Morti e feriti al festival dell’aglio americano

Tutto avviene al Gilroy Garlic Festival, un festival gastronomico negli Stati Uniti, più precisamente nella città di Gilroy, 48.000 abitanti nel nord della California, l’ultimo fine settimana di luglio, nel Christmas Hill Park, un splendido parco nel verde dove la gente si dà appuntamento per mangiare e divertirsi.

Nel corso degli anni, la manifestazione nata come festival dell’aglio è diventata via via sempre più conosciuta in tutta la nazione e oggi c’è gente che si muove da tutti gli Stati Uniti per visitare la festa ed assaggiare le tante prelibatezze – dal pesce fritto ai gelati – che vi vengono proposte. Quest’anno come gli altri anni, il programma era denso di novità e di cose buone da scoprire, e la festa sarebbe stata come sempre splendida se non si fosse trasformata in una tragedia: domenica pomeriggio, alle 17.41, un uomo armato ha aperto il fuoco sulla folla uccidendo almeno 3 persone, tra cui un bimbo di 6 anni,  e ferendone altre 15 in un bilancio che purtroppo dobbiamo dire che è in continuo aggiornamento.

Il bambino coinvolto nella sparatoria si chiamava Stephen Romero, ed è stato ucciso da un uomo bianco, di età compresa tra i 20 e i 35 anni che, secondo i testimoni, avrebbe aperto il fuoco sulla folla con un fucile semiautomatico. La madre di Stephen è una dei feriti, colpita a una mano e allo stomaco, subito trasportata in ospedale per essere sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Ferita anche la nonna del piccolo, anche se sembra non in modo grave.

La polizia di Gilroy afferma che il tiratore è stato ucciso durante un successivo conflitto a fuoco con le forze dell’ordine, ma che è in corso una caccia all’uomo per un secondo sospettato il cui esatto ruolo nell’attacco non è chiaro. La polizia ha dichiarato di non avere informazioni sugli indagati o sui motivi che li avrebbero spinti a un gesto tanto allucinane. E’ stato diramato un allerta per avvertire le persone di non recarsi al festival dove ovviamente sono state sospese tutte le attrazioni ma che viene definito anche come “scena attiva” del crimine, almeno finché il secondo sospettato non verrà individuato e la sua posizione sarà chiarita.

Il padre di Stephen, Alberto, ha condiviso le foto del suo ragazzo sui social media, scrivendo: “Se qualcuno ha informazioni su quanto accaduto al “Festival dell’aglio di Gilroy”, o magari dei filmati che ritraggono i fatti accaduti, può per favore farmeli avere per farmi capire come è morto mio figlio?” Altri membri della famiglia hanno condiviso le foto del ragazzo che festeggiava il suo sesto compleanno a Legoland a giugno. L’altra nonna di Stephen, che non era presente al festival, ha detto: “E’ davvero difficile spiegare cosa si prova quando un bimbo ti viene strappato via in questo modo orrendo. Non ci sono parole per descriverlo. Era un bambino così felice, e così tanto amato!. Quello che è accaduto non è giusto.”

Si ritiene che i due sospetti siano entrati nel festival attraverso un torrente sul lato nord, dove hanno usato uno strumento per tagliare una recinzione al fine di evitare una rigorosa sicurezza agli ingressi ufficiali. Il capo della polizia ha confermato che le tre vittime sono state già riconosciute. Manca ancora l’identificazione sicura del tiratore ucciso nel conflitto a fuoco e di tutti i 15 feriti confermati. Precedenti rapporti hanno indicato che nel caos sono rimaste ferite fino a 60 persone, ma probabilmente si trattava di persone cadute durante la calca per scappare seguita ai primi colpi di arma da fuoco sulla folla, e che hanno riportato piccole contusioni di poco conto, curabili anche in farmacia o in casa.

I funzionari di polizia continuano comunque le loro indagini e forniranno ulteriori informazioni in una conferenza stampa stamattina durante l’ora di colazione.  Intanto, numerosi testimoni hanno riferito di aver sentito dei rumori schioccanti e di aver visto un maschio bianco sulla trentina che indossava una tuta militare da lavoro, mentre sparava sulla folla con un’arma semiautomatica, il tutto per diversi minuti. Candice Marquez, 51 anni, venditrice di miele al festival, ha riferito di essersi trovata solo a qualche metro di distanza dal tiratore quando l’uomo ha aperto improvvisamente il fuoco e in seguito di averlo anche visto sostituire il caricatore usato con uno nuovo. Anche lei ha riferito che si trattava di un uomo bianco, di età compresa tra 20 e 35 anni, e che sembrava molto calmo. Durante tutto l’attacco, secondo la Marquez, l’uomo non avrebbe detto una parola. Era silenzioso, con addosso un giubbotto verde e  pantaloni kaki, appariva tranquillo, e non ha mai attirato l’attenzione su di sé prima di iniziare a sparare. Mentre inondava la folla di proiettili, ha detto la Marquez, non sembrava prendesse la mira contro nessuno.

Probabilmente, voleva solo fare più vittime possibili e poco gli importava chi fossero.

E adesso permetteteci una piccola divagazione. In queste ore molto si sta parlando del giovane americano reo confesso di aver ucciso con 11 coltellate un carabiniere, il tutto anche per futili motivi. Ritratto una volta fermato in un ufficio delle Forze dell’Ordine il giovane è apparso con manette ai polsi e una benda sugli occhi, seduto. Grande scalpore per quella benda sugli occhi. Addirittura il Presidente del Consiglio Conte ha detto che si tratta di un reato, la sinistra scatenata quasi parlassimo di tortura, e tutti i giornali democratici di oltreoceano a sparare alzo zero contro i metodi dei carabinieri italiani, dimenticando forse quello che accade se ammazzi un poliziotto da quelle parti. Ecco, a questi soloni del politically correct vogliamo dire di concentrarsi un po’ di più a insultare gli assassini, perché le vittime la peggior ingiuria l’hanno già subita.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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