La Polonia investe sulla frontiera orientale: strategia per limitare eventuali inserimenti russi?

Secondo quanto attestato dal Premier Donald Tusk, la Polonia userà 2,3 miliardi di dollari per rinforzare il confine con l'Ucraina. Ora la preoccupazione si diffonde anche nel resto dei paesi europei, impegnati ad osservare il conflitto in corso e chiedendosi contemporaneamente il rischio di coinvolgimento sia nell'aria anche per loro.

La Polonia fa parte dell'alleanza atlantica già dall'anno 1999 e proprio lo scorso Aprile, si era offerta di ospitare armi nucleari NATO sul proprio territorio: il bassopiano europeo confina con Bielorussia e  Kaliningrad – territori filorussi –,  è  dunque possibile che la scelta di Andrzej Duda, Presidente della Repubblica polacca, sia stata una replica nei confronti del Cremlino. Vladimir Putin avrebbe infatti inviato ai due suddetti paesi limitrofi, armamenti nucleari tattiche, monito per un paese che ha deciso di schierarsi con Kiev piuttosto che con la Nuova Russia.

Un altro esempio di semi-coinvolgimento nella guerra russo-ucraina, riguarda proprio l'innalzamento in volo di alcuni aerei da guerra polacchi, alla fine del mese di Marzo, in seguito  ad un massiccio attacco russo nei confronti dell'Ucraina. Tale operazione, patrocinata dal Governo di Varsavia, sarebbe stata una semplice prevenzione per mettere in sicurezza il territorio contro eventuali minacce. Bisogna riconoscere che il modus operandi della Polonia, in questo caso, sia stato del tutto previdente considerando che quest'ultima è circondata da due Stati-fantoccio della Russia e da un paese alleato in guerra contro il medesimo Regime oligarchico eurasiatico.

Rinforzare ora le proprie frontiere, potrebbe essere una trovata decisamente utile, visti gli ambigui progetti del Cremlino: tuttavia, Putin dovrà riflettere attentamente sulle scelte d'aggressione, specialmente se queste rischiano di coinvolgere paesi terzi. Alcuni territori potrebbero essere sotto la tutela di patti euro-atlantici e di conseguenza, il Cremlino non dovrebbe  preoccuparsi esclusivamente della loro resistenza, ma anche del coinvolgimento di altre forze nazionali all'interno dell'eventuale conflitto.

Certo, le precedenti disquisizioni sono soltanto supposizioni, per uno scenario tanto catastrofico quanto escatologico: tuttavia, bisogna tenere conto che la mente umana è talvolta imprevedibile e che una preparazione ulteriore sia necessaria per affrontare le intemperie del momento. Questo la Polonia lo sa bene, ed è proprio per questo motivo che il Presidente del Consiglio Tusk ha deciso di investire un'ingente somma di denaro per rafforzare il proprio confine.

In questo caso, non si tratta di atteggiamenti paranoici: la Polonia, già in passato è stata oggetto di moltissime occupazioni, l'ultima da parte dello Stato centrale sovietico russo fino alla caduta del muro di Berlino. Ora è piuttosto chiaro il motivo secondo cui moltissimi paesi europei, preferiscano di gran lunga l'ingresso nella NATO: non sono pochi i paesi dell'Europa orientale che hanno deciso di affidarsi all'Alleanza Atlantica dalla fine del secolo breve all'inizio degli anni 2000, forse anche perché reduci dalla traumatica esperienza comunista ( Basti pensare alla scelta ungherese del 1999 e quella romena del 2004).

Attualmente nessun attacco premeditato in territorio polacco, il continente europeo non sembra versare – per il momento – nelle stesse condizioni del Medio oriente, anche se la preoccupazione per l'ampliamento della collisione sembra essere in agguato: l'Esempio polacco, potrebbe portare ben presto i suoi paesi vicini verso l'identica scelta, con lo scopo di non trovarsi impreparati davanti al nemico di “domani”.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
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