Le leggi contro l’omosessualità nel mondo e l’ipocrisia della sinistra.

Mentre le associazioni LGBT e i politici di sinistra denunciano un aumento – smentito dai dati – di “discriminazioni” e crimini omofobici e transfobici non spendono nemmeno una parola sul mondo islamico, e non solo, dove l’omosessualità è generalmente vietata ed è considerata un reato, a volte passibile della condanna a morte, in queste nazioni: Mauritania, Somalia, Sudan, Afghanistan, Iran, Pakistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen e Qatar.

Il Qatar. Sì proprio quella nazione con cui abbiamo stretto, con Fratelli d’Italia unico partito contrario, un accordo su scambi culturali, , ricerca scientifica ed università. Ma in questo caso la sinistra e il mondo Lgbt non hanno detto nulla.

Recentemente la sinistra italiana ed europea si è scagliata contro quella che hanno definito “legge Orban anti LGBT” che, invece, è una legge che contrasta la propaganda gender nelle scuole e verso i bambini anche se con toni e impostazioni che denotano una diversa sensibilità sul tema rispetto a quella diffusa in Europa occidentale.

Una durezza nei confronti della legge ungherese che non si riscontra nei confronti degli stati islamici che perseguitano veramente e in modo molto duro gli omosessuali.

Favorire interscambi di studenti delle scuole e delle università e organizzare manifestazioni sportive negli stati dove l’omosessualità è un reato espone giovani e atleti omosessuali a gravi pericoli per la propria incolumità. Un aspetto che Fratelli d’Italia ha più volte evidenziato in occasione degli assurdi accordi di cooperazione in ambito culturale, formativo e sportivo siglati dall’Italia con questi stati.

Non si comprende come si possa contestualmente sensibilizzare l’opinione pubblica sul pieno riconoscimento dei diritti LGBT e al contempo promuovere l’interscambio culturale e formativo con stati che perseguono penalmente gli individui in base al loro orientamento sessuale. Ipocrisie inaccettabili che Fratelli d’Italia intende smascherare con la mozione presentata alla Camera e al Senato perché parlare di diritti degli LGBT+ in Italia e poi non curarsi di quello che accade nel mondo e, peggio, stringere rapporti commerciali, educativi, politici con nazioni dove l’omosessualità è reato non solo è grave ma è, soprattutto, la dimostrazione che l’ipocrisia della sinistra è totale e che le “battaglie per i diritti”, tipo , non servono per ottenere veri o presunti diritti e vere o presunte tutele ma altro.

Per questo motivo Fratelli d’Italia ha presentato una mozione per impegnare il Governo ad attivarsi presso le sedi europee affinché la UE condanni apertamente e prenda le distanze dagli Stati che prevedono nei loro ordinamenti il reato di omosessualità, non stringa con essi accordi di cooperazione culturale riguardanti programmi e progetti comuni di collaborazione tra le istituzioni scolastiche e universitarie e revochi quelli già esistenti;

ad attivarsi presso le competenti autorità sportive, nazionali e internazionali, affinché sia preclusa agli Stati che prevedono come reato le relazioni consensuali tra persone adulte dello stesso sesso, l’organizzazione di manifestazioni sportive internazionali, anche al fine di tutelare l’incolumità degli atleti omosessuali e affinché, comunque, non vi partecipino le squadre italiane”.

Cosa faranno i partiti che denunciano ovunque l’omofobia tranne dove realmente c’è?

Saranno coerenti o continueranno, come sempre, a inseguire un interesse ben diverso da quello che dicono?

Ecco il testo della mozione

Il testo della mozione di Fratelli d’Italia contro gli stati che prevedono reati contro l’omosessualità.

premesso che

secondo l’ultimo rapporto, pubblicato nel dicembre 2020, dall’Ilga World (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association), che conta più di 1600 associazioni di 150 diversi Stati e che, ogni anno, raccoglie i dati sulle condizioni di chi è discriminato per l’orientamento sessuale, sono ben 69 gli Stati che considerano come reato le relazioni consensuali tra persone adulte dello stesso sesso spesso in virtù dell’applicazione della sharia, la legge coranica all’interno del proprio ordinamento;

secondo i report dell’Ilga le pene per chi compie atti omosessuali variano a seconda delle nazioni: i più prevedono pene variabili da un anno fino all’ergastolo, mentre  “in 11 di tali Paesi l’omosessualità è ancora passibile di pena capitale.”, come si legge sul sito del Consiglio europeo; di questi ben 6 prevedono esplicitamente la pena di morte per atti sessuali omosessuali consensuali (Brunei, Iran, Mauritania, Nigeria, Arabia Saudita e Yemen), mentre per gli altri 5 (Afghanistan, Pakistan, Qatar, Somalia e gli Emirati Arabi Uniti), secondo alcune fonti consultate dall’ILGA, “la pena di morte potrebbe essere potenzialmente imposta”, attraverso l’applicazione di norme previste dai rispettivi ordinamenti;

ciononostante, con molti di questi Stati l’Europa e l’Italia hanno stretto e stringono accordi di cooperazione in materia di , università e ricerca scientifica che prevedono programmi e progetti comuni di collaborazione tra le istituzioni scolastiche e universitarie dei rispettivi Stati (come, ad esempio, quello tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Qatar approvato lo scorso 27 maggio 2020 e divenuto legge 5 giugno 2020, n.64);

ne deriva il paradosso che mentre in Italia e in Europa si conducono battaglie per il pieno riconoscimento dei diritti LGBT, il Parlamento italiano legittima, attraverso gli accordi di cooperazione culturale, gli ordinamenti che contemplano il reato di omosessualità e la persecuzione degli individui in base al loro orientamento sessuale;

incentivare scambi culturali e di formazione giovanile, nonché partecipare ad eventi sportivi internazionali, in questi Stati in cui l’omosessualità è considerata un reato, può esporre giovani ed atleti omosessuali al grave rischio di vedersi imputati e magari condannati alle gravissime pene previste per il loro orientamento sessuale;

impegna il Governo

ad attivarsi presso le sedi europee affinché la UE condanni apertamente e prenda le distanze dagli Stati che prevedono nei loro ordinamenti il reato di omosessualità, non stringa con essi accordi di cooperazione culturale riguardanti programmi e progetti comuni di collaborazione tra le istituzioni scolastiche e universitarie e revochi quelli già esistenti;

ad attivarsi presso le competenti autorità sportive, nazionali e internazionali, affinché sia preclusa agli Stati che prevedono come reato le relazioni consensuali tra persone adulte dello stesso sesso, l’organizzazione di manifestazioni sportive internazionali, anche al fine di tutelare l’incolumità degli atleti omosessuali e affinché, comunque, non vi partecipino le squadre italiane.

Leo Valerio Paggi
Leo Valerio Paggi per La Voce del Patriota.
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