Magistratopoli: si pronuncia Mattarella.

Con magistratopoli si fa fatica a stare dietro alle notizie e alle indiscrezioni che si avvicendano quotidianamente e anche la stampa più riottosa a dare la notizia si è dovuta arrendere alla poderosità dello smottamento che questa inchiesta sta determinando. Di ieri il comunicato stampa del Quirinale con il quale Mattarella, pur condannando la deriva della magistratura, non prende posizione nè sulla faccenda Diciotti, nè sul merito delle correnti di anm e delle lottizzazioni dei posti nelle procure.
E mentre è condivisibile la giustificazione che rende in merito ai procedimenti penali e disciplinari pendenti, sui quali la pronuncia del presidente della Repubblica potrebbe generare ripercussioni e strumentalizzazioni, meno sembra esserlo
la neutralità sul mercimonio dei posti che contano nelle sedi giudiziarie. Il Quirinale afferma che è compito del Governo e del Parlamento immaginare modi e tempi di una riforma del csm e che ogni ingerenza del Presidente sarebbe indebita e illegittima. Si prende atto dell’approccio neutrale di Mattarella, ma lo si trova anche eccessivamente neutro nei contenuti. Ed infatti non si può far a meno di rammentare che il consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno dei giudici italiani, è presieduto da Mattarella. È il Presidente della Repubblica il vertice della magistratura in Italia, proprio per assicurare l’imparzialità delle funzioni dell’organo e la loro indipendenza. Indipendenza dell’ordine giudiziario dal legislativo e dall’esecutivo, che dovrebbe essere un dogma da preservare senza tentennamenti. A chi legge le vicende sembra invece un miraggio questa agognata indipendenza, perché di ora in ora si aggiungono dei tasselli scabrosissimi al puzzle delle devianze e le pastoie indecenti tra magistratura e politica sembrano coinvolgere tutti. La sfiducia dei cittadini nei confronti dell’istituzione è sempre più palpabile e la percezione che nessuno sia indenne monta ad ogni lancio di agenzia. Chi prima cercava un posto al sole ora scappa dalla luce della ribalta e scarica sul parafulmine Palamara ogni addebito. Tutti i più alti vertici della magistratura sembrano coinvolti nella spartizione delle sedi, nei trasferimenti e nelle ingerenze nelle scelte dei governi non allineati. Si susseguono immagini di cene, partite in tribuna super vip, scambi di favori, assunzioni di parenti e mazzette di ogni specie, favoritismi per gli amici sulle indagini in corso, rivelazione di segreti istruttori.Frasi brutte, sporche, dette da chi dovrebbe essere imparziale e conservare condotte specchiate. In aggiunta, poi, come se nessuno potesse neanche intaccare la granitica impunità conquistata, ogni mercanteggiamento avveniva al telefono, senza tema di poter essere oggetto d’indagine. Questo l’approccio sfrontato degli intoccabili. E dunque in questa devastante situazione, probabilmente, un intervento più incisivo del Presidente della Repubblica avrebbe consentito due grandi risultati: restituire dignità ai molti magistrati sani, impegnati con onestà sul fronte della e oggi infangati da uno scandalo debordante e ridare ai cittadini la fiducia nelle istituzioni, che è il primo elemento da riacquistare per ricostruire quel patto orizzontale con i consociati che dà un senso all’esistenza stessa dello Stato.

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