Merkel chiama, Draghi risponde: bloccato AstraZeneca

Merkel propone anzi ordina, Draghi dispone anzi ubbidisce. Questo, in sintesi, cioè che è avvenuto ieri con la sospensione di AstraZeneca, nonostante poche ore prima il presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, uno dei massimi virologi al mondo (per davvero), aveva giudicato assurdo bloccare un vaccino per sei casi di trombosi su qualche milione di vaccinati.

Che importa, quello che secondo la stampa amica (quasi tutta) “ha messo in riga Merkel” quando era presidente della Bce, cioè Draghi, ora prende una decisione che, sul piano politico, consiste in una totale sottomissione alla volontà tedesca. Nessuno è virologo, e anzi i virologi non sono tutti allo stesso livello, quindi non esistono sui vaccini decisioni “scientifiche” ma tutte sono politiche, perché si è aperta una partita geopolitica, con la Russia da un lato su Sputnik, AstraZeneca con Uk e Pfizer con la Unione Europea, cioè vale a dire con la Germania.

Profittando di una campagna stampa dei media mainstream, diventati per un paio di giorni organi no vax solo in odio al “vaccino della Brexit” (l’abbiamo letto!), che hanno gonfiato i casi provocando il panico, il governo ha cosi seguito l’ordine tedesco. Pfizer è azienda statunitense e non tedesca ma il nesso tra sede dell’azienda e governo, nel caso della geopolitica dei vaccini, non è cosi importante.

In ogni caso, Pfizer è quella che ha costruito il più gran numero di centri di produzione proprio in Germania. Non è questione di nazionalismo economico (che pure esiste) da parte di Berlino, è questione di egemonia geopolitica. E infatti non solo l’italia ma anche la Francia e la Spagna hanno risposto all’ordine con un corale “jawhol”. In Italia hanno abboccato ovviamente sia i no vax, una specie di setta tipo Scientology nel passato corteggiata non a caso dai 5 stelle, sia i fanatici del lockdown, quelli che circolano con tripla mascherina e ti intimano di stare a tre metri da loro (cosa che facciamo ben volentieri).

Entrambi, i no vax e i lockdownisti, sono accomunati non solo dalla eccessiva paura della (loro) morte ma anche da un potente atteggiamento paranoico e paranoide. Esso ha coinvolto anche il governo, con una decisione che però, come tutte quelle prese per assecondare gli interessi stranieri, finisce per andare contro l’Italia e anche contro lo stesso Draghi.

Contro l’Italia perché la campagna vaccinale subirà un freno non indifferente e anche quando AstraZeneca sarà sbloccato, rimarrà la paura di molti, alimentata dal cinismo dei media e dallo spirito di servaggio dell’esecutivo. Ma bloccare AstraZeneca va anche contro lo stesso Draghi, la cui credibilità si gioca tutta sulla campagna vaccinale.

Che, bravi figliuoli a parte, sta arrancando, facendo somigliare sempre più Draghi a Giuseppi, e non solo perché chiude come e peggio di lui. Sorge, per finire, un dubbio: non è che una parte del paese e delle forze politiche di governo in fondo si auguri un flop della campagna vaccinale per mantenere il lockdown il più possibile?

In fondo, quando ricapita un’altra occasione cosi ghiotta a “politici” mai passati dalle urne, o che si vi si ritornasse, finirebbero con percentuali da prefisso telefonico?

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

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