Le sei leggi della propaganda di sinistra.

Quando parliamo di “regime” non intendiamo necessariamente quello politico, legato a un determinato governo o a una precisa forma istituzionale. Regime è anche quello esercitato dai media e dalla sfera culturale, che potremmo chiamare regime discorsivo o dell’immaginario: questo regime può anche entrare in conflitto con quello politico e in ogni caso opporsi, con tutta la sua forza, a un governo legittimamente insediato: ricordiamo cosa accadde a Trump e immaginiamo cosa accadrà quando vincerà il centro destra in Italia. Per questo occorre conoscere bene la retorica dominante del regime dell’immaginario, che è essenzialmente progressista.

Ci aiuta un pezzo di Michael Anton su “American Mind” del 26 luglio. Anton, uno dei principali intellettuali conservatori statunitensi, ha preso parte allo staff di Trump alla Casa Bianca, anche se oggi ritiene occorra rivedere l’esperienza di quella presidenza , tanto più nel caso Trump voglia ripresentarsi, come a oggi probabile. Ebbene uno dei Limiti del trumpismo di governo è stato quello di sottovalutare il regime dei media, che sono quasi totalmente progressisti. Anton studia le retoriche dei media e in generale della sfera progressista e compone una “rapida guida alla propaganda di regime”, fondata su alcune “leggi”.

La prima è quella della “meritata impossibilità”: la propaganda spiega che le previsioni dei conservatori sono catastrofiche e non accadranno mai (ad es da noi sul Ddl Zan la propaganda insiste che non ci sarà nessuna censura). Ebbene è solo un modo per far passare leggi sempre più radicali: puntualmente, nel passato, le previsioni più pessimistiche dei conservatori si sono realizzate.

La seconda legge è quella della “celebrazione del parallasse”. Per la propaganda del regime, lo stesso evento o la medesima azione devono essere valutate e giudicate in maniera diversa a seconda del posizionamento dell’attore: ad esempio, il medesimo epiteto considerato “sessista” o “razzista” se pronunciato da qualcuno di destra , sarà considerato “inclusivo” se a farlo proprio sarà qualcuno di sinistra.

Se poi l’ipocrisia fosse troppo evidente scatta la terza legge, quella della “contraddizione salutare “, che consiste semplicemente nel censurare la notizia.

La quarta legge è quella della “esortazione al sorriso”, di fronte alle azioni anche violente della sinistra i conservatori sono esortati a non reagire, anzi a sorridere, pena essere tacciati delle peggiori nefandezze.

La quinta legge, l’”imperativo della bugia” , non ha bisogno di spiegazioni mentre la sesta è quella della “controaccusa di inimicizia” ed è una delle conseguenze a cui va incontro chi non obbedisce alla quarta : se di fronte alle bastonate non sorridi, ma reagisci o almeno ti difendi, ecco che il regime ti dipinge come il nemico, il sovversivo, l’estremista.

L’ultima legge è quella della Rieducazione: lo sforzo della propaganda di regime è quello di renderti “migliore “, attraverso la martellante ripetizione dei suoi slogan. Se non funzionasse, si ricomincia da capo, in una sorta di infernale circolo senza fine.

Lo sguardo tagliente di Anton è diretto verso gli Usa dove regime politico e mediatico ora coincidono: da noi, in Italia, pure, anche se in maniera meno plastica ed evidente che in Usa. Per questo vale anche qui l’esortazione finale di Anton “il regime è potente quindi la nostra resistenza va calibrata con cura. Ma se la nostra mente resterà libera, vinceremo noi”

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

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Luca

Bellissimo pezzo! Prof. Gervasoni é sempre aggiornatissimo e positivamente critico leggendo articoli sia nazionali che di testate estere dall’alba al tramonto e anche oltre il calar del sole. É una fortuna averlo a “La Voce del Patriota”, e bravi voi a dare spazio ai suoi articoli che puntualmente leggo con vivo interesse. Continuare così. Vi sostengo!

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