L’offensiva del declino: dai deliri di Biden all’imbrattamento del “Fante d’Italia”

Il fiato anticulturale Woke sta continuando imperterrito a travolgere i Paesi occidentali, lo vediamo ogni giorno con dimostrazioni veramente insensate e utilizzate per colpevolizzare il passato senza averne la benché minima conoscenza, senza un filo logico realmente comprensibile. Sembra una storia di qualche anno fa, ma a quanto pare non è ancora finita.

Partiamo dai soliti sproloqui del Presidente americano Joe Biden, il quale dalla sua elezione si trova in evidente stato confusionale viste le sparate colossali che puntualmente propina ai suoi interlocutori ed al povero pubblico che lo sta ancora ad ascoltare. L'ultima riguarda proprio un'uscita di alcuni giorni fa “Sono la prima Vicepresidente afroamericana”: non si sa cosa gli dicesse il cervello in quel momento – e in molti altri – ciò che conosciamo è la sua irresistibile forza di prendere a calci e pugni la razionalità , annientandola con delle sciocchezze ciclopiche fuori da ogni concezione umana. Scene che fanno ridere, certo, ma purtroppo sono di una gravità inaudita. Poi magari qualcuno tra i Dem si starebbe preoccupando per la vittoria di Trump, peggio non può fare dell'ultimo, ormai sempre più vicino a diventare la copia del Presidente americano rintronato nel film parodico Scary Movie 3.

Tra inciampi, cadute fisiche e di stile, figure barbine davanti ai Leader, l'attuale Governo americano è riuscito a non cadere prima del tempo: sappiamo una cosa, non sono affatto bravi a scegliere i Leader, ma sulla gara di attaccamento ai posti di comando proprio non li batte nessuno, ma anche qui “Mai dire mai”.

Bisogna fare attenzione però, perché le derive nordamericane ormai divenute dei veri e propri naufragi in balia di un vento sconosciuto, sono riuscite incredibilmente a raggiungere anche l'Europa: la precaria situazione tra Gaza e Israele è tutt'altro che terminata e neanche a dirlo il mondo si è popolato di attivisti e neo-esperti di geopolitica convinti che postando l'immagine “All eyes on Rafah” salveranno la vita a tutti quei poveri civili rinchiusi in una striscia di terra che potrebbe da un momento all'altro annientarli totalmente.

Il culmine della porcata è stato toccato dai Manifestanti Pro-Pal, i quali di palestinese hanno ben poco, stando alle idiozie che commettono durante le proteste mascherate da appoggio alla popolazione araba in questione: durante questi mesi abbiamo avuto la prova lampante della strumentalizzazioni messe in atto da questi gruppetti ideologizzati, che mirano prevalentemente alla Cancel Culture e nient'altro.

Lo dimostra in particolar modo l'imbrattamento avvenuto ieri, ai danni del monumento italiano raffigurante l'effigie del “Fante d'Italia” ubicato presso Piazzale Duca d'Aosta a Torino, preso di mira dai Propal e deturpato con la vernice rossa. Altro che “Storia vera”, questi il passato non sanno neanche cosa sia, visto e considerato che simili gesti denotano un'ignoranza clamorosa. Da loro non potevamo aspettarci di certo che ne lustrassero le membra scultoree.

La rappresentazione artistica di cui sopra è stata dedicata a tutti i Veterani italiani che hanno combattuto dal 1915 al 1918, spesso perdendo la vita in condizioni tragiche sul fronte. Non c'è da stupirsi che la nostra Civiltà europea stia rischiando un decadimento preoccupante e queste performance da baraccone sono soltanto un piccolo annuncio di ciò che potrebbe verificarsi da qualche tempo.

Menomale che loro sono quelli svegli, furbi e consapevoli, paladini del bene e del giusto, contro la xenofobia e la cattiveria del mondo. Tutte scuse aberranti per giustificare azioni deprecabili, questi sono i fatti. Ma viene spontaneo chiedersi perché tutto questo rancore contro il Fante, che rappresenta anche la memoria dei caduti durante un conflitto armato?

Domande a cui sicuramente questi individui non sanno dare risposta, magari faranno qualche ospitata qua e là imbastendo menzogne e filippiche sconnesse per avvalorare tesi stupidissime che non starebbero in piedi neanche se la forza di gravità dovesse favorirle in qualche modo.

Altro che pace, questi la quiete non sanno neanche cosa sia: viene spontaneo pensare che il rancore dietro questi atti vandalici, nasconda un astio potentissimo nei confronti della Storia in tutte le sue forme.

Molto tempo fa Indro Montanelli, la cui statua in memoria è stata bersagliata tempo fa anche a Milano con un procedimento molto simile, esordì come di seguito sulla conservazione del passato: ”Un paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani”. 

Rimase inascoltato per molto tempo, ma il tempo ha fatto il suo corso ed il monito si è rivelato strettamente reale. Ora più che mai è necessario fare tesoro di queste parole, per non cedere di un millimetro contro l'annichilimento delle mode politiche progressiste.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
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