La sacralità della bandiera.

È piuttosto triste ma non sorprendente che, a parte e Fratelli d’Italia, quasi nessuno abbia ricordato che oggi è nata la bandiera tricolore. Eppure il Pd poteva dire qualcosa, visto che il tricolore nacque nel 1797 su importazione francese. Battute a parte vi sono almeno tre buone ragioni per ricordare la sacralità della nostra bandiera.

La prima è che essa è un simbolo concreto. La patria cioè la nazione non è qualcosa di astratto, una idea, ma qualcosa di carnale e di concreto. E i colori della bandiera attivano in noi meccanismi neuronali che contribuiscono a farci sentire ciò che siamo

La seconda è che la bandiera nazionale rappresenta il futuro e lo rappresenterà sempre più. Per proiettarsi nell’avvenire occorre una identità ben precisa, soprattutto perché il tentativo di annichilire lo spazio nazionale si farà sempre più intenso. E non c’è ancora una comunità più vasta, più organica e più identitaria della nazione: non può esserlo certo un apparato tecno burocratico come la Ue .

L’ammaina bandiera Ue sotto l’Arco di Trionfo a Parigi qualche giorno fa chiude la partita. Una comunità che integra: a cominciare dai tanti immigrati regolari che amano la nostra bandiera.

La terza ragione è che oggi non si può essere conservatori se non nazionali, e quindi legati a ogni simbolo della nazione.

E il tricolore è Risorgimento più Repubblica, quest’ultima in logica conseguenza con il primo. Quindi il Tricolore è la Repubblica: la nazione è la Repubblica. Abbiamo molto rispetto per i piccoli circoli di nostalgici della monarchia, del cattolicesimo intransigente e legittimista, degli anti-Risorgimento e per gli evoliani che vorrebbero l’Impero germanico (molto meno per i neo borbonici, un fenomeno di cialtronismo mentale).

Ma in una destra moderna non credo abbiamo posto, come non può avere posto chiunque non si riconosca nel tricolore.

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

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