Migranti, il governo Meloni detta i tempi in Europa: il Consiglio recepisce la linea italiana

L'Italia trascina l'Unione sul tema migratorio: un'affermazione, questa, valida da diversi mesi e che ieri, nelle conclusioni del Consiglio europeo del 21 e del 22 marzo, ha avuto un'ulteriore conferma. La Commissione europea, in effetti, aveva già accolto con favore le proposte italiane sul contrasto al traffico di esseri umani: negli scorsi mesi, ad esempio, il commissario europeo per gli Affari interni Ylva Johansson, dopo aver accettato l'accordo tra Italia e Albania in quanto “al di fuori del diritto europeo”, aveva pure espresso soddisfazione per i risultati positivi (calo degli sbarchi e blocco degli scafisti) derivanti dal Memorandum d'intesa con la Tunisia. È la strategia, nel suo complesso, di collaborazione e di cooperazione internazionale voluta dall'Italia a convincere l'Europa: a testimoniarlo, l'adesione costante della presidente della Commissione von der Leyen alla linea italiana e il suo appoggio al nuovo approccio targato governo . “Negli ultimi mesi – ha spiegato infatti la premier – abbiamo ottenuto molti importanti risultati con un approccio pragmatico e serio, sul quale abbiamo piano piano e sempre di più portato i nostri partner ad ascoltarci”.

Ora, la volontà non più di gestire e di spartirsi i , ma di evitare che i flussi abbiano inizio risolvendo a monte i problemi che causano le partenze, è diventata propria anche del Consiglio europeo, in quell'ottica di cooperazione che deve contraddistinguere le nuove politiche migratorie. In particolare, il Consiglio, ieri, ha invitato la Commissione a rafforzare il contrasto alla tratta di esseri umani nel Mediterraneo e a cercare “un'alleanza globale”, una cooperazione a tutto tondo che interessi tutte le forze coinvolte per risolvere il problema migratorio. Secondo Meloni, la nuova strategia che l'Europa deve seguire “non è più concentrata sulla distribuzione all'interno dei confini europei di migranti che entrano in Europa attraverso le reti di trafficanti”, ma deve focalizzarsi sulla “dimensione esterna” tramite la collaborazione “con i Paesi d'origine e di transito”. In questo contesto si inseriscono gli accordi stipulati tra l'Italia e i vari Paesi fin qui interpellati: Tunisia, Libia, Albania, Egitto e il più corposo Piano Mattei, alla cui conferenza di presentazione pure hanno partecipato i vertici europei. Lo sviluppo dell'Africa deve essere la chiave di volta della nuova strategia europea: sviluppo dei Paesi di origine dei flussi equivale al mancato allontanamento dei migranti dalla loro Madrepatria e sarebbe, difatti, il colpo più duro per i trafficanti di essere umani, che lucrano sull'arretratezza del continente.

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