L’Europa rimanda i problemi e il conto da pagare sarà più salato

Ciò che in molti paventavamo si è alla fine realizzato. Gli sconfitti delle elezioni europee, i socialisti continentali di S e D, (Socialisti e Democratici), ai quali appartiene la SPD del cancelliere tedesco Olaf Scholz, superata da AfD, e i sedicenti liberali di Renew Europe, in cui troviamo il partito del presidente francese Emmanuel Macron, umiliato da Marine Le Pen, hanno trascinato il Partito Popolare Europeo, cresciuto invece l'8 e il 9 giugno scorsi, nell'operazione di sostenere la rielezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione UE, lanciando inoltre l'ex premier socialista del Portogallo Antonio Costa come presidente del Consiglio europeo e la premier estone Kaja Kallas in qualità di Alto Rappresentante per la estera della Unione Europea. Socialisti e Renew hanno brigato e brigano per escludere da ogni trattativa il terzo gruppo, dopo PPE e S e D, dell'Europarlamento, ossia, i conservatori di ECR, (Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei), guidati da Giorgia e nei quali milita Fratelli d'Italia.

Il PPE non è un monolite e diverse sue componenti, fra le quali quella italiana costituita da Forza Italia e dal leader forzista Antonio Tajani, non sono per nulla d'accordo con la tentazione, parecchio sponsorizzata sia da Macron che da Scholz, di isolare i conservatori, usciti peraltro vincenti dalle Europee, e di mancare di rispetto nei confronti dell'Italia, che, a differenza di Francia e Germania, ha un governo in carica che è stato rafforzato dal voto europeo. Ma il vecchio establishment continentale, il quale ha fatto il bello e il cattivo tempo per tanti anni, non molla l'osso facilmente e cerca di arginare finché può la comunque inarrestabile volontà dei popoli d'Europa, i quali hanno già fatto intendere in mille modi di aspirare ad una Unione del tutto diversa dall'attuale. L'Italia, tramite la premier Meloni durante l'ultimo Consiglio europeo, ha bocciato la riedizione della cosiddetta maggioranza Ursula, tale e quale a quella del 2019, perché fortemente irrispettosa del parere dato dagli elettori del Vecchio Continente l'8 e il 9 giugno scorsi, che ha cambiato il quadro in confronto a cinque anni fa.

C'è una questione di metodo e di merito, infatti, Roma si astiene sul bis di Ursula von der Leyen, ma è contraria in modo netto alle nomine di Costa e Kallas, appartenenti a gruppi europei che hanno perso le elezioni. Fra l'altro, già un ex primo ministro socialista portoghese si trova ai vertici del mondo, parliamo di Antonio Guterres segretario generale dell'ONU, e non ha dimostrato finora grandi virtù, fra l'ignavia di fronte alle aggressioni russe in Ucraina e la vergognosa equidistanza adoperata tra i terroristi di Hamas e Israele. Antonio Costa, prima di divenire anch'egli premier, è stato ministro nel governo di Guterres, perciò, non vorremmo ritrovarci ai piani alti della UE una brutta copia dell'attuale numero uno del Palazzo di Vetro.

L'Italia anzitutto, prima ancora di ECR e della leadership di , merita considerazione e otterrà senz'altro un Commissario di peso, tuttavia, non è possibile per il Governo italiano avallare una mossa da Ancien Regime che porta la UE a perseverare nei propri errori, già condannati in maniera ripetuta dai cittadini del continente. Non è Roma ad isolarsi o a subire imbarazzanti castighi, come raccontano le solite sinistre de noantri, ma è l'Europa che, ignorando la disaffezione popolare e l'entusiasmo per il progetto europeo ormai spento, (parliamo da anni di Istituzioni comunitarie percepite come luoghi lontani e persino ostili verso i popoli), continua a tramare operazioni di palazzo elitarie e si isola essa stessa da chi la mantiene in piedi ogni giorno, ovvero, i suoi abitanti.

Il Governo italiano, così come ha fatto finora, sarà responsabile in Europa, ma non gli si può chiedere di rendersi complice di una politica che non fa altro che rimandare la soluzione dei problemi, e rimanda oggi, rimanda domani, poi il conto da pagare si fa sempre più salato. Macron e Scholz credono forse di averla fatta franca, ma non fanno altro che rafforzare ulteriormente coloro i quali lottano per una Unione Europea diversa come Fratelli d'Italia, Rassemblement National e tutti i conservatori del continente. Lo vedremo fra poche ore in Francia.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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