Le Autostrade tornano allo Stato? Macchè, se le prendono i fondi speculativi.

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Con l’auspicata cacciata dei Benetton da Autostrade i Cinque Stelle urlarono: “torna agli italiani ciò che era sempre stato loro”. Peccato però che tre mesi dopo l’offerta inviata da Cassa Depositi e Prestiti (l’ariete voluto dal Governo per entrare dentro Autostrade) ad Atlantia (la società controllata dai Benetton) dice tutt’altro: lo schema di gioco per l’acquisto dell′88% di Autostrade vede CDP al 40%, il fondo americano Blackstone al 30% e quello australiano Macquarie al 30%. E quindi no, non avremo, almeno per come stanno le cose oggi, un’autostrada!

Ma ripercorriamo le tappe: era il 15 luglio scorso quando dopo una lunga trattativa Governo e Autostrade per l’Italia raggiungevano  un accordo di massima per evitare la revoca della concessione. Il compromesso prevedeva il versamento di 3,4 miliardi di euro da parte di Aspi, la riduzione dei pedaggi e la rinuncia a eventuali ricorsi giudiziari. Inoltre viene definita la futura compagine societarie del gruppo: in tempi brevi entrerà Cassa depositi e prestiti, la cassaforte pubblica degli investimenti, e poi sarà quotata in borsa. Le autostrade dunque torneranno in mani pubbliche dopo un ventennio! sbandieravano a favore di telecamere i pentastellati. memorabile il loro post trionfalistico su Facebook:

Peccato però che dopo il lieto annuncio tutto rimane fermo per almeno due mesi, nei quali procede tra “difficoltà e incertezze” la trattativa tra Atlantia, governo e Cdp su Autostrade per l’Italia. Nella nota sui conti semestrali, la holding dei Benetton (che detiene l’88% di Aspi) scriveva a chiare lettere che “permanevano talune significative incertezze principalmente riconducibili ai contenuti, alle modalità e ai tempi di attuazione per addivenire alla conclusione degli accordi” con il Governo.

Fino ad arrivare al 25 settembre, quando, con un comunicato la società Atlantia annunciava  che “preso atto delle difficoltà emerse nelle interlocuzioni con Cassa depositi e prestiti”, stava portando avanti in parallelo (in gergo finanziario “dual track”) un’altra modalità per uscire almeno parzialmente dall’azionariato di Autostrade.

Si arriva infine alla giornata di ieri, 20 ottobre 2020, e scopriamo che lo Stato Italiano non ha vinto un bel niente! Finalmente infatti arriva l’offerta di Cassa Depositi e Prestiti, che ieri sera si è fatta ufficialmente avanti insieme ai fondi Blackstone e Macquarie (il primo statunitense, il secondo australiano) per rilevare l’88,06% di Autostrade per l’Italia in mano ad Atlantia, a sua volta controllata al 30% dalla cassaforte della famiglia Benetton.

E quindi…. Non abbiamo più un’autostrada! Che poi, a dirla tutta, era così anche a luglio, quando i 5 stelle celebrarono “la cacciata” dei Benetton da Autostrade al grido di “torna agli italiani ciò che era sempre stato loro”. Al netto della propaganda grillina, infatti, non si considerava il fatto che un conto è la nazionalizzazione e un altro è conferire alla Cassa depositi e prestiti il ruolo di azionista di maggioranza..

Quello che si appresta a essere l’esito di una partita infinita e nervosa, con un numero sterminato di lettere, schemi di accordo, ultimatum, ripensamenti e cambi di strategia lungo l’asse Governo-Benetton è che la maggioranza di Autostrade potrebbe quindi andare a fondi stranieri: quanto più lontano dall’interesse pubblico.

E per chi volessa ragionare con un pò di buon senso la questione non rappresenta solo un tema da tifo tricolore, ma è in gioco la gestione di un asset strategico per il Paese, qualcosa come 3.020 chilometri di rete autostradale, una delle più grandi d’Europa. Qualcosa che vale intorno ai 10 miliardi, che adesso potrebbe andare in maggioranza in mano agli stranieri, o meglio: ai fondi stranieri. I fondi, che hanno la massimizzazione del profitto come target esistenziale, capaci di passare da un affare a un altro o di essere presenti su più tavoli nello stesso momento e allo stesso tempo di migrare su altri quando l’affare non è più conveniente.

Sicuramente l’Italia ha ben poco da festeggiare!

Letizia Giorgianni
Letizia Giorgianni
O te ne stai in un angolo a compiangerti per quello che ti accade o ti rimbocchi le maniche, con la convinzione che il destino non sia scritto. Per il resto faccio cose, vedo gente e combatto contro ingiustizie e banche. Se vuoi segnalarmi qualcosa scrivimi a info@letiziagiorgianni.it

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Dante Moretti

Come sempre puntuale grazie Letizia.
È chiaro che da cittadino sono sgomento nel leggere questo articolo.
La gestione di uno stato non può essere approssimazione.Deve servire dare efficienza, tutelare i cittadini i confini le infrastrutture fatte con il sudore ,con il sangue di gente che amava l’Italia di costruttori che nel segno della crescita creavano ricchezza che serviva a tutti. Oggi è facile sventolare falsi
schemi arrivare al cuore della gente con bugie per cosa far vedere l’incapacità si ma grazie a persone paladini di giustizia che fanno e creano il proprio lavoro per il rispetto di tutti noi. E dico tutti anche per quei poveri stolti al governo. Ma non si rendono conto dei danni economici morali che crescono a dismisura e affondano questa Italia conoscono il significato di questa parola se fosse così se ne starebbero nelle loro misere case .
Spero vivamente che vada presto il governo non è facile lavoriamo perché questo avvenga al più presto.

Dante Moretti

Mi scuso cosa sana di ogni uomo libero ho sbagliato le percentuali ma il succo rimane . Che noi italiani forse rimarremo con il cerino in mano.
Pensiamo quanti soldi vengono tolti ogni giorno a tutti noi . Alle strade provinciali comunali ecc in che asfalto viaggiamo. Un azienda e in questo caso azienda italia va fatta fruttare per abbassare il Cuneo fiscale va protetta da ingerenze speculative .

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