L’aborto legale diventa quasi impossibile in Alabama. Proteste in tutti gli States

Il senato dell’Alabama, uno degli stati più conservatori d’America, ha reso un crimine eseguire la procedura di aborto in qualsiasi fase della gravidanza, e ha contemporaneamente scatenato un’ondata di proteste in tutti gli States. Se le cose non cambieranno, proteste destinate ad andare avanti a lungo. Del resto, cosa ci si potrebbe aspettare in Stati come ad esempio quello di New York dove Andrew Cuomo ha firmato il 31 gennaio scorso una legge – Reproductive Health Act – presentata 13 anni fa, e finora mai approvata, che depenalizza l’aborto e permette alle donne di abortire oltre la 24esima settimana? Certo, sostengono i sostenitori di questo obbrobrio, l’aborto può essere eseguito senza limiti di tempo purché in assenza di sopravvivenza del bimbo fuori dall’utero, o se la gravidanza mette a rischio la vita della mamma, ma anche la sua salute, e che almeno una di queste due condizioni sia certificata. Una giustificazione troppo ampia, che comprende anche la salute mentale e che quindi lascia troppe scappatoie a chi avrebbe il coraggio di compiere un aborto anche all’ottavo o al nono mese, cosa che a New York avviene fin troppo spesso.
L’Alabama, di contro, si trova a realizzare la più severa legislazione sull’aborto al punto da far ritenere che la stessa sia una sfida diretta al Roe vs Wade, la sentenza della corte suprema che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti circa 45 anni fa. Il governatore repubblicano dell’Alabama, Jay Ivey, ha firmato la legge mercoledì. I sostenitori della legge pro aborto e i politici democratici si sono immediatamente detti pronti a combattere quella che definiscono una nefandezza verso la salute delle donne e un ritorno al Medioevo, almeno con lo stesso impegno di chi ha voluto affossare l’aborto in Alabama per poi provare a metterlo in discussione anche a livello nazionale.
La settimana scorsa, la Georgia è diventata il sesto Stato a vietare l’aborto già dalla sesta settimana, periodo non accettabile per gli abortisti, che lo giudicano troppo breve perché, sostengono, addirittura molte donne si rendano conto di essere incinte, quasi che le donne vivessero tutte all’oscuro di quel che fanno e di quel che accade al loro corpo.
Intanto comincia il posizionamento anche dei futuri candidati alle prossime elezioni presidenziali. Mercoledì mattina, i politici democratici, compresi quelli in cerca della nomina presidenziale per le elezioni del 2020, si sono pronunciati contro il disegno di legge nel Campidoglio degli Stati Uniti e online. Espressamente i candidati alla Casa Bianca, Elizabeth Warren, Pete Buttigieg e Bernie Sanders hanno promesso di lottare per i diritti delle donne condannando il divieto. Come ha fatto Kirsten Gillibrand, il senatore di New York, che ha annunciato che sarebbe stata ad Atlanta giovedì per protestare contro la nuova legge della Georgia. In proposito, la senatrice ha twittato: “Un legge che impedisca l’accesso all’aborto in alcuni stati americani – come quella introdotta recentemente nella legislatura dell’Alabama – rappresenta la più grande minaccia alla libertà riproduttiva nelle nostre vite. Dobbiamo combattere, duramente, in prima linea “.
Chissà perché i democratici – anche quelli del nostrano PD – si dicono sempre pronti a combattere in prima linea a favore dell’aborto legale, mentre sembrano fregarsene bellamente di leggi che possano aiutare le donne che scelgano di mettere al mondo un figlio anche nelle avversità, piuttosto che abbracciare la facile cultura della morte.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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