La Svezia al voto dopo decenni di tolleranza e accoglienza

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Tutti i nodi vengono al pettine, dice un saggio proverbio popolare, e sembra proprio che è questo ciò che sta per accadere in Svezia, nelle odierne elezioni per eleggere i 349 membri del Riksdg, il parlamento nazionale. Pare che la terra considerata fino a ora più liberale, tollerante e accogliente al mondo stia per virare verso un rifiuto deciso di queste caratteristiche preparandosi a privilegiare un partito di estrema destra e punendo duramente i socialdemocratici-ecologisti che l’hanno governata fino ad ora.

Probabilmente, decenni di tolleranza infinita, dove a tutti – soprattutto ai nuovi arrivati da terre molto lontane e da culture addirittura opposte – è stata data la possibilità di fare quello che volevano, arrivando addirittura a permettere la prolificazione prima della mentalità e poi di leggi antiche, non ha sortito l’effetto di una integrazione, ma di una disgregazione. Non a caso, Stoccolma è stata la prima capitale europea dove è stato possibile imporre la sharia. Un dramma. Tanto che poco dopo la polizia ha chiesto aiuto per 62 zone della città che non riesce più a controllare proprio perché la legge imposta lì non è più quella svedese.

In questi quartieri, ormai, dominano i musulmani e c’è il rischio che il governo svedese debba addirittura mobilitare l’esercito se vuole anche solo sperare di riportare la situazione sotto controllo. Per grandezza di area geografica e per numero di musulmani, infatti, una relazione del governo ha evidenziato come le zone di Stoccolma divenute ad “alta pericolosità” proprio perché vi si applica la sharia, sono salite a 62 dalle 55 che erano fino al dicembre del 2016. Un incremento progressivo che mette paura.

Una dichiarazione di Johan Patrick Engallau, esperto nell’investigazione sui paesi a rischio destabilizzazione, ha fatto sobbalzare parecchi: “Temo che possiamo essere alla fine della Svezia come società organizzata, decente e egualitaria, come l’abbiamo conosciuta fino ad ora”, ha esordito Engallau, aggiungendo: “Non mi sorprenderei se si scatenasse un conflitto, una possibile guerra civile. Anzi, in alcuni luoghi del paese la guerra civile è probabilmente già in atto, anche se si ha l’impressione che ancora il governo non se ne sia reso conto. Inoltre, l’unico motivo per cui a Stoccolma non sia ancora prodotto un conflitto armato su larga scala, probabilmente è dovuto al fatto che l’alleanza socialdemocratica-ecologista che governa la Svezia finge di ignorare la gravità della situazione, e non mette in atto nessuna reale resistenza contro l’islamismo”. Il governo svedese non corre dunque ai ripari, ma se le previsioni prima del voto verranno poi rispettate nell’urna, sarà chiaro che invece gli elettori si sono resi conto eccome del rischio che corre una delle più solide democrazie occidentali, almeno fino a una decina di anni fa. Spaventati, gli elettori, anche dalle immagini trasmesse recentemente dal canale televisivo 10 News che mostrava grandi aree ormai in mano a gruppi religiosi armati che non temono di definirsi milizie islamiche. Si tratta di zone addirittura Utenforskap, che significa “aree proibite” per i cittadini svedesi non musulmani. Va da sé che una situazione del genere non fa che richiamare nel paese tutti i guerriglieri dell’ISIS in fuga dalle zone di guerra dove le milizie vengono giornalmente respinte e sconfitte dall’esercito regolare siriano di Assad, tanto vituperato da buonisti e americani.

Ed ecco perché, stando ai sondaggi, i Democratici Svedesi, partito di estrema destra dalle passate simpatie neo-naziste – almeno così dicono i detrattori – potrebbe sfiorare il 20%: una crescita dovuta soprattutto a una politica anti-europeista e contraria all’immigrazione. Altri sovranisti, dunque; altri populisti, che si aggiungono a tutti quelli che stanno proliferando in Europa grazie alle politiche scriteriate seguite fino ad ora da una certa sinistra radical chic dannosa più delle cavallette. A guidare i Democratici Svedesi, Jimmie Akesson, una sorta di locale, che ha impostato la sua campagna elettorale appunto contro l’immigrazione selvaggia che rischia tra l’altro di bloccare i modernissimi ospedali svedesi, e che ha portato un notevole aumento anche dei reati commessi.

Alla luce dei fatti, ecco la concreta possibilità che nessuna delle tradizionali coalizioni riesca a mettere insieme i numeri per un governo. Infatti, le proiezioni dicono che l’alleanza di centrodestra guidata dal Partito Moderato, e di cui fanno parte Partito di Centro, Liberali e Cristiano Democratici, e dal Partito Socialdemocratico dell’attuale primo ministro Stefan Löfven, con gli alleati Verdi e il Partito della Sinistra raggiungerebbero insieme forse il 39,5%. Naturalmente, tutti questi partiti hanno già detto che non sono disponibili ad alcun apparentamento con il partito di Akesson, ma abbiamo già visto anche in altri scenari che possano cambiare le cose davanti alla possibilità di governare.

Non ci resta che aspettare domani per saperne di più.

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