Da sei mesi a tre anni di carcere e una multa da 1.000 fino a 10.000 euro.
Queste le pene previste nella proposta di legge dei parlamentari di Fratelli d’Italia Carolina Varchi, capogruppo FdI in Commissione Giustizia alla Camera, e del senatore Raul Russo, componente della Commissione Parlamentare Antimafia, per l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di apologia della criminalità organizzata o mafiosa.
«È importante per fermare una narrazione distorta che si va affermando e consolidando da anni, soprattutto col diffondersi dei social network secondo cui la mafia può avere anche un’accezione positiva. Siccome questo non può accadere bisogna vietare questa narrazione», ha spiegato la deputata Varchi, secondo cui anche certi programmi televisivi offrono una narrazione completamente distorta della mafia.
«Prima la narrazione era diversa: guardando La Piovra nessuno ha mai pensato che Tano Cariddi fosse il buono e il commissario Cattani fosse il cattivo. Oggi, invece, c’è una narrazione glamour e affascinante dei mafiosi e, dunque, il dubbio sorge. Il baricentro narrativo non può essere così sbilanciato», ha detto Varchi.
Il senatore Russo, invece, ha posto l’accento su alcuni inquietanti episodi legati al mondo dei social in cui vi è una chiara apologia di alcuni personaggi mafiosi, colpevoli anche di stragi.
«Penso ad alcuni cantanti neomelodici oppure all’intervista del figlio di Totò Riina rilasciata per un podcast in cui l’immagine del padre veniva rappresentata come quella di un novello Robin Hood o di un perseguitato», dice Russo, che precisa: «Questo è un reato che ci consente di perseguire chi, attraverso questa subcultura, vede nel mafioso colui che libera i quartieri dal degrado».
Il problema è che «oggi c’è la percezione che la mafia non esista più, ma la verità è che ha solo cambiato volto e, quindi, permetterci che questo fenomeno dilaghi», ammonisce Russo.
E aggiunge: «Anche il presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo ha denunciato più volte questo fenomeno e un intervento legislativo nei mesi scorsi è stato chiesto anche da alcuni preti antimafia».
Proprio la Presidente, in occasione dell’ultimo Festival del Sud a Vibo Valentia, aveva denunciato: «Oggi è nata la “mafiosfera”: la camorra usa i social per arruolare i più giovani. Catene, leoni, video fuori dal carcere: si trasforma un boss in un eroe. Non è così: chi è in carcere perché è un boss non è un eroe».



























