La provocazione. Proclamiamo Ceuta capitale d’Europa.

Altro che , proclamiamo Ceuta capitale dell’Europa e della Ue. Come sappiamo, sono due entità distinte: è una vocazione spirituale e un destino , la Ue è una tecno inefficiente, dirigista e decadente. Ceuta oggi è la capitale di entrambe. Dell’Europa come destino perché segna il limes che separa occidente da oriente e non può che essere Occidente.

Quella cristiana (prima non ha senso parlare di Europa) trova un suo primo senso prima a Poiters, quando i carolingi fermano l’invasione maomettana, poi nella cacciata degli proprio dalla Spagna. Oggi, sia pure in forme diverse, lo scontro tra destini si ripresenta. Ma Ceuta è anche la capitale della decadente Ue perché mostra tutte le aporie e tutte le inefficienze della struttura burocratica.

Se il destino dell’Europa è ritornare tale, il destino della Ue è quello di distruggere la idea e la identità dell’Europa. Essa , la Ue, è imbelle di fronte alla nuova sfida perché non ne ha colto la portata epocale, tranne pochissimi che però volgono tale sfida alla completa distruzione delle identità nazionali e di quella europea.

Come scriveva Jean Paul Sartre negli anni cinquanta il marxismo, cioè la lotta di classe, era l’orizzonte insuperabile del nostro tempo. Oggi l’orizzonte insuperabile del nostro tempo è l’ o meglio, come profeticamente scrisse Samuel Huntington, “il cozzo delle civiltà”, che è causa e al tempo stesso effetto delle grandi immigrazioni. Contrariamente a chi pensava che il tema della sarebbe quasi sparito grazie al covid, al contrario la pandemia lo ha accentuato.

Cosi come ha accentuato che i governi  africani utilizzano gli come carne da cannone per le loro guerre diplomatiche con gli Stati europei, vedi ora il caso tra e Spagna. La l’ resterà per molti anni a venire il tema chiave del Politico. C’è chi pensa che si possa risolvere mettendosi attorno a un tavolo e spartendosi un po’ di risorse. Sarebbe una grave ingenuità.

L’ è il tema che definisce oggi la partizione schmittiana amico / nemico: da un lato chi intende fermare l’ clandestina con tutti i mezzi legali (o con nuove leggi ad hoc) e dall’altro chi intende aprire le porte e le frontiere in nome di una etica del dovere e di una visione impolitica, per cui sarebbe la morale a condurre la politica. Non è tanto divisione tra destra e sinistra: ci sono sinistre come quella danese che sono molto severe e Sanchez che fa sparare sugli è molto socialista.

Al contrario ci sono sinistre, come quella italiana, ed estrema, che ormai sono ti talmente soggiogate dall’immigrazionismo, questa nuova ideologia che ha sostituito la fede nel . il clivage dei prossimi anni continua ad essere quello tra destra e sinistra: ma i punti di contatto tra una destra nazional conservatrice e una sinistra non immigrazionista saranno sicuramente maggiori che quelli tra una destra nazional conservatrice e una destra liberal-globalista, cioè immigrazionista.

O difendi le frontiere del tuo paese oppure vuol dire che giochi in un altro campo.

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’ degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.
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