L’intervista. Dal ghetto alla Biblioteca Nazionale, una svolta per Pino Rauti

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“Dal ghetto alla Biblioteca nazionale, un bel cammino per Pino Rauti e per la Destra italiana”. Isabella Rauti, senatrice e in parte custode della memoria di suo padre, lo dice con gli occhi ancora lucidi e la voce un pò tremolante di chi sa di aver compiuto un passo enorme e, forse, insperato. Al punto che, quasi, ancora non ci crede a questo grande riconoscimento. “Un sogno” le piace ripetere, un pò anche a se stessa, ma con la consapevolezza che “nessuno potrà più marginalizzare la figura politica ed intellettuale di Pino Rauti”. E qui la voce da insicura si fa orgogliosa, perchè questo Fondo archivistico suona un pò come un conto saldato con chi troppo velocemente aveva voluto mettere da parte Pino Rauti. Invece “lui adesso ci sarà per sempre, nella cultura e nel pensiero politico italiano”.

Senatrice, suo padre, Pino Rauti, avrà un fondo archivistico e librario all’interno della Biblioteca centrale nazionale di Roma. Si chiude un cammino lungo, che naturalmente non può essere visto soltanto in chiave personale…

“Senza dubbio. Non è solo un tributo all’uomo ma anche a un mondo, a un contesto politico e culturale di cui lui è stato un esponente di primo piano. Se volgo lo sguardo non trovo altri uomini della Destra a cui sia stato riconosciuto un tale onore. Per carità, ci sono figure di grande spessore come mio padre a cui la storia ha tributato e riconosciuto grandi meriti ed onori. Ma certamente è un’altra cosa entrare a far parte della Biblioteca nazionale. E’ un riconoscimento eccezionale e credo che serva anche a fargli giustizia. Per sempre”.

Un pò una rivincita?

“I fatti e gli eventi che stiamo vivendo dimostrano quanto mio padre fosse avanti, visionario nelle teorie e precursore nelle idee. Pino Rauti è stato un politico sempre un passo in avanti rispetto agli altri. Ha avuto la capacità decenni prima di vedere dove l’Italia, il mondo, specie quello occidentale, sarebbe andato. Mi viene da sorridere quando oggi ascolto o leggo ‘aiutiamoli a casa loro’ o si grida alla minaccia islamica. Pino Rauti aveva predetto tutto questo prima che accadesse”.

Insomma, questo Fondo oltre a consentire di apprezzare meglio il suo pensiero potrebbe contribuire a codificare meglio gli eventi di oggi?

“L’imponente lavoro che ho svolto nella raccolta e catalogazione, a cui hanno dato un contributo decisivo i miei collaboratori, mi ha consentito di entrare a contatto con l’opera di un uomo che ebbe la capacità di leggere fenomeni che quarant’anni fa erano solo in fieri e che oggi invece riconosciamo come emergenze. Ad esempio la crisi della Sinistra, e più in generale delle categorie politiche ottocentesche di destra e sinistra. Pino Rauti aveva individuato una terza via oltre il liberalcapitalismo ed oltre il marxismo e su questo si era interrogato. Chiedendosi quale dovesse essere lo sbocco e quale prospettiva si dovesse aprire per contrastare questa crisi”.

Nasce così la terza via?

“Appunto. E come non vedere nell’affermarsi del Movimento Cinque Stelle il frutto della crisi delle ideologie, e di una classe politica che non ha saputo opporre i giusti correttivi ideali. Soluzioni che consentissero di fermare l’emergere di movimenti che hanno la loro ragion d’essere proprio nell’antipolitica e nell’odio sociale. Nella destrutturazione delle categorie politiche. Dobbiamo ammettere che una terza via, come la teorizzava mio padre, non si è ancora realizzata.”

Qualcuno forse aveva pensato che la terza via potesse essere la ‘Seconda Repubblica’…

“Per carità, il suo fallimento conferma che non era quella la terza via da cercare. Altrimenti il risultato elettorale del 4 marzo sarebbe stato diverso “.

Torniamo al Fondo archivistico. Adesso sarà possibile cogliere anche il valore intellettuale di Pino Rauti.

“Sì. Nelle sue carte emerge il politico ma anche l’uomo, l’intellettuale ed anche una persona perseguitata dalla giustizia. Fino al 2012. Il suo pensiero fu eretico, profetico e lungimirante ma soprattutto radicale rispetto ai suoi tempi. Le sue carte consentono di affacciarsi su di un mondo fantastico che meritava di essere trasmesso e tramandato, messo a disposizione delle prossime generazioni. Contemporaneamente è possibile avere uno spaccato profondo e realistico del Msi, della sua storia e delle sue evoluzioni”.

Non solo libri, quindi?

“No assolutamente. Per carità, di libri ce ne sono ed anche tanti, oltre 3mila. Ma poi ci sono carteggi privati come le lettere dal carcere, quelle dal campo di prigionia, o del periodo della segreteria del Msi. E articoli, minute, appunti, stralci di interventi, mozioni congressuali. Non voglio dire che questo materiale sia più importante dei libri, ma assume un significato particolare. Puoi respirare la storia del Msi, coglierne le sue varie fasi ed i mutamenti che ha subito. Immergersi in quel contesto socio-culturale e capire la difficoltà in cui si dovevano muovere coloro che avevano deciso di fare una politica missina e, nel caso di mio padre, di destra sociale e nazionalpopolare”.

Lei è una senatrice di Fratelli d’Italia, pensa che suo padre sarebbe al suo fianco?

“(Sorride)…Pino Rauti, come tutti gli esponenti politici e culturali che travalicano il loro tempo, è difficile imprigionarlo in un partito o in una specifica visione politica. E non mi sono mai arrogata il diritto di dire dove starebbe oggi di casa politica. Io sono convinta che Fratelli d’Italia sia l’unica realtà politica che legittimamente può rivendicare un legame profondo con il mondo missino e più in generale che si richiama ai valori della Destra. Chi guarda a Destra non può che farlo attraverso noi. La Destra italiana è Fratelli d’Italia e Fratelli d’Italia è la Destra italiana di oggi”.

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