Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo….nessuna invocazione religiosa di salviniana retorica. Meglio lasciare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare.

Ma ciò che evitano di citare gli illustri costituzionalisti che si sono sperticati per difendere il nuovo assetto governativo dal retrogusto decisamente amaro, e quel che prova la grassa ignoranza di chi liquida Giorgia Meloni come analfabeta costituzionale, e’ il diritto di resistenza, che precede e presuppone ogni Costituzione democratica, suggestivamente evocato come “appello al cielo” da Locke nel 1600 in un indimenticabile trattato.

Tenuto poco in considerazione nella contemporaneità perché relegato dai libri di storia nella gabbia antifascista o perché impropriamente chiamato in causa da qualche esaltato per promuovere il Riace di turno o per legittimare l’immigrazione clandestina, il diritto di resistenza e’ davvero una cosa seria.

Nato insieme e indissolubilmente legato al concetto di società organizzata, nell’impianto democratico a sovranità popolare e’ il diritto del popolo di ribellarsi ad un governo ingiusto, e cioè ad un governo che pur rispettando le forme della legalità tradisce la sostanza del diritto.

Dunque, come postulava Locke, se lo Stato perde il consenso popolare ne nasce una crisi, perche’ con la conquista non si conquista il diritto all’obbedienza dei conquistati. E l’usurpazione, che legittima il diritto a resistere, è una specie di “conquista interna” da parte di membri della comunità che s’impadroniscono del potere senza il consenso dei concittadini, pur senza mutare la forma di governo e violare le leggi.

Dettato in molte Costituzioni moderne, pensato anche dai nostri padri costituenti, il diritto di resistenza non è stato inserito nella nostra Costituzione italiana perché è il diritto non scritto per eccellenza, che precede e legittima il diritto positivo perché c’è, e’ immanente, e’ irrinunciabile.

Sul piano logico-giuridico e’ una evidenza insindacabile: se chi arriva al potere eletto dal popolo, una volta giunto al potere tradisce il mandato popolare, usurpa il potere? Ovviamente si, e quindi deve essere previsto un “correttivo” che consenta al popolo di esercitare la propria sovranità. Questo correttivo, in una società democratica, si chiama elezioni, di cui nel nostro sistema costituzionale il Presidente della Repubblica dovrebbe farsi garante.

E allora quale sede più appropriata se non quella del Quirinale per lanciare l’appello al cielo come ha fatto Giorgia Meloni all’esito delle consultazioni con il Presidente della Repubblica, tutt’altro che eversiva ma sola e vera ribelle per il diritto di jungeriana memoria?

Attenzione a chi blandisce il popolo sceso in piazza per rivendicare la propria sovranità, il proprio diritto al voto, diffidate da chi prova a convincervi che il governo delle poltrone è soluzione unica, doverosa, costituzionalmente obbligata, perché come diceva Platone “Il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo.”