Massacro di Colleferro: cara sinistra, parlaci della “cultura” di Gomorra.

La lettera che ho scritto a Chiara Ferragni deve avere un po’ scombussolato taluni personaggi della sinistra italiana, convinti di aver finalmente trovato nella moglie di Fedez quel riferimento politico e culturale da cui ripartire. Diciamoci la verità: alla sinistra fa molto comodo individuare nella “cultura fascista” il movente del massacro di Colleferro e tentare pelosamente di puntare il dito verso gli avversari, soprattutto a pochi giorni da elezioni regionali che potrebbero rivelarsi fatali per il Governo del Piddìacinquestelle. Ma un fatto così atroce, grave e sconvolgente, non può essere banalizzato con uno slogan elettorale così superficiale.

Guido Saraceni, docente che si definisce “web star” (sic!), ha pensato pure di dedicarmi un post per provare a difendere Chiara Ferragni. Venni a conoscenza della sua esistenza lo scorso anno, quando in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci i francesi tentarono di appropriarsi dell’inventore toscano definendolo “genio francese”. Il Saraceni, insieme a gran parte della sinistra antitaliana, arrivò a dire che Leonardo non poteva essere “italiano” perché nato nel 1452, quando ancora l’Italia non esisteva. Ricordo che rimasi sconcertato, soprattutto perché una boiata di queste dimensioni l’aveva sparata un professore.

Saraceni mi bacchetta e non mi assegna la sufficienza perché secondo la sua originale tesi, le quattro bestie di Artena sono intrise di “cultura fascista” non perché abbiano qualcosa a che fare con l’ideologia di destra, ma perché fanno parte della “sottocultura fatta di muscoli, tatuaggi e violenza”. Da che se ne dovrebbe desumere che sono fascisti tutti i violenti tatuati. Supponiamo quindi anche i membri della nigeriana, i Black panters, alcuni nerboruti ultrà del Livorno, molti bravi ragazzi dei centri sociali e così via dicendo. È ovviamente una tesi idiota.

Ha provato a sostenerla anche Lilly Gruber a Otto e mezzo con lo scrittore Carofiglio, che però non si è prestato per dignità sua a questo gioco ricordando che andrebbe chiamata fascista la violenza che sappiamo essere fascista, non qualsiasi violenza. Evidentemente anche a sinistra è rimasto qualcuno di intelligente.

Con la lettera alla moglie di Fedez ho provato ad accendere i riflettori su una questione che a quanto pare la sinistra non ha il coraggio di affrontare, quella del vuoto pneumatico che affligge molti giovani di oggi. Un vuoto che credono di riempire con la patologica ostentazione del proprio fisico scolpito da prodotti chimici e scarabocchiato oltre l’inverosimile, con l’ossessiva ostentazione di beni di lusso e con selfie in pose pacchiane scattati in location esclusive. Probabilmente è il modo di sentirsi inclusi nella società che viene loro venduta: che è appunto quella che appare negli schermi degli smartphone mentre si scrolla instagram. E poi la droga, professore. La droga. La cocaina scorre a fiumi ovunque, e spesso rappresenta una facile scorciatoia per fare quei soldi che servono magari a comprare il pataccone o l’abito firmato da pubblicare in posa plastica sui social. Perché in Italia non si cerca di contrastare con forza questa orrenda “cultura” della morte?

Chi spaccia droga vende morte, e dovrebbe essere trattato alla stessa stregua di un assassino.

E’ la “cultura di Gomorra” il problema che la sinistra si rifiuta di voler affrontare.

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