La narrazione nelle librerie non va più a sinistra, i lettori si riprendono la propria identità intellettuale.

Il cosiddetto ceto medio riflessivo italiano ha davanti a sé due enormi problemi in questa stagione: il primo, chiamiamolo “strutturale”, riguarda la scarsa propensione di questa classe sociale alla spesa privata (mentre quella “pubblica” per il suddetto ceto può creare debito – meglio se improduttivo e parassitario – quanto vuole). Tradotto: gli autoproclamati colti, quando si parla dei loro soldi, hanno decisamente il braccino corto. Il secondo guaio per la borghesia “pensante” è tutto politico: sono i sovranisti. La coniugazione fra questi due problemi si è rivelata, con tanto di sgomento fra i salotti e le terrazze à la page, nel posto dove meno se lo aspettavano. Lì nella realtà che ritenevano una sorta di sancta sanctorum del progressismo: le librerie.

Io sono Giorgia: il volume che in pochi giorni è diventato un best-seller politico

Proprio fra gli scaffali, dove erano convinti di possedere da soli gli ingredienti per condire la narrazione collettiva, stanno conoscendo una sconfitta che più clamorosa – almeno ai paraocchi di cui sono dotati – non si poteva. Da mesi, infatti, nelle redazioni dei quotidiani progressisti non ci si capacita dell’enorme successo editoriale di Io sono Giorgia, la biografia che ripercorre la vita, i valori, i riferimenti profondi e gli obiettivi della fondatrice di Fratelli d’Italia. Il volume in pochi giorni è diventato un best-seller politico come non se vedevano da tempo, premiato dal pubblico e dalle recensioni critiche dove è stato ampiamente riconosciuto (anche da coloro che hanno sezionato il minimo appiglio per cercare, senza eco, di attaccare l’opera e l’autrice) lo spessore del racconto e la complessità degli argomenti trattati.
Non potendo “sconsigliare” la lettura – tutt’altro – il tentativo maldestro è stato quello di invocare una sorta di boicottaggio sugli scaffali. Il caso eclatante e mediatizzato è stato quello della libraia di Tor Bella Monaca che si è vantata di non mettere in vendita il libro della Meloni: salvo, in realtà, amplificare ancora di più il messaggio. Un’operazione di marketing (per Giorgia) frutto di un autogoal da annali.
A corto di munizioni “polemiche”, quindi, al ceto medio riflessivo non è rimasto che sperare nel rito aprotropaico: «Addà passà a nuttata». Ma così non è stato, se è vero che il volume dopo mesi dalla sua uscita è ancora fra i primi posti delle vendite e che – come ha evidenziato dolente Il Foglio – se sorpasso (sullo store on line di Amazon) infine c’è stato questo non è dipeso dai “fondamentali”, si fa per dire, testi di Enrico Letta, Matteo Renzi e così via. No. A guidare la classifica in questi giorni è il libro del dottor Massimo Citro Della Riva, un testo molto duro sull’emergenza Covid: “Eresia. Riflessioni politicamente scorrette sulla pandemia sulla pandemia di Covid-19”. Un pamphlet accusato di strizzare l’occhio alle tesi no vax eppure vendutissimo in questi giorni.

La spiegazione “confortevole”

Tanto basta per Il Foglio per stupirsi dell’imponderabile: «Questo nuovo best-seller della saggistica Amazon che adesso vende di più dell’autobiografia di Giorgia Meloni». E per lanciare così la solita stoccata velenosa nei confronti della destra e più in generale di tutti i non allineati al governissimo. Come? Con un’ammissione incredibile: «Si dice che i populisti leggono poco ma a quanto pare i libri li leggono, il problema del ceto medio riflessivo è che girano troppi pdf». Capito bene? Esatto. Non è la solita battuta elitista. Ma un’ammissione – per quanto sarcastica – di quella crisi delle élite che si manifesta anche nel tratto antropologico: la tircheria a danno del proprio circuito (quello degli editori “impegnati”, degli scrittori e dei saggisti a libro paga, etc etc). Condito da un istinto irrefrenabile: pur di darsi una spiegazione “confortevole” sul fatto che nelle librerie la narrazione non va più a sinistra, arrivano a denunciarsi da soli come lettori abusivi della proprietà intellettuale altrui. Un’ammissione disperata. Ma sincera.

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