L’eredità dei migliori: PNRR in ritardo, aveva ragione Giorgia Meloni.

Nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza il governo ha riconosciuto che i soldi spesi per gli investimenti legati al Pnrr sono stati meno di quanto preventivato. Questo significa che alcuni progetti sono in ritardo.

Lo documenta il portale informativo della Openpolis, fondazione indipendente e senza scopo di lucro che promuove progetti per l’accesso alle informazioni pubbliche, la trasparenza e la partecipazione democratica.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Nadef

Nello specifico, sintetizza Openpolis, “il Def prevedeva una spesa totale di circa 29,4 miliardi di euro, ridotta poi a 15 nella Nadef (-14,4 miliardi). Se invece si considera l’intero percorso del Pnrr sin qui (quindi anche con i dati relativi al 2021) le spesa complessiva prevista ammontava a 33,7 miliardi di euro circa, con una riduzione complessiva di 13,2 miliardi. Ne consegue che il ritardo dovrà essere recuperato negli anni successivi per concludere tutti i progetti entro il 2026. Secondo le stime della Nadef, dovranno essere spesi 40,9 miliardi nel 2023, 46,5 miliardi nel 2024, 47,7 miliardi di euro nel 2025 e 35,6 miliardi nel 2026. Molto di più di quanto speso complessivamente finora. Il che da un’idea delle difficoltà che attendono il prossimo governo.”

A proposito del prossimo Governo. Solo pochi giorni fa, Giorgia Meloni, aveva affermato che  “ereditiamo una situazione difficile: i ritardi del Pnrr sono evidenti e difficili da recuperare e siamo consapevoli che sarà una mancanza che non dipende da noi ma che a noi verrà attribuita anche da chi l’ha determinata”. 

Apriti cielo, come al solito! Il mainstream mediatico draghiano ad ogni costo l’ha accusata in sostanza di raccontare frottole per voler prendere tempo e magari mettere le mani avanti.

Draghi stesso, punto sul vivo, ha sentito il bisogno di controbattere e a suo modo rispedire le “accuse” al mittente. ‘L’Italia ha raggiunto tutti gli obiettivi’ ha detto durante la cabina di regia del 5 ottobre, “Non ci sono ritardi nell’attuazione del PNRR: se ce ne fossero, la Commissione non verserebbe i soldi” ha precisato.

E su queste dichiarazioni del presidente del consiglio uscente è partito il coro quasi unanime di chi nel botta e risposta Draghi-Meloni, senza approfondire, si schierava dalla parte dei “migliori”.

Poi è venuta la nota di aggiornamento e con essa il bagno di realtà: quanto sostenuto da era ed è assolutamente corretto perchè i ritardi ci sono eccome e non su un aspetto secondario del PNRR, perchè si tratta dei soldi che si prevedeva di spendere che non sono stati ancora spesi, tanto che nel 2022 l’Italia spenderà circa la metà dei fondi previsti.

Risulta dunque oggettivo che il governo degli ex migliori lascia al nuovo esecutivo, che sarà molto probabilmente a guida con la maggioranza di centrodestra, una bella gatta da pelare, proprio su uno dei temi più spinosi e urgenti per l’Italia.

Per approfondire

Abbiamo speso meno fondi Pnrr del previsto

Redazione
Redazione
La Redazione de La Voce del Patriota

1 commento

  1. Ovviamente il sopravvalutato detto “il migliore” doveva reagire: Draghi stesso, punto sul vivo, ha sentito il bisogno di controbattere e a suo modo rispedire le “accuse” al mittente dicendo ‘L’Italia ha raggiunto tutti gli obiettivi’ … Gli obiettivi che il world economic forum ha chiesto a Draghi di realizzare, ovvero distruggere le piccole-medie imprese italiane. Tra chiusure, imposizioni anticostituzionali, guerra, e ora crisi energetica l’obiettivo richiesto dalle élite mondialiste per l’Italia indubbiamente è stato raggiunto. L’ondata che ci aspetta quest’inverno è un’ondata di fallimenti di imprese familiari e disoccupazione massiccia se non si fa un’inversione ad U rispetto alla visione di governo di Draghi, che, l’ha detto lui stesso, tutela le Corporations.

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