Le rivelazioni del Canale N.D: Dalle disumane carceri russe alla morte di Alexei Navalny

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In un pubblicato dallo youtuber di origine russa ed ucraina, noto sul web con il nome di “Canale N.D.”, il divulgatore parla della situazione delle carceri russe partendo dalla morte dello stesso Alexei Navalny, il quale avrebbe passato 295 giorni nelle celle di massima sicurezza del carcere IK-3, molto vicino al circolo polare artico, piuttosto simile alla definizione di un Gulag.

Lo youtuber, durante il video, illustra il perimetro delle celle russe, la grandezza – Secondo quanto raccontato – è di 2×3 metri, con quello che assomiglia molto ad uno sgabello di legno, un letto d'acciaio, un bagno alla turca, un lavandino ed una finestra piccolissima, chiaramente protetta dalle sbarre.

La camera di prigionia verrebbe aperta soltanto dalle ore 21 alle ore 5, per il resto del tempo, ai detenuti è concesso camminare all'interno della camera oppure stare seduti sullo sgabello di legno; Per un ora al giorno si possono scrivere lettere, ma soltanto tramite l'autorizzazione dei piani alti, mancando l'areazione, in estate i detenuti patiscono le alte temperature, mentre l'inverno soffrono per il clima gelido. Per due volte al giorno viene fornita una zuppa, mentre il supporto medico è totalmente assente.

Qualsiasi tentativo di svago è vietato, mentre spesso, anche i detenuti con problemi fisici piuttosto rilevanti, vengono portati nelle gattabuie senza alcun remore dei gestori penitenziari e tantomeno degli alti funzionari russi.

In una lettera dello stesso Alexei Navalny, letta dallo youtuber, traspare la sofferenza a cui sono predisposti i detenuti: spesso alcuni di loro vengono internati per futili motivi ed è obiettivamente chiaro che le celle siano fatte appositamente per far deperire e consumare i prigionieri fino alla morte.

Nulla di cui stupirsi, d'altronde molti oppositori politici sono stati avvelenati dal regime russo per la loro mancata adesione, tanti sono stati avvelenati e molti manifestanti sono stati arrestati, costretti al silenzio nelle carceri, dopo aver elargito pubblicamente le proprie convinzioni contro la e contro la repressione di Putin e degli oligarchi del Cremlino.

Chiaramente le autorità russe, così come lo stesso governo, non sono disposte a cedere di un millimetro alle continue violazioni dei diritti umani di base, investendo sul controllo sociale ed ovviamente anche investendo maggiormente sul versante militare, per concludere l'opera di conquista del territorio ucraino e per stabilire un ulteriore monopolio propagandistico a senso unico.

Uno stato che , per la metodologia utilizzata nel soffocamento delle obbiezioni, non differisce quasi per niente dal regime dell'URSS: tutto questo fa immaginare come il retaggio delle dittature proto-comuniste sia ancora attivo sotto molti punti di vista.

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Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
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