parola Patria l’abbiamo sdoganata solo negli ultimi 20 anni, perché prima di allora era troppo “fascista”, e se qualcuno la pronunciava a tutti gli altri si drizzavano i capelli in testa. E’ stato per questo che all’estero oggi quando si parla di noi escono sempre fuori spaghetti, pizza, mandolino e, quando va male, mafia? Beh, che pretendiamo? 70 anni di centrosinistra sono stati più che sufficienti per farci prendere a calci nel didietro da mezzo mondo, e l’altro mezzo lo sta facendo adesso, tutti in fila contro di noi che non abbiamo nemmeno la dignità di compattarci, ma ci coviamo le serpi in seno. Alte cariche dello Stato che passavano segreti all’allora Unione Sovietica? Anche quello ci siamo fatti star bene, e quando il muro di Berlino è caduto, e i documenti sono stati accessibili, siamo corsi a nascondere la testolina sotto la sabbia, anche perché alcuni solerti magistrati sono tali solo quando se lo ricordano. Ma era meglio che andasse così, sapere e tacere. Il vero motto Italiano. Ma non basta.
Il bello è che troviamo sempre il modo di farci del male. Dicevamo, all’epoca dell’Unione Sovietica, passavamo loro i documenti Nato. Poi il comunismo è venuto meno, la Russia è diventata per quanto possibile uno stato democratico dove si comincia a vivere decisamente meglio che in Italia e noi ci facciamo trascinare in una diatriba che non ci compete, armata da altre nazioni europee per fini tutti loro, ci intromettiamo in una questione locale tra Russia e Ucraina ben sapendo che gli ucraini a mala pena sapranno dove sta l’Italia, ci accodiamo alle sanzioni e in una manciata d’anni perdiamo circa 8miliardi di euro in esportazioni, mentre con i “cari” amici dell’Europa che ci rimbalzano di qua e di là, non riusciamo a condividere nulla, neppure un pugno di migranti che hanno diritto all’asilo. Perché, ormai è chiaro, la sostituzione razziale è in Italia che deve avvenire. Siamo noi a dover diventare il “campo profughi dell’Europa”, dove accogliere chiunque a spese nostre, ma dove gli altri stati potranno venire a fare “la spesa” di professionalità a basso costo ogni volta che ne avranno bisogno.
Eppure, c’è una quantità di italiani che tifa per i mercanti di uomini. Una parte, certo, ne ha ampio tornaconto come ci ha spiegato il sindaco di Riace, facendoci capire che con i soldi dell’accoglienza da quelle parti non solo ci si sono sistemati i migranti, ma anche tutto il resto del paese che coll’immigrazione ci ha fatto un bel business. Naturalmente, sulle spalle degli altri italiani, ma che importa? Sempre pronti a fare una colletta noi per permettere lo scuolabus ai bambini stranieri in una scuola elementare del nord, ma si sono chiesti quanti italiani si possono permettere lo stesso servizio? Quanti bambini italiani vanno a scuola col bus dell’istituto o vengono accompagnati giornalmente da genitori o nonni trafelati? E questi “buonisti” del politicamente corretto hanno mai preso in esame la grande quantità di anziani italiani che vive con una pensione sociale che se va bene supera di un niente le 500 euro, mentre un giovanotto senegalese tutto muscoli e ipod passa le sue giornate in albergo 4 stelle a giocare a biliardino pesando sulla nostra comunità per oltre 1200 euro al mese? E si domandano perché oggi un vecchio italiano per farsi operare di cataratta debba pagare l’intervento mentre sempre allo stesso giovane senegalese vengono anche offerte anche le cure dentistiche gratuite e di prima qualità?
A vedere e sentire certe cose, ascoltare un magistrato della repubblica sostenere che un migrante deve essere tutelato più di un italiano – evidentemente disattendendo la base della sua stessa professione che ci vorrebbe tutti uguali davanti alla legge – ci viene da domandarci se non ci odiamo proprio. Se non detestiamo di essere nati in questa meravigliosa penisola, tra paesaggi incantevoli che abbiamo massacrato, con eccellenze di tutti i tipi che abbiamo svenduto, con arte e cultura abbastanza per un mondo intero, per metà trascurata e per metà nascosta nei sotterranei dei musei senza che nessuno ne abbia più contezza.
Forse davvero meritiamo l’inferno e, tutto sommato, ce lo stiamo conquistando.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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