La sinistra vuole controllare il TG1: “democratica” violazione della libertà editoriale

Con il centrodestra al governo e la sinistra all'opposizione, è iniziata una nuova era per la Nazione: dopo anni di predominio culturale della sinistra, ora si fa sentire la del nuovo esecutivo che, però, più che imporre una propria “linea editoriale”, ha scelto – come giusto che sia! – la più democratica via del pluralismo. Ma ai sedicenti democratici della sinistra, appunto, ciò non sta bene. La questione su una presunta ingerenza del governo sulla TV di Stato, la cosiddetta “Tele-Meloni”, è tornata in voga dopo che il TG1 ha mandato in onda un servizio dedicato alla manifestazione di , il movimento giovanile di Fratelli d'Italia. di una passeggiata al Verano in onore – scrivono i ragazzi di Gioventù – “dei caduti di tutte le guerre, dei martiri degli anni di piombo e degli Eroi della Nostra Patria”. La colpa del TG1 secondo il PD è stata quella di aver definito la manifestazione “non politica”. Oltre alla pretestuosità dell'argomentazione, che ha già ricevuto la risposta degli organizzatori spiegando la volontà di ricordare, al di là del colore politico, tutti i “Figli d'Italia”, rileva l'atteggiamento del Partito (poco) Democratico di voler incidere sulla linea editoriale del TG: “In 40 anni non s'era mai visto piegare il servizio pubblico alla propaganda di una forza politica” hanno spiegato i dem. Sandro Ruotolo, responsabile dell'informazione della segreteria del PD, ha addirittura dichiarato che “il TG1 è diventato il megafono di TeleMeloni”. Le accuse della sinistra sono dirette soprattutto al direttore del TG1 Gian Marco Chiocci: “Venga a riferire”, l'invito del capogruppo Stefano Graziano.

La sinistra però non vuole vedere i numeri, che raccontano la verità. Alle tante critiche della serie Tele-Meloni, oltre che direttamente il presidente del Consiglio parlando di “servizio pubblico riequilibrato”, aveva già risposto anche l'Agcom, pubblicando i dati sul tempo che il TG1 ha dedicato ai membri dei vari partiti: a novembre Fratelli d'Italia aveva avuto il 15% del tempo, il PD il 17%, il M5S l'11%, la Lega il 9%. Addirittura, il tempo destinato alle opposizioni è superiore rispetto a quello per i partiti di maggioranza. E i numeri parlano chiaro anche sullo share, secondo la sinistra in calo per la TV di Stato a causa di un presunto fallimento delle politiche del governo: la TV generalista perde sempre più ascolti, mentre il TG1 risulta proprio quello più seguito con il 24,7% di share. Allora, ecco smontate le accuse delle opposizioni: Tele-Meloni non esiste, ma inizia a esistere una TV pluralista, che dà voce a tutte le forze politiche e che probabilmente alla sinistra, dopo anni di suo strapotere mai pienamente legittimato dal voto, dà fastidio. “Da decenni la sinistra utilizza il Servizio Pubblico come una sua proprietà e adesso che finalmente in Rai si respira un'aria di cambiamento e pluralismo è evidente il suo sgomento, che la porta a posizioni assurde”: lo dichiarano i capigruppo di Fratelli d'Italia Tommaso Foti e Lucio Malan, sottolineando come la richiesta di audizione della sinistra verso il direttore Chiocci si configura come “un'evidente violazione della libertà editoriale del TG1”. Ora in Rai si respira “aria nuova”, con l'obiettivo indiscusso che è – o almeno dovrebbe essere – proprio di una TV di Stato: “garantire il diritto di informazione nell'ambito del pluralismo di idee”.

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