Le Idee della Destra

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Per descrivere in maniera consona cosa storicamente si debba intendere per Destra, è doveroso compiere alcune osservazioni che permettano di mettere in luce alcuni requisiti essenziali. La parola data sembra essere relativa ad alcune idee e raggruppamenti politici riconducibili a determinate situazioni storiche. Chiara da questo punto di vista è la posizione liberale, una volta stabilito che molte sue concezioni ottocentesche, pur essendo state considerate di Destra, non corrispondano in termini pratici alle idee dei coevi partiti liberali che fanno oggi riferimento a quelle determinate esperienze. Parlare di Destra dovrebbe comportare una descrizione di una realtà varia, mai univoca.

E altresì importante rilevare che il termine ha indicato una serie di idee, di interpretazioni del mondo, di concezioni filosofiche, di obiettivi che non possono essere ricondotte tutte ad una certa unità, ma è facile notare che alcune accezioni ideologiche siano riconducibili a combinazioni dello stesso filone culturale. Dopo questa premessa è necessario fare una disamina storica del termine. La Destra nacque durante la Rivoluzione francese per indicare la semplice posizione dei parlamentari rispetto al centro dell’Assemblée nationale constituante del 1789. Come detto ampie componenti del liberalismo furono legate alla tradizione, agli ideali patriottici e nazionali, alla difesa della libertà privata ed individuale, del ceto medio e dell’efficienza in campo economico. Dopo l’Unità d’Italia venne chiamata “Destra storica” quella coalizione di singole personalità che governò il paese dal 1849 al 1876. D’altra parte si debbono considerare di destra le dottrine che caratterizzarono il partito inglese dei tories nell’Ottocento, il neoconservatorismo dei Repubblicani americani e le esperienze spagnole di J. Ortega y Gasset.

L’altro assetto politico della Destra è stato identificato nel “tradizionalismo”: un filone ideologico che identificò nella tradizione l’insieme delle verità rivelate da Dio, trasmesse di generazione in generazione, il cui significato è considerato perenne e adattabile ad ogni epoca storica. Tale dottrina ebbe un’idea di società costituita da un insieme organico costituito dalla famiglia e dalle istituzioni giuridiche, avente al suo vertice un’autorità suprema, di solito un monarca. La matrice cattolica di tali idee fu rappresentata chiaramente dai sanfedisti controrivoluzionari e dall’Action française dell’800 e del ‘900 in Francia, dalla Falange di J. Antonio Primo de Rivera e dal movimento Carlista in Spagna, dalla Guardia di Ferro in Romania, dall’Azione brasiliana, ecc.

Un’altra variante del tradizionalismo, a dir poco pessimistica e catastrofista, tese a concepire la tradizione come la necessità di un ordine immutabile, riconducibile ad una mitica età dell’oro irrimediabilmente perduta, caratterizzata da valori tradizionali arcaici come la gerarchia, la sacralità e la ritualità, minacciati dagli eventi contemporanei. Fu caratterizzata da una spiritualità sostanziale, dalla riscoperta del mito, dal senso di appartenenza ad una comunità di destino e dal rispetto incondizionato all’autorità del capo. Possiamo riscontrare queste caratteristiche nel nazionalsocialismo tedesco, nel New Party di Mosley, nel Parti populaire di Doriot, nel Rex belga e nel partito nazionalsocialista olandese, nei movimenti giovanili di Evola e Guénon e in gran parte delle tesi elaborate dalla Nouvelle droit francese. Senza dimenticare che razzismo, antisemitismo, orientalismo, xenofobia e darwinismo sociale caratterizzarono tutte gli orientamenti culturali e politici di tutto il panorama culturale, non solo a destra ma anche a sinistra.

Il terzo filone della Destra politica si può definire nazional-sociale, quello cioè che ha caratterizzato il fascismo e i movimenti affini. La complessità ed eterogeneità del fenomeno fascista non consente di analizzare completamente tutti i suoi elementi in un così breve articolo, anche perché elementi comuni sono riscontrabili in tutte le altre tipologie di destra sopradescritte. Tra questi vanno ricordate la fedeltà alla nazione, ispirata al patriottismo, al nazionalismo, al combattentismo e all’irredentismo storico italiano, dell’Ottocento e del Primo Novecento. Altre caratteristiche furono: il primato dell’azione sulla teoria, della mobilitazione di massa, la struttura del partito unico e la milizia volontaria, l’attenzione non trascurabile ai problemi sociali che portarono a soluzioni assistenziali (quest’ultimo è stato sempre definito a torto un tema peculiare della sinistra socialista e cattolica), il tentativo di instaurare una reale collaborazione tra le classi sociali; l’ispirazione sindacalista rivoluzionaria dello Stato mediatore delle controversie del lavoro e creatore di un forte apparato industriale, militare e di sorta imperiale. Forti connotazioni di tipo sociale che permettono un accostamento al fascismo sono presenti nel salazarismo portoghese, nel peronismo argentino, in cui in campo economico ad un forte protezionismo nazionalistico, si accompagnò al tentativo di perseguire una giustizia sociale fondata sul miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.

Anche da un punto di vista culturale possiamo parlare dell’esistenza di vari tipi di Destra, in particolare in Italia.  È illuminante la lezione del giovanissimo intellettuale Francesco Giubilei che nei suoi scritti recenti ha evidenziato come nel vasto panorama culturale della destra italiana, non si debba parlare di un’unità né di forza, né di sostanza. Possiamo riscontrare elementi comuni in vari uomini di cultura di destra del Novecento: il filo-democristiano laico Giovannino Guareschi, accusato di semplicismo destrista dalla sinistra comunista; il Tomasi di Lampedusa autore de “Il Gattopardo” che criticò da destra il triste motto post – unitario “cambiare tutto per non cambiare niente”.

Il grande giornalista Indro Montanelli che fu fascista, poi polemico col regime, in seguito antifascista liberale, ma in nome di un mai rinnegato conservatorismo tradizionale. Il grande intellettuale Leo Longanesi che rinnegò fascismo e antifascismo allo stesso modo, come conservatore scontento alla ricerca di una nuova destra utopica. Anche lo scrittore Ennio Flaiano si può annoverare fra gli spiriti liberi della destra anti-conformista. Il politologo Augusto Del Noce che previde la crisi irreversibile del socialismo reale. Giuseppe Prezzolini geniale interprete dell’antirazionalismo, del pragmatismo, del modernismo cattolico, ma soprattutto dell’idealismo crociano, approdato poi nel Dopoguerra ad un conservatorismo disincantato. Giovanni Volpe, fondatore della rivista Intervento, favorevole ad un interventismo intellettuale nazionale e conservatore, non anti-democratico, ma anti-progressista sì. Il giornalista conservatore Giovanni Ansaldo che scrisse nella Rivoluzione Liberale di Pietro Gobetti. E molti altri ancora messi in risalto da pochi intellettuali di “area” come Marcello Veneziani e Gianfranco De Turris che con un coraggio senza pari continuano “a resistere su di un’irrinunciabile linea del Piave”.

Come abbiamo potuto notare la Destra è contraddittoria, a seconda dei venti della storia, può essere moderata e capitalistica, rivoluzionaria e socialistizzante. Infatti non è mai esistita un’unica Destra. Ma gli uomini della destra sono riusciti a fissare i propri punti cardinali, mai traditi dai suoi aderenti più sinceri: la parola data detta sempre di fronte all’interlocutore; la tutela dell’onore in senso non moralista; la difesa dei ricordi personali, delle memorie e dei valori personali; la fiducia nel futuro, senza paura del nuovo che avanza. In un sistema liberal-parlamentare come è oggi la Repubblica italiana, la destra politica è ormai pienamente inserita nelle regole e nel rispetto della Carta Suprema. Se da un punto di vista culturale e politico non si devono dimenticare tutte le esperienze della destra, anche le più tragiche e negative, ma anche quelle più esaltanti e vittoriose, dall’altro lato il tema della pluralità delle idee che l’ha sempre caratterizzata dovrebbe essere uno dei suoi punti di riferimento, in particolare la riflessione sui temi sociali, economici e del lavoro, sulla difesa della patria e dell’indipendenza nazionale dal neoimperialismo, i valori della famiglia (confrontandosi anche con i tempi che cambiano) in maniera laica a dogmatica e libera, senza rinnegare le proprie radici comuni romano-cristiane, nel pieno rispetto dello Ius contro ogni forma di barbarie e sopruso.

Se la storia deve avere il compito di aiutare l’uomo che voglia governare ed amministrare nel modo migliore, non commettendo gli stessi errori dei suoi predecessori, anche recenti (mi riferisco alla destra di governo degli anni ’90), è anche vero che nella vastità delle idee che hanno caratterizzato l’agire politico di destra, sarà importante in futuro, per raggiungere l’obiettivo della “chiarezza”, fissare ancora una volta, l’azione, i modi e i fini, come è avvenuto durante i migliori momenti della vita politica della Destra.

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