Ma quale fascismo, “me ne frego” è un motto Dannunziano

Le parole sono importanti, le parole sono il modo principale per lanciare un messaggio. E ancor di più lo stesso vale per gli slogan. Se qualcuno di famoso, o celeberrimo come in questo caso, le ha utilizzate ciò non toglie che mantengano un significato originario e un autore che non può essere accostato né ritenuto responsabile per l’utilizzo che altri ne fanno e ne faranno.

Perché “me ne frego” è un motto che Gabriele D’Annunzio riprese dalla prima guerra mondiale, finita nel 1918 quindi prima della nascita del fascismo, e che certamente poi ebbe così successo da essere utilizzato da Mussolini e i suoi. Ma è colpa degli arditi, cioè dei nostri soldati, se prima il poeta e poi Mussolini lo ripresero?

Oggi siamo nel centenario dell’impresa fiumana e in quella “festa della Rivoluzione” che furono i due anni di D’Annunzio a Fiume, 1919-1920, la libertà non fu solo assoluta ma anche creatrice di motti, gesti, parole, leggi – fra le tante la Carta del Carnaro, la costituzione scritta da Alceste De Ambris e D’Annunzio, con l’idea che “il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo”. Ma forse parlare di lavoro, di crisi, di giovani che vanno all’estero oggi, non cento anni fa, non interessa a chi si strumentalizza delle parole scritte in una grafica.

Ma, come detto, anche lo stesso D’Annunzio, così fecondo nel creare parole e motti da utilizzare nei suoi scritti e nelle proprie azioni utilizzò il “me ne frego” – facendolo, ade esempio, ricamare in oro al centro del gagliardetto azzurro dei legionari fiumani nei manifesti lanciati dagli aviatori del Carnaro su Trieste – copiandolo da altri.

Era il 15 giugno del 1918 quando queste parole, oggi così scandalose, furono pronunciate, così vuole la storia o, chissà, la leggenda, per la prima volta.

E visto che lo scandalo è negli occhi di chi giudica ricordiamo che in quei giorni l’Impero Austroungarico aveva attaccato la linea del Piave, dietro il quale avevamo ripiegato dopo Caporetto. In quei giorni fermammo i nostri nemici e così il 4 novembre potemmo celebrare la Vittoria.

E l’Italia devastata dal Covid e con una crisi economica che già si mostra e che sarà terribile non sembra quella di Caporetto? Ci vogliamo arrendere? Lo possiamo fare?

Il 15 giugno del 1918 il maggiore Freguglia convocò il Capitato Pietro Zaninelli ordinando di attaccare gli austriaci arroccati presso la “Casa Bianca” sul Montello. Era fondamentale conquistare l’edificio ma, e il maggiore lo disse chiaramente, era una missione suicida. Zaninelli rispose – e questa è leggenda o storia? Sicuramente è coraggio e abnegazione da stimare: “Signor comandante io me ne frego, si fa ciò che si ha da fare per il re e per la patria“.

E così fece guadagnando la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria con questa motivazione: “Cadeva colpito a morte da mitragliatrice nemica alla testa degli arditi della sua compagnia, dopo averli per tre volte condotti all’assalto di munita posizione nemica al canto dell’inno del battaglione. Montello 15 giugno 1918”. In suo onore la “Casa Bianca” del Montello è ribattezzata “Casa Zaninelli”.

L’eroe Zaninelli sarebbe stato poi fascista? Chi lo sa. Morì troppo presto per essere accusato di qualcosa.

E poi l’impresa fiumana. Altra storia o altra leggenda?

Il 12 settembre il tenente Costanzo Ranci sfondo il posto di blocco che impediva l’accesso alla città al grido “Me ne frego”. Conosceva già, come probabile, la frase? O ne fu creatore?

E fra leggende e storia D’Annunzio utilizzò il “me ne frego” dandogli, definitivamente, gloria eterna.

Lo stesso D’Annunzio che Giordano Bruno Guerri oggi descrive con “non fu mai fascista” – e non è questa la sede per approfondire -.

Certo poi “me ne frego” lo usarono Mussolini e gli Squadristi, ma dopo.

Poi “me ne frego”, pur rimanendo nel gergo popolare, è stato meno usato. Tornò alla gloria nel 1962, declamato, fra ironia e sberleffo, da Totò.

Il film è “Diabolicus” e Totò vestito da gerarca si apre la divisa mostrando una maglia nera con la scritta “me ne frego”. Risate in sala.

E infine il 28 settembre 2018 il Colonnello Incursore Giuliano Angelucci, comandante del 9° Reggimento Paracadutisti Incursori “Col Moschin”, cioè gli eredi degli arditi della Prima Guerra Mondiale, parlò così del “Me ne frego”:Questi motti ci appartengono, appartengono alle nostre tradizioni e chiedo di legittimarli senza che debba vergognarmi di sentirli miei a causa del cattivo uso e della falsata propaganda a fini politici che subirono in passato, essi appartengono agli arditi di quei reparti di cui abbiamo ereditato le tradizioni e la storia e per questo li rivendichiamo perché come allora distinguevano gli Arditi oggi caratterizzano gli Incursori dell’esercito”

Non è necessario essere degli storici per capire cosa voglia dire “Me ne frego”. Basta avere un minimo di onestà intellettuale e amore per la patria.

4 Commenti

  1. Sono arrivata al vostro sito perché frugando fra i libri dei nonni mi è capitato in mano un volantino, firmato Gabriele D’Annunzio Fiume 11gennaio 1920, un saluto aereo alla Trieste di Ernesto Grammaticopulo e Egidio Grego. Non riesco a collocare tutte le frasi scritte. Mi domando se sia documento di valore. Vi chiedo se potete fornire qualche informazione in più. Leggere il testo confonde. Parla di piroscafo Pannonia di comandanti croati, di bolscevichi, metà delle cose mi disorientano, se non fosse firmato D’Annunzio penserei fosse scritto dalla controparte. Perché aveva scritto sul galiardetto azzurro me ne frego? Non capisco le banconote false citate, la droga, la congiura di Ronchi? Sono citati molti fatti e non trovo spiegazioni. Se c’è qualche storico esperto del periodo sarei grata se potessi avere qualche notizia in più o riferimenti di dove trovarla. Grazie

  2. In un giornale locale di Novi ligure datato 3/8/1912 viene riportata la notizia che un consigliere è assolto in tribunale per avere risposto “io me ne frego” a un avvocato.

  3. In un giornale locale di Novi Ligure datato 3/8/1912 viene riportata la notizia che un consigliere viene assolto in tribunale, dove era stato citato per avere risposto ” io me ne frego” a un avvocato.

  4. In un giornale locale di Novi Ligure datato 3/8/1912, viene riportata la notizia che un consigliere viene assolto in tribunale dove era stato citato per avere risposto ” io me ne frego” a un avvocato.

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