La Russia in Crimea non è a casa sua

Vladimir Putin continua a ordinare aggressioni militari frequenti ai danni dell'Ucraina. Proseguono i bombardamenti russi sulla regione di Kharkiv, nel Donbass, a Zaporizhzhia, con il rischio mai accantonato di un disastro nucleare considerata la presenza di una grande centrale, e a scapito delle infrastrutture elettriche ucraine al fine di fiaccare il Paese. La Russia tenta ogni giorno di avanzare e di mantenere quanto già conquistato illegalmente, la Crimea e ampie porzioni del Donbass.

Visto che il Cremlino dimostra, con fatti e dichiarazioni, di non volere ricercare alcuna pace giusta, ma solo la resa dell'Ucraina e l'umiliazione del suo presidente Volodymyr Zelensky, Kiev va avanti nella difesa della propria integrità territoriale e nello sforzo di rimandare a casa sua l'invasore, e può fare questo solo con gli aiuti militari ed economici dell'Occidente. L'Ucraina da sola, dall'inizio della guerra ad oggi, avrebbe potuto fare ben poco contro le truppe della Federazione russa, e ciò non è mai stato un segreto per nessuno, nemmeno per Putin. Ma quest'ultimo grida adesso allo scandalo dopo l'attacco delle Forze Armate ucraine sferrato a Sebastopoli, Crimea, con missili Atacms, di produzione americana, e minaccia serie conseguenze per gli Stati Uniti, ritenendoli i veri responsabili del raid nella penisola ucraina occupata dai russi.

America ed Europa inviano armamenti in Ucraina affinché siano utilizzati per difendere la sovranità violata di quel Paese, e la propaganda putiniana ha una faccia tosta incredibile sia quando fa finta di scioccarsi dinanzi all'uso di armi americane da parte di Kiev che nel momento in cui sostiene che l'Amministrazione Biden stia uccidendo i bambini russi. Le guerre sono sempre da evitare perché colpiscono drammaticamente i più deboli, i civili inermi, i bambini e gli anziani, ma Vladimir Putin e i suoi accoliti ignorano i tantissimi bimbi ucraini morti a causa dei loro bombardamenti effettuati perlopiù in quartieri residenziali, e dimenticano quelli deportati in Russia. Inoltre, il Cremlino non ha ragioni per lamentarsi di una o più incursioni ucraine in Crimea perché la penisola più grande del mar Nero non è un russo, bensì una Repubblica autonoma parte dell'Ucraina annessa in maniera illegittima alla Russia nel 2014 e tuttora occupata militarmente dall'esercito di Putin.

Allora, la comunità internazionale, a parte le condanne verbali di circostanza, lasciò correre e forse commise un errore. Se già dieci anni fa USA e UE avessero reso difficile l'occupazione russa della Crimea, non saremmo giunti al conflitto di oggi. Settimane fa è sorto un dibattito, in particolare in Europa e in ambito NATO, sulla opportunità o meno di concedere a Kiev di colpire nel territorio della Federazione russa con le armi inviate dall'Occidente, ma, anche se Mosca parla della Crimea come se fosse San Pietroburgo, tali dubbi, instillati dal segretario generale dell'Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg, non c'entrano nulla con la situazione della penisola, che rientra nella lotta per il ripristino della sovranità di tutta l'Ucraina, deve essere liberata dalle truppe di Putin come il Donbass e la regione di Kharkiv, e non può che essere contemplata da un serio processo di pace.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.
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