. Delegazione a celebrazioni caduta. Rauti (): grazie a evitato silenzio da negazionismo comunista

Si è conclusa la visita istituzionale di Fratelli d’Italia a Berlino, in occasione del trentennale della caduta del Muro. La delegazione parlamentare, composta dalla senatrice Rauti e dai colleghi  deputati Mollicone, Osnato e Rotelli, ha incontrato venerdì pomeriggio l’Ambasciatore italiano in Germania Mattiolo e, nella giornata di sabato, ha partecipato ad alcuni eventi celebrativi organizzati in città. La delegazione parlamentare di Fratelli d’Italia e quella dei giovani di “”, hanno deposto una corona di fiori, presso la “Finestra della Memoria ” che ricorda le vittime cadute nel tentativo di scavalcare l’odiato Muro. Inoltre, la folta rappresentanza di  si è trattenuta nell’area del Memorial – delimitata dall’unica porzione del muro conservata – per collegarsi ai numerosi eventi organizzati in Italia, in particolare con quello in corso in contemporanea  a Milano con e Carlo Fidanza ed i parlamentari lombardi.
“Se non ci fosse stato – ha dichiarato Isabella Rauti – con le sue iniziative parlamentari e i numerosi eventi esterni il trentennale sarebbe passato quasi sotto silenzio, vittima di un pervicace negazionismo dell’oppressione dei regimi e dei totalitarismi comunisti. Al globalismo del politicamente corretto ‘sfugge’ che il Muro è stato voluto dalla dittatura comunista della Repubblica Democratica Tedesca, ed è stato per 28 anni il simbolo della cortina di ferro, della logica spartitoria di Yalta, della guerra fredda e della divisione della Germania, dell ‘Europa e del mondo e che si è identificato con l’oppressione dei popoli dell’Europa orientale. La storia del Muro va contestualizzata con
le rivolte del popolo ungherese del ’56 , con la ‘primavera di Praga’, con i fermenti dei cantieri di Danzica, con la nascita di Solidarnosc e con la storia della dissidenza , da Solženicyn ai tanti protagonisti meno noti o rimasti addirittura sconosciuti. Cadeva il muro e nasceva il protagonismo dei popoli europei e non vogliamo arrenderci ad una costruzione europea che sacrifica la sua storia comune di civiltà e cultura sull’altare del mercato e della tecnocrazia”.
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