A San Nicola Arcella, in provincia di Potenza, Graziano Zangari, 46 anni, operaio edile, è accusato di aver ucciso Chiara Corrado, 40 anni, originaria di Pisa. Il cadavere della povera donna era stato trovato lunedì scorso in avanzato stato di decomposizione all’interno di una fatiscente roulotte abbandonata in campagna nei pressi della romantica Torre del Lago, frazione di Viareggio tra lago e mare, in provincia di Lucca.

Chiara Corrado non aveva più dato notizie di sé dalla fine di luglio primi di agosto dell’estate appena trascorsa, a questo punto è chiaro il perché. L’ipotesi che si sia trattato di un omicidio deriva prima di tutto dai riscontri autoptici, che vedono una grave frattura delle ossa del cranio della donna, causata con tutta probabilità da un corpo contundente di una certa consistenza, forse un grosso sasso. C’è da segnalare, però, che anche Graziano Zangari, sotto interrogatorio ha cominciato col fare le prime ammissioni di responsabilità sull’accaduto: con Chiara aveva avuto una relazione e anche un breve periodo di convivenza prima che iniziassero continue liti dovute soprattutto alla gelosia del Zangari. E proprio in questo scenario, sarebbe maturato l’omicidio.

A Giardinello, paesino della città metropolitana di Palermo, a morire è Ana Maria Lacramioara Di Piazza, bella 30enne di origine romena ma italiana a tutti gli effetti perché adottata da una coppia del luogo.  Ana da tempo intrattiene una relazione sentimentale con  Antonino Borgia di 51 anni, imprenditore locale.  Dopo un anno di amore, Ana rivela ad Antonino di essere incinta e per questo di volere che la loro relazione diventi pubblica e ufficiale. E’ pronta lei stessa a parlare con la moglie di lui, ma rimane spiazzata quando Antonino le risponde che non ci pensa per niente a chiudere con la moglie per rifarsi una famiglia con la bella bionda trentenne. Così, racconta proprio Antonino e quindi è tutto da confermare, a questo  punto sarebbe scattato il ricatto: “O mi dai 3mila euro o dico io tutto a tua moglie” avrebbe urlato Ana  in piazza. E Antonino, afferrato il coltello, avrebbe cominciato a colpire.    A colpire con violenza inaudita mentre lei urlava: “Ma che fai? Aspettiamo un bambino e io ti amo…”  A queste parole, Antonino si sarebbe fermato come improvvisamente  colpito dall’enormità che stava per commettere.  Avrebbe poi convinto la giovane donna a salire sul suo furgone con la scusa di trasportarla in ospedale per essere soccorsa ma, appena possibile, avrebbe bloccato il mezzo di trasporto, colpito Ana con un grosso bastone  e  poi  l’avrebbe strangolandola.

Le ultime due notizie choc quelle qui sopra, ma niente di nuovo sotto questo cielo di violenza.  Dal 2000 a oggi in Italia sono state assassinate 3.230 donne, di cui 2.355 vittime di femminicidi familiari,  1.584 dei quali femminicidi di coppia.  Quest’anno siamo a quota 94 donne uccise, circa una ogni 4 giorni, di cui 80 vittime di femminicidi famigliari e 60 vittime di femminicidi di coppia.  (Dati Eures).

Intanto a Roma, il 23 novembre scorso, sono scese in piazza alcune donne che fanno capo  all’associazione “Non una di meno” per dimostrare contro la violenza. Considerate però troppo schierate politicamente a sinistra, vicine ai centri sociali, non hanno ottenuto una grande adesione come avrebbero sperato: solo 5000 persone secondo le forze dell’ordine. Lo slogan più scandito? Quello contro la sindaca, una donna, :”Raggi tu cadrai se i luoghi delle donne non difenderai”.