L’Onu e la sindrome di Pyongyang. La Corea del Nord alla guida del forum sul “disarmo nucleare”

In tempi pandemici, la capatina dallo psicanalista – in qualche caso dallo psichiatra – è concessa a tutti. Nevrosi e fobie sono all'ordine del giorno nel panorama socio-sanitario italiano.

Figuriamoci. Ma anche altrove le cose non vanno meglio. E se in questi giorni il Corriere della Sera si è preoccupato della dieta di Kim Jong-un, il sanguinario dittatore nordcoreano apparso visibilmente sciupato nell'ultimo documentario trasmesso dalla tv di Pyongyang, anche l'Onu si è mostrata fin troppo sensibile verso la “Repubblica Popolare Democratica di Corea”. Davvero incredibile la decisione di affidarle la guida del prossimo forum globale sul “disarmo nucleare”. L'evento si celebrerà a Ginevra, per quattro settimane, a partire dal prossimo 30 maggio.
Woodrow Wilson si sarà rivoltato nella tomba. Ma non è la prima volta che la più grande organizzazione intergovernativa erede della Società delle Nazioni tradisce sé stessa. Nei suoi oltre settant'anni di storia l'Onu ha ripetutamente fatto cilecca sia come garante della pace, della libertà e della sicurezza mondiale, sia come promotore e difensore dei diritti umani. Questo non è che l'ennesimo capitolo di una “sindrome di Stoccolma”, la condizione psicologica in cui la vittima asseconda il suo carnefice, che ha semplicemente un'altra latitudine, nell'estremo Oriente, a nord del 38° parallelo.

“È come incaricare uno stupratore seriale di proteggere un rifugio per donne maltrattate”, ha tuonato Hillel Neuer, direttore di UN Watch, osservatorio “non governativo” che vigila sull'operato delle Nazioni Unite. La nomina della Corea del Nord obbedirebbe a un “principio di rotazione” più che a una elezione vera e propria. Ma che si tratti di un enorme errore politico non ci piove.

Le Nazioni Unite sono state troppo spesso indulgenti, se non quando succubi di Stati canaglia, regimi totalitari e terroristici: a un violatore seriale dei diritti umani come l'Iran fu affidata la presidenza di una Commissione per i diritti delle donne; alle conferenze sul disarmo la Corea “democratica” dei Kim fu già onorata dell'invito nel 2011, quando il Canada, per protesta, non prese parte ai lavori; come fecero gli Stati Uniti nel 2018, quando la presidenza fu data alla Siria di Assad, allora accusata, in piena guerra civile, di usare armi chimiche contro la propria popolazione.

La lista degli errori e orrori dell'Onu sarebbe lunghissima: dalla vicenda dei Khmer rossi alla strage di Srebenica, dal genocidio in Ruanda al conflitto in Darfur, dalla Somalia alla questione israeliano-palestinese dove le risoluzioni contro Israele, unico Stato di diritto in Medio Oriente, superano di gran lunga gli “appelli” ad Hamas, organizzazione terroristica che nega l'Olocausto e dichiara nel proprio statuto di voler eliminare gli Ebrei ovunque essi si trovino.

La Corea del Nord, intanto, si prepara a dirigere il forum a suon di test missilistici. Il nuovo anno è partito con un record di lanci. Nel solo mese di gennaio sono stati sette i “proiettili non identificati” nel Mar del Giappone.

Secondo gli esperti, Kim Jong-un sta cercando di mettersi in mostra. Trascurato dalla nuova amministrazione di Joe Biden, il Maresciallo del Nord si rivolge alla Cina di Xi Jinping, alla quale vuole dimostrare di essere un alleato utile. La sua è una strategia in cui decisivo è il tipo di tecnologia militare messa in campo. La Difesa nordcoreana alterna il lancio di missili balistici a corto raggio agli ipersonici e ai cruise, ma potrebbe riprendere anche i test atomici e con vettori intercontinentali.

Da un lato vuole spaventare gli americani e dall'altro vuole sedurre i cinesi. La riuscita dei test aumenta la sua forza militare e fa bene all', visto che sia la Cina che il Pakistan sono interessati all'acquisto dei missili ipersonici di Pyongyang, efficaci contro lo scudo terra-aria che la Russia ha venduto all'India.

E l'economia nordcoreana, tra comunismo e pandemia, ha urgente bisogno di riprendersi.

L'attenzione internazionale è ora rivolta alla crisi ucraina e al braccio di ferro tra Russia e Alleanza Atlantica. Ma il quadrante Indo-Pacifico rimane la “posta” più alta della partita geopolitica globale, il delicato perno attorno al quale ruotano tutti gli equilibri mondiali, con Cina e Stati Uniti a rivaleggiare tra esigenze di pace e sicurezza.

In questa partita la Corea del Nord è una pedina importante e Kim Jong-un ne è ben consapevole.

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