Le false verità di Pagella Politica sul Global Compact

Torna d’attualità la vicenda che nel febbraio del 2019 vide Fratelli d’Italia impegnare con una mozione a prima firma il governo italiano a non sottoscrivere il Global Compact. A ricordare l’accaduto è stato proprio il capogruppo di FDI alla Camera, Francesco . Nel suo discorso in Aula, per chiedere l’abolizione del , ha ricordato ai colleghi deputati che, proprio grazie al del suo partito dai banchi dell’opposizione, i confini dell’Italia sono stati difesi dal fenomeno dell’immigrazione incontrollata.

L’intervento non è stato gradito dalla testata online Pagella Politica che ha attaccato il Capogruppo di Fratelli d’Italia perché nella loro visione il Global Compact anche se firmato non sarebbe stato giuridicamente vincolante e, in ogni caso, non avrebbe potuto creare l’obbligo per l’Italia di accogliere più migranti di quanto già non faccia.

Una tesi partigiana che ignora completamente l’apparato su quale poggiava la struttura dell’Accordo.

Bontà loro, quelli di Pagella Politica non perdono occasione per farci passare serate di sollazzo, leggendo le amenità scritte da – evidentemente – inesperti stagisti messi a guardia della solita “verità” (di parte) che questi esperti del fact-checking cercano di propinarci, evidentemente sempre più indaffarati a adulare il governante di turno.

Ma, con fare aranzullesco, procediamo per gradi, così siamo certi che anche gli amici di P.P. potranno seguirci senza trappa fatica.

Iniziamo male, infatti leggiamo: “Come avevamo spiegato in un approfondimento pubblicato dall’agenzia stampa Agi, il Global compact sui migranti è un accordo intergovernativo che non ha natura vincolante.”

Ah! non è vincolante, giusto? Dai! Lo dice anche il testo ben citato (‘na volta tanto…): “piattaforma non vincolante, cooperativa (…) che favorisce la cooperazione internazionale tra attori rilevanti circa la migrazione, riconosce che nessuno Stato può affrontare il fenomeno migratorio da solo, conferma la sovranità degli Stati e le loro obbligazioni in base al diritto internazionale». Ma allora è tutto risolto…! Eh… no, mica tanto…

Infatti l’articolo prosegue citando pezzi di qui, pezzi di lì… tutto molto interessante, davvero; peccato però che agli amici di PP stiano recitando la classica parte dello stolto che guarda il dito che gli sta indicando la luna.

Intanto, nel citare parti del documento a suffragio della loro tesi, ne “dimenticano” altre, come per esempio gli obiettivi: 5. Migliorare la flessibilità e la disponibilità delle vie legali per migrare; 6. Agevolare condizioni di assunzione e tutele giuste ed etiche per assicurare un decente; 7. Affrontare e ridurre le vulnerabilità nel percorso migratorio; 15. Fornire l’accesso ai servizi di base per i migranti; 16. Consentire ai migranti e alle società di realizzare la piena inclusione e la coesione sociale; 18. Investire nello sviluppo delle capacità e facilitare il riconoscimento reciproco delle capacità, delle qualifiche e delle competenze; 19. Creare le condizioni per i migranti e per le diaspore per contribuire pienamente allo sviluppo sostenibile in tutti i paesi; 20. Promuovere il trasferimento più rapido, più sicuro e più economico delle rimesse e favorire l’inclusione finanziaria dei migranti; 23. Rafforzare la cooperazione internazionale e le partnership globali per una migrazione sicura, ordinata e legale.

Come si legge, principi decisamente orientati a favorire l’immigrazione più che a contrastarla. Ma il punto è un altro: i 23 punti, al netto di quelli più sfacciatamente filo immigrazione come il 5 o il 7, riportano principi raccolti già in varie convezioni internazionali; quello che colpisce è che il Global Compact tende a mischiare le carte: si riferisce a tutti mi migranti indistintamente. Questo accordo mira a creare la base per un riconoscimento del diritto a migrare come diritto assoluto, tanto che nelle discussioni durate le fasi preparatorie dell’accordo è stato definito anche “fondamentale”.

Non è un caso che nei lavori preparatori del documento si possono leggere cose come:

“I grandi movimenti di rifugiati e migranti hanno ramificazioni politiche, economiche, sociali, di sviluppo, umanitarie e dei che attraversano tutti i confini”;

oppure: “si riconoscere che tutti hanno il diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e per tornare nel suo paese”;

ancora: “Sottolineiamo il carattere multidimensionale della migrazione internazionale, l’importanza della cooperazione e del dialogo internazionale, regionale e bilaterale a tale riguardo e la necessità di protezione i di tutti i migranti, indipendentemente dallo status, in particolare in un momento in cui i flussi migratori sono aumentati nell’economia globalizzata”.

Invece nella stesura finale dell’accordo troviamo tra gli altri i seguenti punti cruciali:

punto 4: I rifugiati e i migranti devono godere degli stessi universali e delle stesse libertà fondamentali, che devono essere rispettati, protetti e realizzati in ogni momento. Tuttavia, migranti e rifugiati sono gruppi distinti regolati da quadri giuridici separati. Solo i rifugiati hanno diritto alla specifica protezione internazionale come definita dal diritto internazionale dei rifugiati. Il presente Patto globale si riferisce ai migranti e definisce un quadro di cooperazione che affronta la migrazione in tutte le sue dimensioni.

È evidente e scontato che i migranti debbano avere gli stessi diritti umani, ma è anche altrettanto evidente che l’impianto generale del Global Compact è rivolto a tutti i migranti, anche se qui e lì si accenna ad una distinzione tra i migranti e i rifugiati.

Ancora, nei punti 7, 8 e 9

l’immigrazione viene descritta come un fattore in grado di aumentare il benessere del paese ospite: tra gli obbiettivi elencati si parla di una «migrazione che funzioni per tutti».

Però, nonostante si parli delle esigenze di “tutti”, da nessuna parte del testo si parla delle esigenze dei paesi ospiti e le lamentele degli elettorati europei per quanto riguarda le questioni di sicurezza, , sostenibilità del welfare e coesione sociale.

Ancora, Punto 11

[…] Riconosciamo le responsabilità che condividiamo, in quanto Stati membri delle Nazioni Unite, nel rispondere alle reciproche esigenze e preoccupazioni in materia di migrazione, nonché l’obbligo generale di rispettare, proteggere e attuare i diritti umani di tutti i migranti, a prescindere dal loro status migratorio, promuovendo al tempo stesso la sicurezza e la prosperità di tutte le nostre comunità.

Oppure: Punto 15

[…] Diritti umani: il Patto globale si fonda sul diritto internazionale in materia di diritti umani e rispetta i principi di non regressione e non discriminazione. Con l’attuazione del Patto globale, garantiamo l’effettivo rispetto, la protezione e realizzazione dei diritti umani di tutti i migranti, indipendentemente dal loro status migratorio, in tutte le fasi del ciclo migratorio. Riaffermiamo, inoltre, l’impegno a eliminare tutte le forme di discriminazione, tra cui il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza contro i migranti e le loro famiglie.

Punto 24

Lettera a: “Elaborare procedure e accordi per la ricerca e il salvataggio dei migranti […] migliorino le capacità di accoglienza e assistenza e garantiscano che la fornitura ai migranti di assistenza di natura esclusivamente umanitaria non sia considerata illegale.”

Qui addirittura i più maligni ravvedono un riferimento alle ONG (che però ricordiamo operano in questa maniera solo nel e precisamente verso l’Italia; non vanno certo a fare la spola tra Cuba e la Florida…). Perciò le ONG che hanno operato nel negli ultimi anni dovrebbero essere libere di operare, con la motivazione dell’assistenza umanitaria.

Invece in merito alle “frontiere integrate” di cui parlano gli amici di PP, leggete il capolavoro rappresentato dal punto 27:

Ci impegniamo a gestire le nostre frontiere nazionali in modo coordinato, promuovendo la cooperazione bilaterale e regionale, garantendo la sicurezza per gli Stati, le comunità e i migranti e facilitando il regolare movimento transfrontaliero di persone, pur prevenendo la migrazione irregolare. Ci impegniamo inoltre ad attuare politiche di gestione delle frontiere rispettose della sovranità nazionale, dello stato di diritto, degli obblighi previsti dal diritto internazionale, dei diritti umani di tutti i migranti, a prescindere dal loro status, e che siano non discriminatorie, attente al genere e sensibili ai minori.

Quindi, apparentemente si rivendica la sovranità dei confini, ma in verità ci si impegna per una gestione delle frontiere nel rispetto dei diritti di tutti i migranti a prescindere dallo status.

“eh ma non è vincolanteeehh!!11!!1!!”, ripeteranno i nostri amici. Ma il punto quale è?

Il punto è che il GCM, seppur non vincolante, tende a creare quelle condizioni con consenso internazionale volto a portare qualche solerte giudice ad emettere qualche sentenza dal carattere largamente umanitario, magari appoggiandosi proprio su questi principii. D’altra parte siamo nel campo del diritto internazionale dove spesso i principi vengono affermati col tempo, passo dopo passo, partendo da una dichiarazione, poi una mera enunciazione. Tutte cose “non vincolanti”, fino a una corte nazionale o internazionale decide che sì, quel principio in effetti è da doversi considerare vincolante. È quello che si chiama “strumento di soft law”.

A allora, torniamo a noi e alle contestazioni farlocche di PP: il deputato di FdI cosa ha detto? Che FdI si è battuta per ostacolare, almeno per l’Italia, l’adesione del GCM, un trattato che di fatto apre – o potremmo dire apre ulteriormente – all’immigrazione indistinta, ovvero quella che subisce l’Italia dal 2012 e che non fa distinzione tra migranti economici che non hanno diritto ad entrare in Italia e i rifugiati che vanno invece doverosamente accolti.

Possiamo dire che l’Onorevole abbia detto una cosa falsa? Decisamente no.

Possiamo dire che P.P. ha (ri)fatto l’ennesima figura di palta? Decisamente sì.

Ps: andrebbe fatto notare agli amici di P.P. che se proprio vogliono polemizzare con l’opposizione, possono attingere a decine e decine di documenti e proposte presentati da Fratelli d’Italia, studiarle – magari capirle – e in caso baccagliare su quelle. Non ha molto senso fare le punci ad una frase di poche parole all’interno di una dichiarazione che, per stringatezza, si presta più alle (loro, malevoli) esegesi che ad una aderenza effettiva ai fatti.

La realtà è che il Global Compact rappresentava quello strumento attraverso il quale soddisfare la follia immigrazionista di una certa sinistra. L’Accordo che avremmo dovuto firmare a Marrakech, infatti, poteva incidere in maniera sensibile non solo sul presente ma anche sul futuro della nostra nazione. Grazie al lavoro e all’impegno di Fratelli d’Italia il pericolo è stato scongiurato. Con buona pace di Pagella Politica.

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