MSI, una storia italiana da non dimenticare

Negli scorsi giorni, ha fatto notizia la richiesta del Pd di dimissioni rivolta a Ignazio La Russa e Isabella Rauti, per il solo fatto di aver commemorato il Movimento Sociale Italiano. Per l’ennesima volta, la sinistra si sbraccia nel tentativo di squalificare gli avversari: per il politicamente corretto la destra sarà “presentabile” solo quando sarà identica ai progressisti in tutto e per tutto, perfino nelle sue radici. Al contrario, la storia del Msi è un piccolo grande pezzo di vita italiana che merita di essere studiato e ricordato, come ha provato a fare l’Istituto “Stato e Partecipazione” nel volume “Oltre la Destra. Storie e uomini nel Movimento Sociale” (Eclettica ed., pagg. 217, euro 16,00; ordini: ecletticaedizioni.com). Qui trovano spazio le biografie di intellettuali, politici e sindacalisti che dentro (e a volte fuori) al partito cercarono di coniugare identità, Nazione e socialità per quasi 50 anni: il giurista Carlo Costamagna, i segretari Giorgio Almirante e Pino Rauti, l’economista Gaetano Rasi, il gentiluomo della “destra sociale” Giano Accame, il padre della geopolitica italiana Ernesto Massi fino a Niccolai, Sermonti, Buontempo e ai protagonisti dei temi del Mezzogiorno (Dino Grammatico in primis) e del sindacalismo nazionale.  

Un ricco patrimonio, fatto di proposte e battaglie, e dove non mancarono tensioni, divisioni, compromessi, ombre ma soprattutto il coraggio e la volontà di cambiamento. Msi: una comunità politica e umana che riuscì a tenere alta una bandiera ideale in un contesto che la vide costantemente relegata ai margini quando non disumanizzata, con una logica che spianò la strada agli anni di piombo e a ostracismi nel mondo della cultura e dell’informazione che ancora non accennano a finire. Con un storia scomoda e pesante alle spalle, rischiando spesso in prima persona, molti uomini riuscirono a conquistare spazi politici e difendere posizioni culturali, dando vita ad una serie di riviste, organizzazioni e iniziative che sono “arrivate” fino ai nostri giorni, se solo si osserva la storia di alcuni protagonisti del governo, a cominciare proprio da La Russa e Rauti.  E si può menzionare, tra gli altri, anche l’editore di “Oltre la Destra” Alessandro Amorese, che con la sua casa editrice Eclettica ha pubblicato volumi fondamentali sul Fronte della Gioventù, la Giovane Italia, il Fuan e Niccolai, per citarne solo alcuni. Esperienze di politica sofferta e complessa, fatta per decenni in un contesto plurale e democratico, che rendono a dir poco ridicole le richieste odierne del Pd.

Studiare e rivendicare tutto questo non vuol dire guardare alla politica dei nostri tempi (fatta di sfide e contesti totalmente nuovi e in un continua evoluzione) con gli occhi del passato, ma semplicemente svelare il valore della storia, dell’appartenenza; promuovere il confronto e i dibattiti maturi fino a ricercare, quando possibile, spunti di azione da “attualizzare”. Si fa riferimento in questo caso ai temi del presidenzialismo, della partecipazione, del valore dell’Unità, del patriottismo e del ruolo dello Stato che risultano ancora essenziali nel contesto della globalizzazione e delle “transizioni” ecologiche e digitali.

Tutti elementi che caratterizzarono le pagine più complesse (si leggano ad esempio le proposte di riforma costituzionale di Franco Franchi o dell’Istituto di Studi Corporativi, che diede vita a numerosi momenti di riflessione di alto livello coinvolgendo tecnici e professori) del Movimento Sociale. Proprio in riferimento ai temi sociali, oggi drammaticamente al centro dell’agenda, Rasi chiarì che i politici missini «portando nel partito anche la dizione Destra Nazionale, si preoccupano di precisare che si tratta di destra politica, non economica, di destra dinamica di ordine sociale e non di cristallizzazione dei privilegi; di destra che persegue l’ordine morale e giuridico, non come difesa di rendite improduttive ma come azione etica, certezza del diritto, e recupero del senso dello Stato e della Nazione». Da questa citazione si capisce il significato del titolo “Oltre la Destra”, coniato da Gennaro Malgieri, scrittore, giornalista, parlamentare ed ex direttore del Secolo d’Italia, un simbolo della vitalità culturale della destra. 

Le istanze sociali appena menzionate trovano spazio oggi in Fratelli d’Italia al fianco di numerose altre culture politiche che dal liberalismo arrivano fino al cattolicesimo politico.  Rasi, figura di spicco con Accame di quella che potremmo definire “destra sociale”, ricoprì numerosi incarichi istituzionali a cavallo degli anni ’90 e del nuovo secolo, guadagnandosi il rispetto di molti avversari politici e dimostrando, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia inutile la polemica strumentale riferita al passato, in luogo di discussioni politiche serie, anche accese, che guardino però al futuro di una Nazione che lotta per la sua stessa sopravvivenza.

Francesco Carlesi
Francesco Carlesi
Presidente dell'Istituto "Stato e Partecipazione".

1 commento

  1. È inutile sperare che il mondo della sinistra si dimostri obiettiva e corretta quando farà i suoi commenti.
    Però bisogna ricordare a loro che nei periodi in cui percepivano sovvenzioni e direttive dall’URSS, il MSI non ha mai ricevuto un centesimo dai governi che fino agli anni 70 sono stati punto di riferimento politico per il mondo della destra (e in quegli anni nel mondo ce n’erano….), su tutti la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar e Caetano, il Cile di Pinochet, l’Argentina delle Giunte Militari, per non dire pure dell’Indonesia di Sukarno o del Brasile del Generale Cagliari.
    In quel periodo seppure il MSI avesse delle simpatie per quei governi ed in particolare avesse un rapporto di amicizia con la Spagna e con Franco (non con la Falange, invece) però non è mai arrivato a dare sostegno alle politiche interne di quei governi, specialmente nei casi del Cile e dell’Argentina, ne a chiedere sovvenzioni (per cosa sarebbero servite?).
    Molti non sanno che l’entourage di Franco ha cercato più volte di convincere gli esponenti del MSI ad organizzare una vendetta nei confronti di Walter Audisio, il sedicente “giustiziere del Duce”, ma il MSI ha sempre declinato la proposta!!!!
    Sarei stato curioso di vedere come si sarebbe comportato il PCI se Kruscev o Breznev gli avessero dettato qualcosa di simile nei confronti di qualcuno della destra italiana.

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