lunedì, Novembre 30, 2020

L’Italia come la DDR, governata da un politburo (Cts) e dalle delazioni

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L’Italia come la DDR? Una provocazione? O forse è quello verso cui sta pericolosamente scivolando il nostro Paese. Sia chiaro nessuno qui nega che sia in corso la più grave pandemia che abbia colpito l’Italia e il mondo intero, e nemmeno che il virus non esista, come qualche terrapiattista continua a sostenere, ma il problema è la catena di comando che sta imponendo agli italiani sacrifici e limitazioni alle proprie libertà scolpite nella Costituzione. Quel Comitato Tecnico Scientifico alle cui analisi e dati il governo sembra aver affidato ogni decisione, quasi come se fosse l’oracolo di Delfi.

Anche per il Dpcm di ieri che ha imposto all’Italia un lockdown ‘dolce’ con la chiusura della ristorazione alle 18; la serrata dello sport, di cinema e teatri; il ricorso alla didattica a distanza per le superiori e università. E come confermano, tra l’altro, le parole del premier Conte nel corso della conferenza stampa di domenica: “Ciò che ci ha spinto a intervenire così a breve è stata la riunione di venerdì con i dati elaborati dal Comitato tecnico scientifico. Abbiamo avuto un lungo confronto e i dati ci hanno indotto a intervenire”.

Ed è stato così anche per le altre decisioni prese nei giorni e nei mesi scorsi, fino a quella che portò a marzo a chiudere tutto il Paese. Insomma, il nostro destino e le nostre vite, ma soprattutto il futuro delle imprese e dei lavoratori italiani, sono legati ai dati e alle analisi del Cts.

Ma chi sono i componenti di questo onnipotente e infallibile Cts? Esperti virologi di fama internazionale? Consumati medici che vivono a pane e virus? Niente affatto, i componenti sono medici, alcuni brillanti e degni di menzione, ormai con i gomiti dei camici consumati dalle scrivanie, ma che poco hanno a che fare con virus.

Basta andare sul sito della Protezione Civile per rendersene conto. Lì è pubblicato il decreto del Capo Dipartimento, Angelo Borrelli, in data 5 febbraio 2020 con cui venne istituito il Comitato. E all’interno c’è la lista dei componenti: il coordinatore dell’Ufficio promozione e integrazione del Servizio nazionale della protezione civile del Dipartimento della protezione civile, con funzioni di Coordinatore del Comitato; il Segretario Generale del Ministero della salute; il direttore generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute; il direttore dell’Ufficio di coordinamento degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera del Ministero della salute; il direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani”; il presidente dell’lstituto superiore di sanità; il dott. Alberto Zoli, componente designato dal presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome.

Non c’è che dire, tanti nomi altisonanti ma, con tutto il rispetto, che c’entrano con la lotta al Coronavirus. Forse, soltanto il direttore scientifico dello Spallanzani sembra avere una qualche competenza in merito. Vabbè, qualcuno dirà, era così all’inizio della crisi ma poi con l’arrivo della pandemia il Comitato è stato ampliato inserendo i virologi.

Buona la prima ma non la seconda deduzione. Il 18 aprile è stata emessa un’Ordinanza del capo dipartimento della Protezione Civile (Ocdpc) che ha annullato la precedente decidendo per l’ampliamento del numero dei componenti. Ma anche qui non c’è traccia di virologi. Abbiamo esperti in malattie tropicali, esperti in medicina del lavoro, oppure laureati in Economia e commercio o Giurisprudenza, e finanche un generale medico che tra i suoi crediti vanta una Specializzazione in Geriatria e Gerontologia presso l’Università degli Studi di Bari ed una Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Ma di virologi nemmeno l’ombra. Non c’è che dire una stranezza visto che ormai questi imperversano in tutti i salotti televisivi, al punto che chiunque italiano è in grado di riconoscerli e, chissà, anche di suggerire qualche nome al capo della Protezione Civile.

Non sarebbe stato forse il caso, anzichè farli accomodare nelle poltrone degli studi tv, di inserirli nella lista del Cts? Chiaro non tutti, ma un Galli o un Bassetti, oppure ancora un Palù o la dottoressa Capua non avrebbero potuto dare il loro contributo?  O anche Andrea Crisanti, che nel pieno della pandemia supporto il presidente Zaia nell’azione di contrasto al contagio, non avrebbe fatto comodo averlo nel Cts?

Non tutti sono virologi ma almeno qualche nozione in materia ce l’hanno e avrebbero fatto comodo in questo momento. Come senz’altro in questa situazione sarebbe tornato utile avere nella pancia del Cts anche qualche rappresentante delle categorie produttive, o un dirigente di Confindustria, oppure del mondo del lavoro. In fin dei conti le decisioni prese dal governo sui dati del Cts impattano direttamente, e purtroppo finora negativamente, sull’economia nazionale. Quindi non sarebbe stato male avere qualcuno che ne capisse qualcosa.

E invece nè di virologi nè di rappresentanti del mondo dell’impresa e del lavoro c’è traccia. Non c’è che dire, una scelta quanto mena bizzarra che getta più di qualche perplessità su questo Ctc, che più che tecnico e scientifico sembra assomigliare ad un organismo burocratico autoreferenziale che, peraltro, decide in maniera quasi insindacabile (qualcuno ricorda la vicenda della secretazione degli atti del Cts?).

Insomma un Politburo, come quelli in voga nei tristi anni dei Paesi a socialismo reale tipo la DDR, a cui nei fatti il governo Conte ha rimesso le scelte strategiche di questo Paese, mettendo nelle sue mani il destino di famiglie, lavoratori e imprese.

Ecco perchè dire che oggi l’Italia assomiglia meno a una repubblica parlamentare e più a una democratica non è una provocazione. Basterebbe anche ricordarsi di quanto disse qualche settimana fa il ministro Speranza rispondendo a Fabio Fazio su come il governo sarebbe riuscito ad evitare assembramenti nelle feste private: le segnalazioni dei vicini.

Ecco la delazione, l’altro pilastro su cui si fondava la DDR. Della serie due indizi fanno una prova…

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