Molestie sul treno: il silenzio della sinistra sul Jihad sessuale.

Sei ragazzine, tra i quindici e i diciassette, molestate e palpeggiate sul treno regionale che da Peschiera del Garda le avrebbe dovute riportare a Milano dopo una gita ad un parco divertimenti.

Un gruppo di trenta nord africani le avrebbe dapprima intimidite, intimando loro di allontanarsi dal treno, perché su quel treno le “donne bianche” non sarebbero potute salire, in seguito sul vagone le avrebbero circondate e poi molestate e palpeggiate. Le giovani raccontano una scena surreale: una stazione ferroviaria sostanzialmente presa d’assalto da un gruppo di invasati, sputi e insulti rivolti ai passeggeri, un treno ricolmo di gente, un caldo asfissiante e poi il freno d’emergenza azionato verosimilmente da uno degli aggressori e infine le molestie.

Un fatto di una gravità inaudita che la stampa nostrana, sempre attenta a non scontentare la narrazione buonista e immigrazionista di sinistra, non solo non ha evidenziato, ma che ha anche distorto e minimizzato.

In base alle ricostruzioni mainstream, per alcuni i responsabili dei fatti sarebbero parte di una baby gang, per altri si tratterebbe della degenerazione di un raduno tik tok, sfociato poi in rissa. Si tace quasi ovunque sulla provenienza nord africana dei molestatori, tentando di derubricare il fatto ad un episodio isolato di criminalità comune. Ed invece tutto questo sembra avere una matrice ben precisa, quella del radicalismo islamico che si estrinseca nella terribile pratica della Taharrush Gamea la “molestia collettiva”, un jihad sessuale. Era successo anche a Milano, nella notte di capodanno, gruppi di ragazzi, quasi tutti nord africani, avevano circondato e molestato numerosissime giovani donne. Anche allora la macchina della disinformazione si era preoccupata di tacere sulla nazionalità degli indagati. Ma i precedenti in Europa sono tanti altri.

Nel 2016 a Colonia e contemporaneamente in altre città europee, sempre durante la notte di capodanno, vennero accerchiate da gruppi di nord africani, molestate, stuprate e derubate centinaia di donne. I numeri impressionanti vennero divulgati dalle autorità tedesche: 454 denunce presentate per violenza sessuale e centinaia di altre per furto e rapina.

Dopo questi fatti, emerse il caso di Rotterham, nel Regno Unito, dove dal 1997 al 2013 si consumarono fatti di violenza e abusi da parte di gruppi di Pakistani con le medesime modalità.

Questa è tuttavia violenza di esportazione. Il suo precedente codificato ha la sua origine in Egitto, durante i moti di Piazza Tahrir del 2006. Le donne in piazza venivano “indotte” da folti gruppi di uomini a lasciare il campo alle forze dell’ordine, mediante atti intimidatori di gruppo, accerchiamenti e violenze. Ed è da allora che è stata data definizione al fenomeno che oggi tristemente conosciamo come “Taharrush Gamea”, descritto e denunciato anche da numerose organizzazioni umanitarie.

Queste tecniche rispondono dunque ad un canone ben preciso, tramandato di bocca in bocca, anche se solo informalmente, e ripetuto con gli stessi terribili rituali; sono spedizioni punitive ai danni delle donne che devono piegarsi all’imposizione dell’islam radicale.

Ma il parlar chiaro non è per la sinistra di casa nostra, né per i suoi megafoni, perché altrimenti si smonterebbe il castello di carte della favola immigrazionista, che non accetta di comprendere che l’immigrazione è sostenibile solo là dove vige il rispetto profondo delle leggi e delle regole del paese di accoglienza.

Cosa che ha però capito ad esempio la democraticissima Francia di Macron, che ha da poco licenziato una norma contro il “separatismo islamico”, per l’affermazione delle Leggi e dei principi della Repubblica contro le derive del radicalismo religioso. Ma dire qui da noi che nelle enclavi musulmane delle periferie italiane si annida il fondametalismo islamico, che crescono generazioni di ragazzi che non riconoscono le leggi ed i principi costituzionali, affermare che questi ambienti costituiscono l’humus perfetto per il proliferare del radicalismo e che è da qui che trae il suo bacino il terrorismo islamico, non si può. E così, la folle ideologia immigrazionista impedisce di fare analisi, mentre il politicamente corretto fagocita la verità, annientando ogni possibilità di soluzione.

Fratelli d’Italia questo lo ha denunciato più volte, in Senato, con un’interrogazione a firma del Sen. Fazzolari, ha chiesto conto al Ministro dell’Interno sulla Taharrush Gamea di Milano. Il presidente Meloni anche in quest’ultima occasione non ha temuto di sottolineare il parallelismo tra i fatti di Peschiera del Garda ed i fatti di capodanno, perché è evidentemente in gioco la tenuta dei principi democratici della nostra Nazione, di cui tanto si riempie la bocca la sinistra ma che stenta a tutelare se questo collide con le proprie petizioni di principio … tanto per far sfogare le inquadrate femministe qualche alpino alticcio che fischia ad un donna si trova sempre ed è così risolto anche il problema di dare asilo alle battaglie di facciata.

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