Macron si fa propaganda sull’Italia: prima invoca l’aborto al G7, ora premia Scurati all’Eliseo

Avrà avuto le sue motivazioni ufficiali, l'Eliseo, per aver insignito del titolo di Chevalier de l'Ordre des Arts et des Lettres (Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere) Antonio Scurati, lo scrittore sul quale era piombato lo spettro tenebroso della censura, un mostro invisibile che, stando ai racconti di certa informazione e di certi politici, starebbe da mesi imbavagliando la Tv di Stato. Il racconto è quello di un fantomatico controllo del governo sulla Rai lamentato da quello stesso PD che, con Renzi, riformò l'amministrazione di viale Mazzini a favore di una maggiore ingerenza e sottoponendo la via del pluralismo alla clemenza della maggioranza di turno. Ovviamente, quando c'era la sinistra al governo, nessuno si sognava di urlare alla censura. E che il racconto del bavaglio dell'esecutivo sulla Rai e su Scurati non sta né in cielo né in terra, lo ha confermato la stessa presidente della Rai Marcella Soldi (non una di destra), asserendo che sul suo monologo non c'è stato alcun “intento censorio”.

La sinistra butta fango sull'Italia

Tuttavia, come capita spesso, la sinistra ha alzato la voce per attirare l'attenzione del vicinato, facendo fare all'Italia una pessima figura a livello internazionale. La fake news sulla censura si è subito estesa a macchia d'olio in tutta Europa e molti, soprattutto chi non sta affatto a destra, ci hanno creduto, fidandosi ciecamente di quello che i cugini della sinistra italiana propinavano come un dogma da non poter contestare o mettere in discussione. Oramai l'Italia era diventata una dittatura e non c'era smentita che reggesse, nemmeno quella della Commissione che confermava ciò che era contenuto nel rapporto annuale sullo Stato di diritto dei Paesi membri: nessuna violazione, men che meno nell'informazione. Tra i primi a prendere la notizia per certa e verificata, la sinistra francese, quell'apparato di mass media e politici molto simile a quello italiano che fa capo al presidente Macron, un emblema, una guida per i dem nostrani. Allora quel monologo presuntamente censurato (ma in realtà solo rifiutato, perché per esporlo il “caro” Scurati chiedeva l'equivalente di uno stipendio mensile di un operaio), dopo aver fatto il giro dello Stivale, tra piazze, feste, sedi di partito, consigli comunali e anche nella stessa trasmissione dalla quale era stato tagliato, è sbarcato in Francia. Anche su Le Monde. Facendo indignare i radical parigini.

Ma il voto degli elettori parla da sé

Tuttavia, nel percorso della moltiplicazione dei fanghi sul , non è stata calcolata una cosa, né dalla sinistra italiana, né tantomeno da quella francese: la destra, alle europee, ha stravinto nei due Paesi. In Italia, confermando (con un risultato storico) il forte consenso di cui godono Fratelli d'Italia e il centrodestra unito; in Francia, con la schiacciante vittoria di Rassemblement National. Un risultato che ha costretto Emmanuel a fare un passo indietro e a tentare il tutto per tutto: convocare le elezioni anticipate. Da quel momento, è partita la strategia di Macron, una campagna elettorale che passa anche e soprattutto sul discreto delle destre e del Governo (e quindi dell'Italia) con il compiacente appoggio della sinistra nostrana, che lascia al leader liberal carta bianca. Nulla importa se di mezzo c'è l'onorabilità della nostra Nazione, l'importante è fare propaganda contro la destra. Macron ha cercato di farsi pubblicità prima al G7, forse l'occasione più sbagliata di tutte, puntando sul tema dell'aborto, forte del fatto che anche il più minuscolo scivolone di avrebbe fatto esplodere l'ira della sinistra italiana e avrebbe fatto fare a lui, in Patria, la figura dell'eroe. Non gli è andata bene, ma Meloni è stata costretta a ripetere ciò che sostiene ormai da anni: no, il diritto all'aborto non sarà eliminato, state tranquilli. Ora, dopo tutto questo, arriva il premio al martire della censura italiana. Forse, voleva essere una frecciatina per quei cattivoni della destra, francese e italiana. Ma resta il risultato delle urne, vero e unico indicatore del livello di soddisfazione del popolo.

Redazione
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La Redazione de La Voce del Patriota

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