Le priorità del PD e di Elly Schlein: liberalizzare la cannabis. E i medici dicono no

In contesto molto complesso a livello internazionale, il PD ha finalmente scelto la sua linea . Sono trascorsi ormai diversi mesi dal 7 ottobre e i dem, finora, non avevano quasi mai preso una decisione netta su Israele e Palestina. Come pure a due anni dallo scoppio del conflitto in Ucraina, i dem hanno fatto non poca fatica a chiarire la loro posizione e la loro strategia per il futuro. E poi sul fronte interno, incalza il dibattito sul terzo mandato che alcuni democratici vogliono sposare. E tra tutti i temi, nessuno di questo è stato capace di riunire le voci dei vari membri, in nessun caso il PD è riuscito a far fronte comune, apparendo costantemente dilaniato dalle correnti interne e dalla debole leadership di Elly Schlein.

Ieri però la svolta: l'italo-svizzera è finalmente riuscita trovare un argomento su cui il PD può dirsi forte, che riunisce tutti i suoi membri e che può ergersi a battaglia fondamentale e simbolo di partito. La legalizzazione della cannabis. Elly Schlein, tra guerre varie e crisi interne, ha veramente scelto la legalizzazione della cannabis come argomento per il quale battersi, per di più definendola una “battaglia importante”. Lo ha fatto ieri, intervenendo all'evento “Per gli Stati uniti d'Europa” organizzato a Roma da +Europa. Forse l'ha detto per essere ben vista dai padroni di casa, forse l'ha detto per avvicinarsi (più di quanto non sia già vicina) al mondo radicale della sinistra. Fatto sta che Elly Schlein ha segnato la via da percorrere dai dem prendendo a modello la Germania: è sempre di ieri infatti la notizia secondo la quale il Bundestag ha dato il via libera alla cannabis nel Paese; un via libera comunque calmierato e limitato da alcuni paletti (come un peso massimo di detenzione o un numero massimo di piante coltivabili). Su questo Elly Schlein però fila dritto, senza mezzi termini, ma pure senza argomentare: sembra quasi che parli per slogan, per sentito dire. Della serie: io ho dato l'idea, la butto lì, poi gli altri la svilupperanno. Un lavoro di facciata. E infatti è arrivato subito il parere contrario dei medici, che non si fermano agli slogan e rispondono nel merito: “Per noi medici – fa sapere la Federazione degli Ordini dei medici italiani – non è auspicabile l'utilizzo della cannabis al di fuori delle indicazioni terapeutiche, a scopo antalgico. È indubbio che il consumo può creare una serie di problemi e di dipendenze, seppure limitate rispetto ad altre sostanze, che sono anch'esse forme di malattia”. E ancora: “Dal nostro punto di vista la preoccupazione è che le malattie aumentino. Se questo fosse evitabile, sarebbe tanto guadagnato”. Il no è categorico: “Noi che facciamo questo lavoro, così come per le sigarette, diciamo che serve attenzione alla cannabis. Non dovrebbe essere consumata fuori dalla prescrizione terapeutica, punto”.

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